L’abbraccio in una bolla per non sentirsi mai più soli

abbraccio in una bolla

Ci sono emozioni che non hanno confini. E abbracci che scaldano l’anima, aiutando anche chi si trova costretto a dover rinunciare al contatto stretto con i propri cari.
A Castelfranco Veneto, per gli ospiti del Centro Anziani Domenico Sartor, nonostante la pandemia in corso, infatti, non è più tempo di distanziamento dai propri cari.
Le immagini dei loro incontri hanno fatto il giro d’Italia in questi giorni, regalando emozioni anche a chi un genitore in salute con cui interagire direttamente ce l’ha ancora a casa.
Ci sono stati anni in cui si è teorizzato su una società moderna altamente individuale, in cui i rapporti sarebbero diventati meccanici e artificiali. Il sociologo Zygmunt Bauman aveva introdotto la definizione di mondo liquido, alludendo a una realtà in cui l’empatia tra gli esseri umani scivola e svanisce, facendosi, appunto, liquida.

La tecnologia al servizio della sensibilità

Ma le immagini delle famiglie coinvolte nel progetto “Emozioni senza confini: esperienze sensoriali che arrivano al cuore” promosse dal centro di Castelfranco sembrano sfatare questa denuncia della fragilità dei legami affettivi, della distanza sociale.
Paradossalmente, più ci sentiamo nostro malgrado vicini a una rappresentazione quale quella del quadro “Gli amanti” (1928) di Magritte, dove due innamorati si scambiano un bacio separati da un velo che li divide, più l’immagine di una vecchia madre e di un figlio che si abbracciano in una bolla morbida e trasparente ci fa sentire privi di veli e di difese emotive.

L’iniziativa tenta per la prima volta in Italia di fornire una soluzione alle famiglie che vogliono poter avere un contatto più diretto con i loro cari in una struttura per anziani.
Non basta sentire i propri genitori o nonni per telefono e in videochiamata. C’è bisogno di poterli stringere a sé e di dar loro forza in un momento in cui si possono sentire tragicamente soli.
La soluzione per permetterlo l’ha data la tecnologia.

Il contatto fisico “è un bisogno primario”

Grazie alla realizzazione di 12 postazioni all’interno del Salone delle Rose, le visite da parte dei familiari agli ospiti della Struttura sono tornate a soddisfare quello che la direzione definisce nel progetto un “bisogno primario”.
Le 12 postazioni sono separate tra loro da dei divisori in policarbonato per garantire la privacy e il distanziamento.
Sono dotate di guanti per consentire il contatto fisico e di un sistema di cuffie con microfono integrato per permettere la comunicazione.
Nell’ambiente è garantito il ricambio d’aria e sono stati installati dei sistemi di sanificazione ad ozono e fotocatalitici per una costante igienizzazione degli ambienti.

Centro Anziani Domenico Sartor
Centro anziani Domenico Sartor, Castelfranco Veneto

Le due aree principali del progetto

Due sono le aree adibite al progetto.
La prima, intitolata “emozioni dell’abbraccio”, è lo spazio che consente l’abbraccio in tutta sicurezza tra gli ospiti e i loro familiari, all’interno di una bolla trasparente realizzata con un materiale protettivo certificato, innovativo e resistente, ma, al contempo, morbido ed avvolgente.
La seconda area,  “emozioni dell’incontro”, presenta due poltrone posizionate a distanza di sicurezza.
I familiari per potervi accedere e incontrare i loro cari dovranno attenersi a quanto previsto dalla normativa vigente. C’è bisogno del contatto visivo, quello vero e proprio, senza il filtro di uno schermo.

Proprio quel velo che simboleggiava la distanza nel quadro di Magritte, diventa ciò che unisce, garantendo la massima sicurezza per evitare contagi.
Sembra una contraddizione: in un momento dove si cerca di evitare qualsiasi tipo di contatto, è invece necessario il conforto di un abbraccio per andare avanti.

Un abbraccio fa star bene

Il Centro anziani Domenico Sartor di Castelfranco Veneto utilizza l’abbraccio come una vera e propria terapia: il corpo produce sostanze in grado di dare benessere (endorfine, serotonina e ossitocina) che entrano in circolo portando il buonumore. Durante il contatto fisico aumentano le difese immunitarie e si riducono i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress. Inoltre, viene stimolata la circolazione sanguigna e la produzione di emoglobina, che trasporta l’ossigeno ai tessuti. Mentre due persone si abbracciano, avviene una specie di sincronizzazione a livello cerebrale e cardiaco, i tracciati divengono via via analoghi fino a sovrapporsi ed armonizzarsi tra loro.

Centro Anziani Domenico Sartor
Centro Anziani Domenico Sartor

Realtà virtuale e tecnologie immersive per la cura

Al centro del Salone dove si svolgono le visite è stato installato anche un enorme cubo sensoriale multimediale, che utilizza nuove “Tecnologie Immersive“ di realtà aumentata e realtà virtuale. Queste tecnologie puntano a fornire stimoli multisensoriali talmente realistici da replicare gli input del mondo reale e far credere a chi guarda di stare veramente vivendo quell’esperienza. Tramite il cubo è possibile visitare una città d’arte o un museo, ascoltare un concerto come se si fosse all’interno di un teatro, camminare virtualmente per le vie di Castelfranco e “fare ritorno” nel proprio paese d’origine.

L’esperienza d’immersione nella realtà virtuale fornisce la possibilità di creare un ponte ancor più concreto tra gli anziani e le loro famiglie: i familiari, infatti potranno fornire i video ed immagini da far vedere agli ospiti all’interno del cubo multimediale. Non solo, l’utilizzo di sistemi ibridi analogico-digitali e sensori per il tracking delle mani e del corpo, coinvolgono il soggetto in maniera attiva e positiva.
Lo studio che sta dietro al progetto è stato svolto in collaborazione con l’Università di Padova.

 

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1 commento su “L’abbraccio in una bolla per non sentirsi mai più soli”

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