Dalle case alle aule, il tabellone che insegna a evitare i pericoli quotidiani conquista i bambini e prova a cambiare le abitudini delle famiglie
La prevenzione si impara. Ma non sempre a veicolarne la conoscenza è utile siano divieti e raccomandazioni.
A Venezia si affida a carte da pescare e stanze da esplorare, alla condivisione e al gioco.
Accade in ben 142 scuole primarie che, per insegnare a prevenire gli incidenti domestici, hanno adottato Ca’ Bimbo, un gioco da tavolo – creato dall’Ulss 3 Serenissima con Fondazione di Venezia e Clementoni- che si sta trasformando in uno strumento didattico mettendo insieme sanità, scuola e famiglie.
Il risultato è un’educazione alla sicurezza che entra nelle classi, si infila negli zaini, arriva a casa e continua tra una partita e l’altra.

Ogni mese, un bambino elitrasportato in codice rosso
Dietro l’idea c’è una realtà molto meno leggera del gioco che la racconta.
Gli incidenti domestici continuano a rappresentare una delle principali cause di accesso al Pronto soccorso per i più piccoli.
Nel solo territorio veneziano, oltre 1.200 bambini in un anno sono finiti in ospedale per episodi avvenuti tra le mura di casa. Alcuni casi richiedono interventi complessi, altri diventano emergenze. Ogni mese, in media, un bambino viene elitrasportato in codice rosso.
I dati raccontano una quotidianità fatta di rischi invisibili: scale, prese elettriche, detersivi, spigoli. E’ nato da queste considerazioni Ca’ Bimbo. E dalla consapevolezza che non bisogna attendere l’incidente, che lo si può evitare rendendo consapevoli gli stessi bambini.
Un palazzo veneziano pieno di insidie
Dentro Ca’ Bimbo c’è una casa che assomiglia a tante altre, ma anche un po’ a Venezia stessa.
Un palazzo immaginario, Ca’ Bimbo appunto, illustrato con uno stile fiabesco, dove ogni stanza nasconde un potenziale pericolo.
Il tabellone diventa una mappa da attraversare, le 112 carte introducono situazioni concrete, il vademecum traduce il gioco in comportamenti reali. Non si tratta solo di riconoscere il rischio, ma di imparare cosa fare.
Trasformando un concetto astratto come la prevenzione in qualcosa di tangibile che consente ai bambini di costruire esperienza.

La scuola come acceleratore
L’ingresso nelle scuole segna il vero cambio di scala.
Dopo la distribuzione alle famiglie e alle coppie in attesa, il gioco veneziano, in città è diventato parte della quotidianità educativa intrecciandosi con l’educazione civica e creando un ponte diretto con le famiglie.
La prima consegna, all’istituto Renier Michiel di Dorsoduro, ha avuto anche un valore simbolico: segnare l’inizio di una diffusione capillare che rende Venezia una sorta di laboratorio in un nuovo ambito legato all’infanzia.
Un progetto corale che parla semplice
Dietro Ca’ Bimbo c’è una costruzione complessa: Ulss 3 Serenissima, Fondazione di Venezia, Clementoni e un comitato scientifico multidisciplinare che ha validato ogni contenuto.

Ma ciò che arriva ai bambini è estremamente semplice. Un gioco.
Il progetto, nato in laguna, ha già l’ambizione di uscire dai suoi confini. Ma oggi resta un unicum: una città intera che decide di insegnare la prevenzione ai più piccoli utilizzando lo stesso linguaggio.




