Booking.com al centro dei controlli della Commissione su inserzioni fraudolente, phishing e pubblicità non chiaramente identificabili
Grazie alla digitalizzazione, viaggiare è sempre più facile. Affidarsi ai servizi di prenotazione online, però, comporta sempre dei rischi. Che possono rovinare la vacanza, ma non solo. Proprio per questi motivi, la Commissione Europea ha deciso di avviare un procedimento formale per individuare eventuali violazioni del regolamento sui servizi digitali da parte di Booking.com, una delle principali piattaforme utilizzate dai turisti.
Il passo compiuto dall’Unione Europea fa seguito alle indagini preliminari e alle richieste di informazioni presentate già lo scorso anno a Booking.com. È dunque precedente alla vicenda di cui si sono occupate le cronache negli ultimi giorni, culminata con una denuncia alla Polizia postale. Un caso che, comunque, è un chiaro esempio di cosa può succedere quando gli hacker si riescono a intromettere nel sistema di prenotazioni turistiche in rete.
Il caso dell’albergo veneziano
Protagonista involontario della storia è un albergo veneziano nei pressi della centralissima Piazza San Marco, l’Antigo Trovatore, che ha iniziato a ricevere in poche ore migliaia di prenotazioni provenienti da tutta Europa. Quando però i clienti sono arrivati alla reception hanno avuto una brutta sorpresa: l’albergo ha solo 25 stanze. Troppo poche per ospitare i circa 2-3 mila turisti che si sono presentati e, alla fine, hanno dovuto trovare un’altra sistemazione.
Nella ricostruzione degli albergatori, a loro volta andati in tilt per il flusso di visitatori e per l’impossibilità di contattare gli utenti, la situazione si sarebbe venuta a creare per un attacco informatico con il quale sono state alterate le tariffe pubblicate online, proponendo prezzi irrisori. Perché, pur trattandosi di un hotel a 3 stelle, una notte ad appena 15 o anche 50 euro è oggettivamente fuori mercato per una location che normalmente le offre a tariffe tra i 150 e i 300.

L’indagine di Bruxelles su Booking.com
Annunciando l’avvio del procedimento, la vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia dell’Ue, Henna Virkkunen, ha dichiarato: “I cittadini europei dovrebbero essere in grado di prenotare le loro vacanze senza timore di essere truffati. La legge sui servizi digitali stabilisce obblighi chiari per le piattaforme al fine di affrontare questi rischi e dobbiamo garantire che la principale piattaforma di prenotazione in Europa prenda sul serio tali responsabilità”.
Al centro delle valutazioni c’è la possibilità che Booking.com possa aver violato il regolamento sui servizi digitali, non avendo verificato con la dovuta diligenza o attenuato efficacemente i rischi relativi ad annunci fraudolenti e truffe di phishing. La piattaforma potrebbe inoltre aver violato le norme sulla trasparenza, non indicando chiaramente come pubblicità gli annunci dei fornitori che avevano pagato una commissione più elevata per ottenere un posizionamento più elevato nei risultati di ricerca mostrati agli utenti.
Il diritto dell’utente
Per ogni annuncio, gli utenti devono infatti facilmente poter vedere chi c’è dietro, chi lo ha pagato, perché lo stanno vedendo, ma anche poter sapere come modificare le impostazioni che determinano quali annunci vedono. Capire quando e per conto di chi viene mostrato un annuncio è infatti considerato a tutti gli effetti, dal regolamento europeo dei servizi digitali, un vero e proprio diritto dell’utente.
Per quanto riguarda il settore delle inserzioni fraudolente, l’indagine esaminerà invece tra l’altro le attività svolte per il contrasto di annunci falsi, come quelli su proprietà inesistenti, frodi di impersonificazione e offerte di alloggio non conformi. Quanto al phishing, ci si concentrerà in particolare sul modo in cui i dati delle prenotazioni e degli ospiti vengono condivisi con i fornitori di alloggi e sulla progettazione e il funzionamento del servizio di messaggistica.
Alberto Minazzi



