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“Glasstress 2026”: il vetro contemporaneo svela le sue potenzialità espressive

“Glasstress 2026”: il vetro contemporaneo svela le sue potenzialità espressive
Weiwei

A Venezia fino al 22 novembre a Ca’ Tron e nella Fondazione Berengo Art Space, a Murano, è protagonista il progetto internazionale dedicato alla sperimentazione contemporanea con questa materia

Sono 65 gli artisti internazionali che si sono uniti ai maestri vetrai veneziani per esplorare nuove e inedite frontiere creative del vetro, materia che fa parte da sempre della storia del capoluogo lagunare e della sua splendida isola di Murano, dove la tradizione si tramanda da secoli di generazione in generazione.
Fino al 22 novembre è possibile visitare a Ca’ Tron e nella Fondazione Berengo Art Space di Murano la nuova edizione di “Glasstress”, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati alla sperimentazione del vetro contemporaneo, materia che mai finisce di sorprendere per le sue potenzialità espressive che raggiungono l’apice quando a trasformarla sono artisti di fama mondiale quali, solo per citarne alcuni, Ai Weiwei, Tony Cragg, Paul McCarthy, Judy Chicago, Jan Fabre, Sean Scully, Jaume Plensa e Thomas Schütte.

GLASSTRESS
Installation view GLASSTRESS @Francesco Allegretto

Artisti internazionali che trasformano la materia

“Glasstress 2026” è stata ideata nel 2009 da Adriano Berengo come evento collaterale della Biennale di Venezia, un appuntamento che è cresciuto negli anni diventando un punto di riferimento per l’esplorazione delle potenzialità espressive del vetro contemporaneo. Tra design, scultura, installazioni immersive e performance, la mostra incanta i visitatori con opere inedite.
Tra i 65 artisti che espongono nelle due sedi, figurano tra gli altri protagonisti assoluti della scena contemporanea come Ai Weiwei, che da anni intreccia ricerca artistica, memoria e critica politica; Judy Chicago, pioniera dell’arte femminista e Cornelia Parker, nota per la capacità di trasformare oggetti e materiali in immagini di sorprendente intensità. Accanto a loro, la giapponese Chiharu Shiota, celebre per le sue installazioni immersive dedicate alla memoria e all’assenza; la scultrice Karen LaMonte, da tempo impegnata in una personale esplorazione delle possibilità del vetro, e Laure Prouvost, artista capace di mescolare racconto, immagine e immaginazione in opere imprevedibili.

GLASSTRESS
Laure Prouvost @ Francesco Allegretto

E ancora si possono ammirare i lavori di Tony Cragg, uno dei grandi scultori britannici della sua generazione, il cui lavoro mette continuamente in discussione il confine tra oggetto, scultura e percezione.
Jan Fabre è artista totale e figura tra le più provocatorie della scena europea. Ha costruito un universo popolato da corpi, metamorfosi, morte e simboli. Il suo rapporto con materiali preziosi e fragili, vetro compreso, si inserisce perfettamente nella sua poetica ambigua e visionaria.
Paul McCarthy e invece tra i protagonisti più radicali dell’arte americana contemporanea. Ha fatto della provocazione, dell’eccesso e della deformazione della cultura popolare il centro della propria ricerca. Il suo lavoro gioca spesso sul confine tra attrazione e repulsione, grottesco e spettacolare.

GLASSTRESS
Paul McCarthy @ Francesco Allegretto

Il nuovo linguaggio del vetro

Seguendo il percorso espositivo le opere evidenziano una stretta connessione tra arte e tecnica dove il materiale protagonista, il vetro, ridefinisce la percezione visiva con la sua intrinseca trasparenza e l’interazione con la luce.
Proprio attraverso la molteplicità delle visioni proposte, la mostra, curata da Adriano Berengo, Joanna de Vos e Umberto Croppi, offre l’opportunità di esplorare le diverse tecniche di lavorazione e le infinite declinazioni alle quali il materiale si presta.

GLASSTRESS
Erwin Wurm

Tra passato e futuro

“Sono particolarmente orgoglioso che con questa edizione siamo riusciti a riunire così tante nuove e interessanti voci dell’arte contemporanea, invitandole a sperimentare con il vetro. Il sogno di mostrare al pubblico l’immensa ricchezza espressiva di questa materia – sottolinea Adriano Berengo – ha superato ogni aspettativa. A Murano si trova la Fondazione Berengo Art Space, un luogo unico nel quale si dialoga con le origini stesse della fornace, mentre a Cà Tron, dove prenderà il via una collaborazione con l’Università Iuav di Venezia, l’arte contemporanea invade gli ambienti storici, dialogando e al tempo stesso contrapponendosi alle pareti affrescate e ai pavimenti decorati. Possiamo imparare molto dal passato, ma mai dobbiamo dimenticare di guardare al futuro”.

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