Due secoli di storia, tre palazzi affacciati sulla laguna e un restauro che non cancella il passato ma lo illumina
John Ruskin, lo scrittore e critico inglese autore di Le pietre di Venezia, ci tornava continuamente. Diceva che nessun altro luogo riusciva a raccontare Venezia come questo palazzo.
E forse aveva ragione, perché continua a farlo anche oggi, nonostante nel tempo sia stato sottoposto a più interventi di restauro.
L’ultimo, sotto la gestione Four Seasons, (la proprietà resta al Gruppo Statuto), porta la firma del francese Pierre-Yves Rochon, tra i più importanti interior designer dell’hotellerie internazionale, autore di alcuni dei Four Seasons più iconici al mondo, da Parigi a Firenze, da Milano a Cap-Ferrat ed è appena stato completato nella parte che ha interessato Palazzo Dandolo, il cuore quattrocentesco dell’hotel, e Palazzo Casa Nuova, antica sede del Tesoro della Serenissima.

La terza e ultima fase dei lavori, quella che interesserà Palazzo Danieli Excelsior, si concluderà nel 2027, quando l’albergo arriverà a 176 tra camere e suite.
Nel frattempo, il celebre Hotel riapre in vista della Mostra del Cinema di Venezia.
Pierre-Yves Rochon: luce profondità e armonia
E non sembrerà molto diverso da com’era ai tempi di Ruskin.
A Palazzo Dandolo e Casa Nuova, il lusso contemporaneo entra infatti in punta di piedi.
Ci sono più tecnologia, una grande spa con sauna e hammam e camere più ampie.
Ma la magia è la stessa che ha fatto innamorare artisti, re e divi di Hollywood.
Nel soffitto della hall, il ricamo di dorature, azzurri e motivi a quadrifoglio è tornato a splendere sopra il grande atrio gotico. Le colonne quattrocentesche hanno recuperato il colore originario e i pavimenti alla veneziana sono rimasti inalterati al loro posto. I tessuti continuano a uscire dagli storici laboratori artigianali Rubelli. I lampadari parlano ancora la lingua dei maestri del vetro di Murano. Perfino i colori sembrano appartenere più alla laguna che a una tavolozza: verde celadon, azzurri lattiginosi, terracotta, ocra, rosa cipria. È Venezia tradotta in interior design.

Più contemporaneo nei servizi, intatto nello spirito
Le camere sono state ripensate per offrire spazi più generosi.
Le tende ora si aprono con un comando, la luce cambia intensità seguendo l’atmosfera desiderata, il clima si regola in modo intelligente.
E poi c’è lei, la Terrazza Danieli. Da sempre uno dei balconi più spettacolari del mondo, oggi si presenta con una tavolozza di toni pastello e leggere sfumature dorate che sembrano rubate ai tramonti sul Bacino di San Marco.
La vista è la stessa che incantava i viaggiatori dell’Ottocento. Cambiano i dettagli, non l’emozione.
Cinquecento anni di storia racchiusi in un indirizzo
Tra i palazzi veneziani, il Danieli, uno dei simboli dell’architettura della città, è forse quello che ha più emozioni da raccontare.
La sua storia comincia molto prima dell’albergo.
Palazzo Dandolo risale al 1471, quando fu fatto costruire dalla famiglia di cui porta il nome, una delle più potenti della Repubblica di Venezia: Enrico Dandolo fu il doge che, ormai novantenne e quasi cieco, guidò la quarta crociata e conquistò Costantinopoli nel 1204.
Quando nel XIX secolo, il destino del palazzo cambiò.
Era il 1822 Giuseppe Dal Niel intuì che quella magnificenza poteva diventare ospitalità.
Nacque così l’Hotel Reale. Un nome ufficiale che durò poco e che pochi conoscono.
I veneziani preferirono infatti chiamarlo fin da subito con il cognome del proprietario, trasformando Dal Niel in Danieli.

Un signore che non sapeva leggere né scrivere e firmava gli atti con una croce. Ma che aveva un grande spirito imprenditoriale e che comprò il secondo piano nobile del palazzo trasformandolo in un albergo.
Da quel momento, il palazzo ha continuato a crescere. Prima il primo piano, poi Casa Nuova, infine il Danieli Excelsior, costruito nel secondo dopoguerra. Oggi sono tre edifici appartenenti a epoche diverse, uniti da passaggi sospesi che sembrano cucire insieme oltre cinque secoli di storia.
La stanza numero 10 e l’amore più scandaloso dell’Ottocento
Le storiche colonne di marmo rosa dell’Hotel Danieli hanno accolto nobili veneziani, diplomatici, scrittori e artisti in cerca d’ispirazione, attrici avvolte nei loro cappotti di seta.
Lo scalone monumentale ha accompagnato generazioni di ospiti verso camere dove, spesso, il confine tra vita privata e leggenda si è fatto sottilissimo.
Nel lungo elenco degli ospiti illustri del Danieli, alcuni nomi appartengono alla più alta letteratura. Ma hanno dato scandalo.
George Sand arrivò a Venezia nel 1833 insieme al poeta Alfred de Musset.
Erano giovani, celebri e inquieti. La loro relazione fece scalpore nella società dell’epoca: erano due spiriti ribelli, incapaci di vivere secondo le regole. Entrarono a far parte delle cronache.
E la stanza numero 10 del Danieli diventò uno dei luoghi simbolici della loro passione tormentata.
La loro storia veneziana fu breve e drammatica. Musset si ammalò e la relazione finì tra gelosie e incomprensioni. George Sand avrebbe poi trasformato quell’esperienza in materiale letterario, lasciando al Danieli una delle sue prime grandi leggende.
D’Annunzio, Duse e gli amori nascosti dietro le tende
Il Danieli è stato anche il luogo di passioni più discrete.
Fu il rifugio d’amore tra il Vate, il poeta Gabriele D’Annunzio ed Eleonora Duse, la grande attrice con cui visse una relazione intensa e tormentata.

La loro storia apparteneva al mondo del teatro, dell’arte e della sensualità.
E l’Hotel Danieli era il palcoscenico perfetto con la sua eleganza, il suo mistero e il suo velato senso di decadenza.
Il primo incontro tra Onassis e Maria Callas
Anche una delle più celebri coppie del Novecento ha un capitolo veneziano.
Aristotele Onassis e Maria Callas si incontrarono proprio qui.
Lui era l’armatore greco destinato a diventare uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo.
Lei era già una leggenda della lirica, una voce capace di riempire i teatri e trasformare ogni interpretazione in un evento.
La loro storia avrebbe attraversato anni di passione, crisi e dolore.
Ma il primo capitolo porta ancora l’indirizzo del Danieli.

Ruskin, Wagner e gli artisti innamorati di Venezia
Il Danieli è stato anche una calamita per gli artisti.
John Ruskin tornava continuamente in laguna.
Per lui Venezia non era soltanto una città: era una civiltà perduta, un’opera d’arte costruita sull’acqua.
E il Danieli era uno dei luoghi dove quella bellezza sembrava ancora intatta.
Anche Richard Wagner fu uno degli ospiti dell’Hotel Danieli.
Il compositore arrivò qui nel 1880, quando Venezia era già diventata il rifugio degli artisti europei in cerca di bellezza e malinconia. Sarebbe rimasto poco, prima di trasferirsi a Palazzo Vendramin Calergi, ma abbastanza per aggiungere il proprio nome alla lunga galleria di anime celebri passate sotto i soffitti dorati di Palazzo Dandolo.

Dal cinema alla leggenda mondiale
Nel Novecento il Danieli aggiunge un altro capitolo alla propria storia: quello del cinema.
Le sue sale, i suoi corridoi e le sue finestre sulla laguna sono diventati set naturali.
Qui Sean Connery ha interpretato James Bond in Dalla Russia con amore.
Roger Moore è tornato per Moonraker.
Daniel Craig ha attraversato gli stessi ambienti nel ruolo di 007 in Casino Royale. Più recentemente Angelina Jolie e Johnny Depp hanno trasformato il Danieli nel cuore elegante e malinconico de The Tourist.



