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30 anni di ricerca del VIMM in mostra a Padova

30 anni di ricerca del VIMM in mostra a Padova

Il Veneto Institute of Molecular medicine VIMM celebra l’anniversario della sua fondazione con una mostra originale sul rapporto tra scienza e arte

Il colpo d’occhio è curioso e insolito: opere di artisti contemporanei si intrecciano con immagini anatomiche, ricostruzioni digitali e visualizzazioni scientifiche generate dalle più avanzate tecnologie di ricerca. Le straordinarie immagini realizzate nei laboratori dell’Istituto Veneto di Medicina Molecolare svelano strutture cellulari, reti neuronali e geometrie del vivente, in un dialogo continuo tra arte e scienza.
Tutto questo è la mostra “La terra è blu come un’arancia. Il mistero della ricerca” che ha preso il via nel Museo della Natura e dell’Uomo dell’Università di Padova e che si potrà visitare fino al 30 settembre 2026.

Damien Hirst, Beautiful Shiva, Delirium Painting, 2007. Christie’s Images Limited
(Collezione privata)

Cosa lega scienza e arte

L’esposizione parte dalla considerazione che l’arte e la scienza condividano una stessa tensione verso l’invisibile e una medesima necessità di dare forma al mistero del reale.  E’ nata in occasione del trentesimo anniversario del VIMM, diventato nel tempo un centro di ricerca di eccellenza riconosciuto in tutto il mondo con i suoi circa 300 ricercatori che lavorano nell’ambito di gruppi clinici specializzati in quattro macroaree ovvero cervello e sistema nervoso; fisiopatologia e rigenerazione muscolare; oncologia avanzata; metabolismo, medicina rigenerativa e tecnologie innovative.

Come spiega il curatore e storico dell’arte Sylvain Bellenger, “La terra è blu come un’arancia. Il mistero della ricerca”, evoca già nel titolo la capacità della ricerca scientifica e dell’arte di superare le evidenze immediate del reale per aprire nuove frontiere di comprensione del mondo. “La conoscenza – sottolinea Bellenger – non nasce soltanto dalla dimostrazione razionale, ma anche dall’intuizione, dalla sensibilità e dalla capacità di immaginare ciò che ancora non vediamo. La verità scientifica e la verità poetica sono due modi complementari di interrogare il mistero del vivente”.

Sylvain Bellenger

L’immagine per costruire conoscenza

Il percorso espositivo della mostra vuole proprio indagare il rapporto tra scienza e arte attraverso una trentina di opere. Tra queste vi sono immagini scientifiche del VIMM che, come precisa la presidente della Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata VIMM Giustina Destro, spesso restano nascose in laboratorio, mentre così possono comunicare e rendere visibile il messaggio proprio della ricerca scientifica. Con la sua bellezza, la poesia, le forme e i colori delle scoperte che si fanno ogni giorno nel Centro. Un’esposizione che dunque invita ad esplorare il rapporto tra arte e scienza proprio attraverso la bellezza delle immagini e la forza creativa che accomuna le due parti. La verità scientifica e la verità poetica non si oppongono, bensì entrambe cercano di comprendere il mondo attraverso intuizioni, ipotesi e visioni. D’altra parte dalla pittura alla microscopia,  dall’anatomia alle tecnologie digitali, l’immagine è uno degli strumenti fondamentali attraverso cui l’umanità costruisce conoscenza. Se la scienza osserva, misura e interpreta il vivente, l’arte ne rivela la dimensione sensibile, emotiva e immaginaria.

VIMM
Cecilia Laterza (PI VIMM) -Riparare il cervello ingegnerizzando le cellule immunitarie, 10 giugno 2025

Un viaggio immersivo tra immagini, materia e luce

La mostra evidenzia come curiosità, intuizione, disciplina e immaginazione siano strumenti condivisi tanto dal ricercatore quanto dall’artista e come entrambi esplorino il mondo non per dominarlo ma per renderne percepibile la complessità.
Alla selezione delle 30 opere che si possono vedere negli spazi del Museo della Natura e dell’Uomo si aggiunge un’installazione multimediale site specific realizzata dall’artista Stefano Gargiulo di Kaos Produzioni. L’opera crea un dialogo tra la pittura informale e astratta di Alberto Burri, Lucio Fontana, Bernard Schultze, Jean Fautrier e Vasilij Kandinskij con il mistero spirituale dei finti marmi di Giotto.
In queste superfici dipinte, la materia simulata apre già uno spazio di contemplazione vicino all’astrazione. Inoltre sono messe in relazione con le strutture luminose e vibranti provenienti dalla ricerca medica contemporanea e realizzate dagli stessi ricercatori. Le immagini e la musica si sviluppano in un racconto poetico e onirico ampliando i confini della scienza e dell’arte al campo dell’immaginario.

Silvia Bolognini

 

 

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