I risultati delle verifiche dell’Oms sulla nave da crociera, che sabato arriverà a Tenerife, mentre sono emersi un caso anche in Svizzera e uno in Olanda
Adesso c’è la conferma, arrivata dopo i test preliminari condotti dall’Oms: il ceppo dell’hantavirus che ha provocato il focolaio a bordo della nave MV Hondius è il cosiddetto “Andes”. Ovvero l’unica, rara forma del virus che è in grado di trasmettersi anche da uomo a uomo.
Cresce dunque ulteriormente l’attenzione, nella comunità internazionale, per la vicenda della crociera che è stata fermata al largo di Capo Verde dopo gli 8 casi di infezione rilevati, 3 dei quali (una coppia olandese e una donna tedesca) conclusi con il decesso del paziente.
Intanto, mentre è stato definito il piano di rientro, con il previsto arrivo a Tenerife nella giornata di sabato, per poi passare con le operazioni di rimpatrio dalle Canarie nelle patrie d’origine delle quasi 150 persone ancora a bordo, è arrivata la preoccupante notizia di un ex passeggero ricoverato in un ospedale universitario di Zurigo e di una hostess di volo ricoverata in Olanda.
Virus Andes: l’invito alla cautela dell’Oms
L’hantavirus viene trasmesso solitamente all’uomo dai roditori, con un periodo di incubazione di circa 45 giorni.
Dei suoi 38 ceppi noti, l’unico in grado di trasmettersi per via interumana è infatti proprio Andes, presente soprattutto in Argentina e Cile. Ma il ministro della Salute del Sudafrica, Aaron Motsoaledi, dando a una commissione parlamentare la notizia dell’esito dei test condotti sui pazienti della MV Hondius infetti, ha ricordato anche che “una trasmissione di questo tipo è molto rara e si verifica solo a causa di un contatto molto ravvicinato tra persone”.

L’Oms ha ammesso il sospetto che, nel caso specifico, sia avvenuta questa inconsueta forma di trasmissione. Al tempo stesso, comunque, il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha spiegato come la situazione sia diversa da quella verificatasi all’inizio della pandemia di Covid, con un basso rischio per il resto del mondo. E, non a caso, non ha ritenuto necessario convocare il comitato d’emergenza, pur confermando che, per poter rispondere efficacemente, è una corsa contro il tempo e si sono già tenuti diversi incontri di coordinamento.
Le mosse sanitarie
Intanto, è stato avviato dalle autorità sudafricane il tracciamento degli 82 passeggeri e dei 6 membri dell’equipaggio a bordo del volo che ha portato a Johannesburg, dove poi è deceduta, la moglie della prima vittima, la cui salma è stata invece trasportata a Sant’Elena. Dove, secondo un passeggero spagnolo, sarebbero anche sbarcati e rientrati in patria senza controlli 23 persone. Si stanno rintracciando poi le persone presenti all’aeroporto e all’ospedale all’arrivo della donna. Ne sarebbero già state localizzate 42 delle 62 a rischio, operatori sanitari compresi, risultate tutte negative.
Sono state anche evacuate in sicurezza dalla nave, e trasferite in ospedali europei specializzati, le 3 persone (2 membri dell’equipaggio sintomatici e un contatto ad alto rischio) ancora a bordo. “Continueremo a monitorare e assistere le persone a bordo, oltre che la situazione all’esterno”, ha assicurato Ghebreyesus. Un monitoraggio è in atto anche in Svizzera, dove è ricoverato un uomo sceso dalla nave in occasione della tappa di Sant’Elena e poi rientrato in patria non si sa ancora come e quando. Sua moglie, pur senza sintomi, è ora in autoisolamento precauzionale.

L’origine del contagio
Proseguono, in parallelo, anche le indagini per scoprire come l’hantavirus sia arrivato a bordo della nave da crociera. Come è stato ricostruito dalle autorità sanitarie argentine, il “paziente zero, ovvero la coppia di passeggeri olandesi deceduti, aveva viaggiato per diversi mesi tra Argentina, Cile e Uruguay, facendo ritorno in Argentina a fine marzo. Una delle ipotesi al vaglio è che il contatto con i topi e il conseguente contagio possa essere avvenuto dopo un‘escursione di birdwatching fatta da una coppia in una discarica a Ushuaia, in Argentina.
Il Ministero della Salute argentino sottolinea però che non ci sono ancora conferme in merito. L’origine del focolaio, insomma, potrebbe essere anche esterna all’Argentina, anche in considerazione del fatto che le autorità sottolineano come la provincia della Terra del Fuoco, da dove è salpata la MV Hondius, “non ha segnalato alcun caso di hantavirus dall’introduzione della notifica obbligatoria nel 1996”. L’esposizione iniziale al virus, dunque, potrebbe essere avvenuta anche in una delle isole in cui ha fatto tappa la crociera.
Il rientro verso le Canarie
Per garantire l’assistenza e monitorare la situazione sanitaria, a bordo della MV Hondius è già salito personale medico dell’Oms e, nelle prossime ore, saranno imbarcati anche 2 medici specialisti in malattie infettive. Questi resteranno nella nave per l’intero trasferimento da Capo Verde alle Canarie, durante il quale i passeggeri continueranno a restare isolati nelle proprie cabile. Nonostante l’opposizione manifestata nelle scorse ore dal governatore delle isole, il Governo spagnolo ha infatti accolto la richiesta avanzata dall’armatore di trasferire la nave a Granadilla.
Il ministro della Salute spagnolo, Monica Garcia, ha assicurato che l’arrivo della nave “non rappresenterà alcun rischio per la popolazione”, precisando anche che i 14 cittadini spagnoli a bordo saranno trasferiti in aereo in un ospedale di Madrid dove effettueranno la quarantena, mentre i non spagnoli, di altre 21 nazionalità, saranno rimpatriati nel proprio Paese. Al riguardo, il Ministero della Salute italiano ha confermato che non ci sono italiani a bordo, comunicando che, comunque, la situazione è monitorata anche nel nostro Paese e sono stati allertati gli uffici di frontiera.

Le riflessioni degli esperti italiani
Il caso-hantavirus sta del resto interrogando anche la comunità scientifica italiana.
L’infettivologo Matteo Bassetti, per esempio, ha dichiarato di credere che “di questo virus ne sentiremo parlare ancora, anche al di fuori della nave da crociera”. “Il problema si allarga – motiva la considerazione – visto che alcuni passeggeri contagiosi hanno viaggiato su aerei e altri mezzi”.
Il virologo Roberto Burioni guarda con preoccupazione soprattutto al caso svizzero: “Il discorso si complica”, afferma.
E il microbiologo Marco Zambianchi scrive su Facebook: “Oggi c’è qualcosa che mi preoccupa davvero tanto. È questo il motivo di maggiore inquietudine in questo momento: vedere un virus che di solito resta incatenato ai roditori mostrare di nuovo la sua capacità, seppur limitata, di passare da persona a persona in un ambiente chiuso come una nave. Questo non trasforma ancora l’Hantavirus in un pericolo pandemico globale, ma è come se quel lupo feroce avesse allentato un po’ la catena: abbastanza da farci trattenere il respiro”.
Alberto Minazzi



