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L’interruttore dell’egoismo: così il cervello può diventare altruista

L’interruttore dell’egoismo: così il cervello può diventare altruista

Uno studio mostra che l’egoismo nasce da una scarsa comunicazione tra regioni cerebrali: potenziarla con lievi stimolazioni elettriche spinge a scelte più generose

In un contesto sociale, l’altruismo è sicuramente da considerarsi un pregio. E l’egoismo un difetto.
Che tuttavia, ci dice ora la scienza, non solo non dipende dal nostro carattere ma si può anche trasformare.
La ricerca, condotta da un team della East China Normal University e pubblicata sulla rivista Plos, ha scoperto che c’è infatti una precisa base biologica che determina l’essere egoisti: la scarsa comunicazione tra regioni cerebrali.
Il lato sorprendente è che, attraverso un intervento esterno, la capacità di comunicazione tra le diverse aree del nostro cervello può cambiare, producendo conseguenze “altruistiche” nel nostro comportamento nei confronti degli altri.

Le comunicazioni interne al cervello e il “gioco del dittatore”

I ricercatori si sono concentrati in particolare sulle comunicazioni tra la zona frontale, tradizionalmente legata ai valori e al pensiero per gli altri, e quella parietale, utilizzata invece per mettere insieme le informazioni, soprattutto quando dobbiamo prendere delle decisioni.
Sono stati quindi sottoposti al “gioco del dittatore” i partecipanti all’esperimento, chiamandoli cioè a scegliere come dividere dei soldi tra se stessi e un’altra persona.
In generale, il comportamento in questo caso è diverso a seconda che la persona abbia più o meno soldi dell’estraneo. Nel secondo caso, ovvero quello di una situazione iniziale di svantaggio, la tendenza è infatti quella a essere meno generosi.

Altruisti e no: l’effetto della stimolazione cerebrale

A questo punto, utilizzando una tecnica di stimolazione basata su elettrodi e una corrente elettrica molto debole, gli scienziati hanno cercato di sincronizzare al massimo sulla stessa frequenza le differenti aree del cervello prese in considerazione. Ed è emerso che, tra i 3 tipi di stimolazione testata, quella “gamma” (incentrata su una delle frequenze più veloci utilizzate dal cervello per comunicare, usata in particolare quando vanno coordinate insieme più parti cerebrali) ha portato i soggetti a scegliere più spesso l’opzione altruistica e a dare più peso al guadagno dell’altra persona, anche a discapito del proprio. Un effetto, oltretutto, risultato più evidente proprio quando il partecipante al test era in una posizione economicamente sfavorevole. E, sottolinea lo studio, non si è trattato di comportamenti impulsivi o confusi, ma assolutamente legati a una scelta consapevole.

Le prospettive aperte dallo studio

La conclusione suggerita dai risultati dei test ai ricercatori è stata dunque che l’altruismo non dipende da una sola area del cervello, ma dalla comunicazione tra aree e, in particolare, dalla sincronizzazione “gamma” tra zona frontale e parietale.
Pur trattandosi ancora di una semplice dimostrazione sperimentale in laboratorio, l’idea che l’altruismo possa essere aumentato modificando il modo in cui il cervello coordina le informazioni potrebbe tradursi in strategie innovative anche per il trattamento di disturbi che spesso si traducono in difficoltà nella gestione delle emozioni o nel considerare gli altri come psicopatia, autismo e alessitimia. Non ancora una vera e propria “cura”, insomma, ma quantomeno l’indicazione di un diverso approccio che, partendo dall’identificazione di un nuovo modello di comunicazione tra regioni cerebrali legato alle scelte “sociali”, può potenzialmente aprire nuovi campi di esplorazione.

Alberto Minazzi

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Tag:  cervello, ricerca