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Riserve auree sepolte sotto 3 mila km di roccia

Riserve auree sepolte sotto 3 mila km di roccia

Uno studio tedesco scopre che il nucleo del nostro pianeta non è isolato e rilascia verso la superficie numerosi metalli preziosi, tra cui l’oro

Proprio oggi, 2 febbraio, la quotazione dell’oro ha registrato una brusca virata in basso dopo l’impennata degli ultimi giorni che ne aveva portato il prezzo ai massimi storici.
Al di là delle fluttuazioni tipiche dell’economia, il nobile metallo rimane comunque il simbolo della ricchezza per antonomasia, capace da sempre di scatenare la cupidigia e vere e proprie corse alla sua ricerca.
Ora sappiamo che è nel nucleo del nostro pianeta che si trovano oltre il 99,999% di delle riserve dei vari metalli preziosi, tra cui il più noto oro e il meno noto, ma non meno costoso, rutenio.
Una riserva che, provando ciò che non era possibile provare in precedenza, un team dell’Università di Gottingen ha scoperto essere parzialmente restituita in superficie, sia pure con tempi geologici lenti della durata di milioni di anni, attraverso le eruzioni dei vulcani, sfatando l’idea che il nucleo terrestre sia totalmente isolato dagli strati superiori.

oro

L’oro e i metalli preziosi  che emergono dal cuore della Terra grazie ai vulcani

È facile intuire che la scoperta dei ricercatori, pubblicata in uno studio dalla rivista Nature, ha una valenza prettamente scientifica e non economica. Le riserve auree del nucleo metallico della Terra sono infatti ben oltre il limite della portata dell’uomo, sepolte sotto 3 mila km di roccia solida.  I ricercatori tedeschi hanno analizzato con precisione le rocce vulcaniche e i basalti delle Hawaii, trovando isotopi rari di rutenio che confermano il passaggio di materiali dal nucleo verso il mantello.
Questo rutenio superficiale non proviene dal confine tra mantello e nucleo, ma da processi di diffusione più lenti, che permettono ai metalli preziosi di disperdersi nel mantello superiore.
Come spiega Nils Messling, “il materiale proveniente dal nucleo, tra cui oro e altri metalli preziosi, si sta lentamente diffondendo nel mantello terrestre sopra di esso”. Grazie alle nuove tecniche sviluppate dall’ateneo tedesco, ora è possibile osservare tracce di questi elementi che fino a pochi anni fa erano invisibili, aprendo nuove prospettive per comprendere la dinamica interna del nostro pianeta.

oro

Il non-isolamento del nucleo terrestre e le conseguenze della scoperta

Tra le conseguenze della scoperta, Matthias Willbold evidenzia il fatto che “i nostri risultati non mostrano solo che il nucleo della Terra non è così isolato come si pensava in precedenza: ora possiamo dimostrare che enormi volumi di materiale del mantello surriscaldato, diverse centinaia di quadrilioni di tonnellate metriche di roccia, hanno origine al confine nucleo-mantello e salgono sulla superficie terrestre per formare isole oceaniche come le Hawaii”. In termini scientifici, l’astratto dello studio sottolinea come “le variazioni isotopiche di rutenio indipendenti dalla massa recentemente scoperte nelle rocce antiche” indichino che “il nucleo e il mantello devono avere diverse composizioni di isotopi di rutenio”, attribuendo a questo metallo un “potenziale” per approfondire “l’interazione tra i diversi strati del pianeta”. “Resta da dimostrare se questi processi che osserviamo oggi abbiano operato anche in passato”, riprende Messling. Che poi conclude: “Le nostre scoperte aprono una prospettiva completamente nuova sull’evoluzione delle dinamiche interne del nostro pianeta natale”.

Alberto Minazzi

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