Il centro è il loro mondo e sono sempre più selettivi. Otto anni di monitoraggi e ricerche raccontano il loro cambiamento e come la convivenza sia possibile
Dopo anni di scippi da volo e improvvisi attacchi ai panini dei turisti, i gabbiani reali di Venezia mostrano una nuova tendenza: sono meno numerosi e sempre più innamorati del cuore della città, disdegnando le periferie.
Il perché è presto detto: mercati affollati, spazi aperti, attività del settore alimentare e turismo creano un ambiente ricco di opportunità.
Scelgono le zone dove il cibo è facile da reperire e il centro storico rimane per questo il loro habitat privilegiato.
Spodestati i piccioni, in poco più di un ventennio (le prime coppie sono arrivate a Venezia solo nel 2000) hanno fatto del centro il loro regno.
Ma stanno diminuendo.
Come dimostrano gli otto anni di osservazione e analisi scientifiche confluite nel documentario del Corila “Venezia e i gabbiani reali – convivere con la natura urbana”, realizzato con il supporto di Veritas, la loro popolazione mostra segni di cambiamento.
I numeri raccontano il calo
“Il monitoraggio condotto in centro storico di Venezia tra il 2018 e il 2024 ha consentito di constatare che la popolazione nidificante della specie ha registrato un calo significativo negli ultimi anni – sottolinea Francesca Coccon, dottore di ricerca in Scienze Ambientali del Corila -. Dopo anni di esplosione demografica, i dati raccolti rivelano che le coppie nidificanti sono passate da 500 a 377, registrando una diminuzione di circa il 34%”.
Le ragioni principali di questa flessione sono legate a interventi di ristrutturazione edilizia che riducono le superfici disponibili per i nidi e a condizioni meteorologiche avverse, come temporali improvvisi che colpiscono direttamente la specie.

Concentrati dove conviene
Nonostante la diminuzione numerica, i gabbiani restano a Venezia una specie impattante.
Ma non ovunque.
“La mappa di densità, derivata dalle tre campagne di monitoraggio del 2024, è caratterizzata dalla concentrazione principale nel centro storico. Quest’area è infatti caratterizzata dalla presenza di spazi aperti e attività nel settore alimentare, ma soprattutto dalla presenza del mercato del pesce di Rialto e di Santa Margherita e di numerosi posatoi, collocati in posizione strategica per la stretta vicinanza con i siti di foraggiamento – spiega Francesca Coccon -. E’ inoltre caratterizzata da un elevato flusso turistico giornaliero, condizione che porta a un cospicuo consumo di vivande per strada e la possibilità per i gabbiani di scippare gli alimenti e di essere alimentati dai visitatori. Le aree più periferiche risultano meno attrattive”.

I gabbiani non si accontentano
Quando arriva il momento di nidificare, i gabbiani mostrano un gusto raffinato.
I tetti urbani, i campanili, le grondaie e i camini a torretta offrono protezione e punti strategici.
Le terrazze e i lastrici solari diventano zone di alimentazione e riproduzione, mentre fioriere, vasi di piante e timpani di chiese, come quello della Chiesa di San Vidal, vengono sfruttati per deporre le uova.
L’attenzione per la vicinanza al cibo e la sicurezza dai predatori è evidente: ogni posatoio è scelto con cura per massimizzare le probabilità di sopravvivenza dei piccoli.

Le campagne di monitoraggio del Corila, hanno permesso di elaborare mappe previsionali dei siti più adatti alla colonizzazione e alla riproduzione, mettendo in relazione elementi architettonici, ambientali e antropici con la probabilità di presenza dei gabbiani.
Grazie a questo lavoro, oggi è possibile comprendere meglio le dinamiche della specie e pianificare strategie per una convivenza più armoniosa con la città.
Dalla storia europea a Venezia
L’espansione della specie nelle città europee è iniziata negli anni ’40 nel Regno Unito e si è consolidata dagli anni ’70 in altri Paesi. In Italia, il primo caso documentato risale a Roma nel 1971, mentre altre città costiere come Sanremo, Livorno, Genova, Trieste e Napoli hanno visto la colonizzazione urbana a partire dagli anni ’80.
A Venezia le prime coppie nidificanti sono comparse all’inizio del nuovo millennio e in pochi anni sono diventate una presenza costante sulle briccole, sui tetti e accanto ai monumenti.

Se gli episodi documentati li hanno resi protagonisti di scippi ai turisti e di improvvisi attacchi ai panini, i dati scientifici raccontano una storia più complessa, che il documentario del Corila aiuta a capire, fornendo nell’allegato Vademecum anche quali sono i migliori comportamenti da adottare nei loro confronti, tra i quali non alimentarli, non disperdere o abbandonare rifiuti, mantenere una giusta distanza ricordando che si tratta di animali selvatici e limitare posatoi e siti di possibile nidificazione.
Silvia Bolognini




Non sembrano proprio diminuiti: se ne vedono ovunque e hanno colonizzato ogni comignolo di Venezia. Con il loro verso rompono il magico silenzio di Venezia e perfino quello del cimitero: ne ho fotografati mentre si aggirano sulle tombe, alla faccia dei “dissuasori acustici i”. Sporcano ovunque e portano malattie: qualche anno fa ne morirono moltissimi sul Garda per aviaria. Gli appelli a non dare cibo e a non abbandonare i rifiuti sono impraticabili, basti vedere come si servono sui carretti che raccolgono le immondizie dalle 6.30alle 8.30. Non si potrebbero dotare di coperchio? Se poi non trovano cibo, se lo procurano rubandolo ai passanti o mangiando i colombi. Penso che in assenza di veri provvedimenti la situazione diventerà insostenibile. E pensare che sono specie protetta!