La combinazione di tre farmaci blocca tutte le vie di crescita del tumore nei modelli sperimentali, aprendo nuove speranze per i pazienti
È più difficile che una trave si rompa, se è fissata al soffitto in 3 punti anziché 1 solo.
Per quanto atecnica, è estremamente efficace l’immagine scelta dal Centro nazionale per la ricerca sul cancro spagnolo (Cnio) per la descrizione della nuova strategia per curare l’adenocarcinoma duttale pancreatico, ovvero la forma di tumore al pancreas più comune e che concede speranze di sopravvivenza più basse.
Nei test di laboratorio su modelli sperimentali costituiti da topi e tumori umani trapiantati, la combinazione di 3 farmaci, mirati ad altrettante diverse vie usate dal cancro per crescere, hanno infatti dimostrato tra gli altri risultati, pubblicati in un articolo scientifico sulla rivista Pnas, la possibilità di eliminare completamente il tumore al pancreas.
Il cancro intrappolato: bloccate tutte le vie di fuga
Come ricorda lo studio, la maggior parte dei casi di cancro al pancreas, circa il 90%, è causata dalla mutazione del gene “Kras”, che fa crescere le cellule tumorali in modo incontrollato. Al riguardo, dopo 50 anni senza significativi progressi delle cure alternative alla chemioterapia convenzionale, la ricerca ha compiuto recentemente un notevole passo avanti, approvando nel 2021 i primi farmaci a bersaglio molecolare. Questi medicinali riescono a bloccare l’azione proprio dello specifico gene. Ma c’è un problema: questo avviene solo all’inizio, perché il tumore ha la capacità di adattarsi molto in fretta, trovando una strada alternativa per sopravvivere e diventando quindi dopo pochi mesi resistente allo stesso farmaco. Di qui l’idea dei ricercatori spagnoli di provare a sviluppare una terapia combinata basata su 3 farmaci, ciascuno in grado di bloccare in un punto diverso. Un effetto da produrre attraverso l’eliminazione genetica di 3 molecole dalle vie di segnalazione di Kras, le principali “vie di fuga” usate dall’oncogene per produrre la sua azione finalizzata alla crescita dal tumore. Sono stati così usati, insieme all’inibitore sperimentale chiamato daraxonrasib, che interviene direttamente su Kras, un farmaco (afatinib) approvato per alcuni adenocarcinomi polmonari, che blocca una proteina che il tumore usa “a monte”, e un degradatore proteico (SD36), che spegne un meccanismo che aiuta il tumore a resistere.
Gli incoraggianti risultati dei test e le prospettive
Questa strategia adottata per evitare lo sviluppo della resistenza da parte del tumore al pancreas ha dimostrato, nei fatti, di poter produrre una serie di importanti risultati nella prospettiva della cura del cancro. Nei 3 modelli murini è stata infatti indotta una regressione significativa e duratura del tumore, senza la comparsa di resistenze al trattamento, nemmeno dopo molti mesi, e senza che si siano verificate ricadute. L’effetto della terapia è cioè durato oltre 200 giorni dopo la fine del trattamento e la cura non ha causato tossicità significative, venendo al contrario ben tollerata dai topi, in cui non si è verificato nessun grave effetto collaterale. Pur non potendosi ancora parlare di una vera e propria nuova cura per l’uomo, i risultati forniscono solide basi per nuovi studi, con gli obiettivi finali di rendere le cure più durature, evitare la resistenza e migliorare la sopravvivenza dei pazienti con tumore al pancreas. “Questi risultati aprono la strada alla progettazione di terapie combinate”, affermano gli autori dello studio, pur ammettendo che ciò non avverrà nel breve termine. “Non siamo ancora in grado – ammette Mariano Barbacid, responsabile del Gruppo di oncologia sperimentale del Cnio, il più grande centro di ricerca sul cancro in Spagna e uno dei più importanti in Europa – di effettuare sperimentazioni cliniche con questa tripla terapia”.
Cancro al pancreas: un nemico temibile
Il cancro al pancreas è uno dei tumori più difficili da curare. Nell’ultimo rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025”, curato dall’Associazione italiana oncologia medica (Aiom), dall’Associazione italiana registri tumori (Airtum), da Fondazione Aiom, dall’Osservatorio nazionale screening, dal sistema “Passi” dell’Istituto Superiore di Sanità e dalla Società italiana di anatomia patologica e di citologia diagnostica, a parità di nuove diagnosi lo scorso anno i decessi oncologici sono diminuiti. Ma il tumore del pancreas, oltre a risultare il 7° più diffuso nel nostro Paese, rimane una neoplasia ad alta mortalità, con una sopravvivenza a 5 anni che si aggira intorno al 10% e fattori di rischio legati a fumo, obesità, pancreatite cronica e predisposizione genetica. Il rischio medio di sviluppare la malattia è di circa l’1,3%, ma può aumentare fino al 40% in presenza di familiarità. Ad aggravare il quadro concorre anche il fatto che la diagnosi spesso arriva in fase avanzata, quando invece sarebbe fondamentale una diagnosi precoce.
Alberto Minazzi



