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Tatuaggi: servirà il consenso informato per farli

Tatuaggi: servirà il consenso informato per farli

Nella modifica al Ddl sul melanoma cutaneo sono considerati rischiosi per la diagnosi tempestiva di questa neoplasia

Tatuaggi, si cambia. Entro il 2026 sono infatti in arrivo nuove regole che stabiliranno le modalità con le quali possono essere fatti. Chi vorrà abbellire il proprio corpo con scritte o disegni dovrà attenersi ai principali contenuti del Ddl sulla prevenzione del melanoma, aggressivo tumore della pelle in costante crescita con circa 12-15 mila nuovi casi diagnosticati in Italia.
Secondo quanto stabilito dal testo, farsi decorare la pelle in maniera permanente può rappresentare un rischio impedendo tra l’altro in alcuni casi la diagnosi tempestiva di questa neoplasia. Per questo, diventerà obbligatorio il consenso informato. Dopo aver ricevuto l’ok da parte della Camera e l’approvazione della Commissione Sanità con modifiche, il testo ha ottenuto il via libera del Senato e ritornerà ora alla Camera per l’approvazione definitiva.

La consapevolezza dei possibili rischi

Con l’obbligo di consenso informato i tatuaggi vengono così equiparati ai trattamenti estetici, oltre che a quelli sanitari, per i quali il consenso informatico è previsto già da una legge del 2017. Il Ddl evidenzia i rischi legati alla pratica della decorazione del corpo quali, come spiegano i dermatologi, il fatto che i nei non vanno mai tatuati e bisogna mantenersi ad almeno un centimetro di distanza.

tatuaggi

Non si tratta dunque più di una libera scelta, bensì l’introduzione di una rigida disciplina per garantire che i clienti dei tatuatori siano informati, per iscritto e non solo a voce, su ciò cui si potrebbe andare incontro sia in fase di esecuzione, sia di eventuale rimozione dei tatuaggi, oltre che sulle precauzioni da seguire dopo averli fatti. Prima di scegliere il disegno o la scritta preferita e sdraiarsi sul lettino, il cliente dovrà quindi sottoscrivere una dichiarazione di consenso informato, che il tatuatore dovrà controfirmare e conservare per poterla rendere disponibile alle autorità in caso di eventuali controlli.

Il pericolo maggiore: i nei

Solo con la distanza di un centimetro tra il tatuaggio e i nei è possibile individuare immediatamente qualsiasi loro mutazione. Il rischio maggiore deriva dall’uso dell’inchiostro nero che nasconde completamente i nei; tuttavia, anche altri colori possono alterare la vista di eventuali mutazioni. La conseguenza di ciò è che una diagnosi tardiva può essere pericolosa per l’evolversi della neoplasia. Come ricordano i medici, chi ha una familiarità con il melanoma o storie di tumori cutanei dovrebbe evitare i tatuaggi.
Con l’informativa scritta firmata, i clienti attesteranno di essere a conoscenza di ciò che potrebbe comportare farsi un tatuaggio. Il Ddl entro 6 mesi dall’approvazione definitiva prevede, previa intesa con Regioni e Province autonome e dopo la consultazione con l’Istituto Superiore di Sanità, l’emanazione di un decreto del ministro della Salute con le modalità precise e i tempi di conservazione del consenso informato che clienti e tatuatori dovranno firmare.

 

L’Italia e i tatuaggi

L’Italia è tra i Paesi con più tatuati al mondo, insieme a Svezia e Usa. Secondo un sondaggio di Dalia Research, quasi la metà della popolazione, il 48%, ha almeno un tatuaggio. Un fenomeno che mostra un trend in costante crescita, con una domanda in crescita del +20% annuo e un settore professionale in forte espansione, soprattutto tra le donne. Da parte sua, l’Istituto Superiore della Sanità indica proiezioni di crescita più caute, attestate tra il 15% e il 18%.
Nel periodo post pandemia ovvero 2022 – 2024, la richiesta di tatuaggi ha avuto un incremento del 60% con professionalizzazione del settore e investimenti in tecnologie e formazione. Per quanto riguarda il profilo di chi si fa tatuare, sono le donne a guidare il fenomeno con una percentuale del 13,8% rispetto all’11,7% degli uomini. E, come parti del corpo maggiormente tatuate, la scelta ricade su schiena, piedi e caviglie piuttosto che braccia, spalle e gambe. Il primo tatuaggio viene realizzato mediamente a 25 anni, ma la fascia d’età più rappresentativa è tra 35 e 44 anni, con il 23,9% di tatuati. Tra i minorenni tra 12 e 17 anni, la percentuale di ragazzini con tatuaggi è del 7,7%, dato che sottolinea l’importanza di regolamentazioni chiare e del consenso dei genitori.

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