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Prevenire alcuni tumori è possibile, ma pochi lo fanno

Prevenire alcuni tumori è possibile, ma pochi lo fanno

Il farmaco gratuito contro l’Hpv (papilloma virus) può salvare migliaia di vite ogni anno, ma molti genitori ignorano la sua efficacia

Quando si parla di tumori, a differenza di altre malattie i vaccini disponibili normalmente hanno un effetto solo curativo e non anche preventivo. Un’idea sostanzialmente corretta, anche se non manca qualche eccezione in cui è possibile proteggersi a priori dall’eventualità dell’insorgenza di alcune forme di tumore.
Il primo caso in assoluto di questo tipo riguarda il vaccino anti-hpv, cioè il papilloma virus umano.
Un farmaco che, sottolinea l’Istituto Superiore di Sanità, nel nostro Paese potrebbe prevenire ogni anno quasi 3 mila morti dovute ai tumori correlati all’infezione. E, anche se 6 intervistati dall’Iss su 10 non lo sanno, questa vaccinazione, sicura ed efficace, in Italia è fornita gratuitamente. Eppure, il vaccino anti-Hpv è ancora oggetto di pregiudizi, legati a motivazioni che variano tra fattori individuali, culturali e sociali, ma soprattutto a una carenza di informazioni e ai falsi miti in materia.

papilloma virus

I pregiudizi dei genitori emersi dall’indagine europea

Con il progetto europeo Perch, di cui l’Iss è stato capofila italiano, si è provato dunque ad approfondire l’atteggiamento dei genitori nei confronti del vaccino contro il papilloma virus. Con risultati che stupiscono in negativo. Perché 7 genitori su 10 ritengono che questa forma di prevenzione non sia utile e 8 su 10 che l’Hpv non sia una malattia grave.
Ancora, il 40% del campione ha dichiarato di dubitare della sicurezza di questo vaccino, avendo paura degli effetti avversi.
E solo metà della popolazione target, formata da ragazze e ragazzi sotto i 12 anni, è effettivamente vaccinata.
In tutte le regioni, così, si è ben lontani dall’obiettivo di una copertura del 95% della popolazione, con una forbice che va dal 77% raggiunto in Lombardia al 23% della Sicilia.
Tra i falsi miti che contribuiscono a questi dati c’è per esempio la convinzione, priva di qualunque supporto scientifico, che il vaccino contro l’Hpv possa causare infertilità. Così come è sbagliato pensare che si possano infettare solo le donne o chi ha molti partner sessuali.
“In realtà – commenta la pediatra Valentina Grimaldi, consigliere e coordinatrice della Commissione età evolutiva dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri (Omceo) di Roma – quasi tutte le persone sessualmente attive vengono esposte all’Hpv almeno una volta nella vita”.

hpv

La protezione del vaccino anti-Hpv

Il vaccino anti-Hpv, aggiunge Grimaldi, è “uno dei più studiati e sicuri”. E, ricorda Piero Valentini, membro della Commissione dell’Omceo Roma, l’evoluzione del prodotto ha portato dall’iniziale copertura di soli 2 ceppi di papilloma virus, che provocavano circa il 70% dei tumori della cervice, all’attuale vaccino “nonavalente”, che arriva a ben 9 ceppi, “quindi quasi la totalità di quelli che sono causa di tumore alla cervice”.
Inoltre, la protezione antitumorale si estende, oltre al collo dell’utero, a tutte le aree dell’organismo che possono essere interessate da infezioni da parte di questi virus: ano, oro-faringe, vagina, vulva e pene.
C’è poi anche un’azione immunologica nei confronti di 2 ceppi che provocano verruche genitali, ovvero lesioni precancerose. Va quindi evidenziato che l’efficacia del vaccino raggiunge il 90%, specie quando la somministrazione avviene prima dell’età adulta. Questo, secondo la pediatra, dovrebbe aiutare anche a superare i pudori per procedere con la vaccinazione attorno agli 11-12 anni, ovvero prima dell’inizio dell’attività sessuale, con un prodotto che si percepisce “legato al sesso”.

Gli ostacoli da superare

“È proprio qui – riprende Valentina Grimaldi – che diventa centrale il ruolo del pediatra di famiglia, che deve promuovere attivamente la vaccinazione già prima degli 11 anni”. E ciò, aggiunge Valentini, diviene ancor più importante “soprattutto alla luce dell’abbassamento dell’età a cui i giovani hanno le prime esperienze sessuali”. I due pediatri, dunque, in generale auspicano una maggior conoscenza dei dati e rimarcano il fondamentale ruolo dell’educazione sanitaria. Tra le altre problematiche sottolineate dall’Iss, c’è anche la difficoltà, percepita dal 70% degli intervistati, nel raggiungere i centri vaccinali. “In alcuni territori extraurbani o per alcuni gruppi sociali – conclude Grimaldi – ci possono essere ostacoli pratici come difficoltà di prenotazione, scarsa disponibilità del vaccino o barriere linguistiche e culturali che riducono l’adesione. In questi casi aumentare l’offerta in più punti che non sia solo il centro vaccinale, ma anche l’ambulatorio del pediatra può essere di grande aiuto vaccinando contestualmente alla visita”.

Alberto Minazzi

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Tag:  tumori, vaccini