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Si vaccinano contro l’herpes zoster e la scienza scopre un effetto anti-aging

Si vaccinano contro l’herpes zoster e la scienza scopre un effetto anti-aging

Uno studio su oltre 3.800 adulti rivela che il vaccino contro l’herpes zoster non protegge solo dalla malattia, ma sembra rallentare l’invecchiamento del corpo

La medicina ci dice che il miglior modo per proteggerci dalle malattie e dalle conseguenze più serie che possono derivare da un’infezione è prevenirle attraverso la vaccinazione.
All’interno della comunità scientifica, si sta nel contempo diffondendo sempre più l’idea che i vaccini, come quello contro l’influenza, possano svolgere un ruolo anche nel favorire e promuovere un invecchiamento biologico generale migliore e più lento.
Sono sempre più numerose le prove concrete che avallano questa teoria.
Come quella che arriva adesso dagli Stati Uniti, dove uno studio della Leonard Davis School of Gerontology, pubblicato su Journals of Gerontology,  ha riscontrato questa influenza su alcuni meccanismi biologici legati all’invecchiamento nel vaccino contro l’herpes zoster, malattia comunemente conosciuta come fuoco di Sant’Antonio.

Gli effetti del vaccino contro l’herpes zoster sull’invecchiamento biologico

La premessa da cui partire è quella che, se potessimo guardare all’interno di due coetanei, il rispettivo profilo biologico molto probabilmente sarebbe ben diverso e non necessariamente coincidente con quel che indica l’età anagrafica. I ricercatori hanno allora coinvolto nello studio un campione rappresentativo della popolazione statunitense, tenendo conto di fattori tra cui età, sesso, condizioni di salute e situazione sociale, composto da oltre 3.800 persone dai 70 anni in su. Analizzandone i campioni sanguigni e i risultati ottenuti nei test fisici, si sono in particolare concentrati su 7 diversi aspetti dell’invecchiamento biologico come il livello di infiammazione nel corpo, il funzionamento del sistema immunitario, la salute del cuore e dei vasi sanguigni, i segni di invecchiamento del cervello oltre ad alcuni indicatori molecolari che riflettono l’età biologica delle cellule.

Vaccino herpes zoster

In tal modo, è stato trovato, in chi era stato vaccinato contro l’herpes zoster, soprattutto se la somministrazione era avvenuta negli ultimi 3 anni (ma senza escludere un effetto residuo anche in chi l’aveva effettuata da più tempo), un livello complessivo di invecchiamento biologico più basso rispetto a chi non era vaccinato. E, in particolare, con una significativamente minore infiammazione, ricordando che è appurato come una condizione cronica di questo tipo contribuisca a una serie di condizioni legate all’età, tra cui declino cognitivo e malattie cardiache, e segni di un invecchiamento molecolare più lento. Tra i risultati inattesi e quindi da approfondire specificamente sono inoltre stati riscontrati alcuni segnali di maggiore attività del sistema immunitario adattativo.

I vaccini per adulti in una strategia anti-invecchiamento

Il fuoco di Sant’Antonio si manifesta attraverso una dolorosa eruzione cutanea con vesciche, provocata dalla riattivazione del virus della varicella in tutti coloro che hanno già contratto questa malattia esantematica. L’herpes zoster può presentarsi a qualunque età, ma il rischio cresce sopra i 50 anni e quando la persona risulta immunocompromessa. È per questo che, normalmente, la vaccinazione viene fornita solo alle persone anziane, per proteggerle dalla malattia, ma anche per ridurre dolori a lungo termine e nevralgie post infezione. Come ricorda il primo autore dello studio, Jung Ki Kim, precedenti ricerche avevano fatto emergere una possibile connessione tra e questa vaccinazione e la riduzione dei rischi di demenza o di altri effetti neurodegenerativi.

Herpes zoster o fuoco di Sant’Antonio

Il nuovo lavoro estende dunque gli ambiti in cui potrebbe intervenire il vaccino contro l’herpes zoster all’intero insieme dei cambiamenti del corpo con il passare dell’età, compresi il funzionamento di organi e sistemi. Al tempo stesso, lo studio sottolinea che gli effetti non sono uguali per tutti i sistemi del corpo e cambiano nel tempo. I risultati ottenuti con lo studio, cioè, forniscono maggiori informazioni sull’interazione tra la salute del sistema immunitario e il processo di invecchiamento. E, pur restando da capire gli esatti meccanismi biologici coinvolti, il potenziale di riduzione dell’infiammazione attribuito al vaccino permette di pensare di aggiungere questo farmaco all’interno di una strategia più ampia per rallentare il declino. Sono però i ricercatori stessi ad ammettere che saranno necessari nuovi studi a lungo termine per confermare i risultati e capire meglio le conseguenze del vaccino sulla salute.

Alberto Minazzi

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Tag:  ricerca, vaccino