Secondo un curioso studio dell’Università di Padova il paradosso statistico di Monty Hall funziona anche su animali molto diversi dall’uomo
Tenere il pacco o cambiarlo?
Nella sua semplicità basilare, il dilemma tiene banco tra gli appassionati di quiz televisivi da ormai poco meno di un quarto di secolo, visto che la prima puntata del preserale di RaiUno, Affari Tuoi, andò in onda per la prima volta il 3 ottobre 2003.
In ogni caso, se sbagliate risposta, al di là del rammarico per gli eventuali soldi persi come concorrente, non preoccupatevi: l’essere umano istintivamente è orientato a scartare la strada, pur controintuitiva, che la statistica dice essere giusta.
Ma non siamo l’unica specie che si comporta così. E, se stupisce relativamente scoprire che ragionano come noi animali simili all’uomo come i macachi, molto più sorprendente è il fatto, evidenziato da uno studio realizzato dall’Università di Padova appena pubblicato sulla rivista Cognition, che lo fanno anche alcuni pesci.
Il paradosso di Monty Hall
La questione della scelta del “pacco” è molto meno semplice di quanto si possa pensare ricollegandola automaticamente a un gioco di intrattenimento televisivo, visto che intreccia matematica e psicologia. Tra i segreti del successo del format di origine olandese “Deal or not deal”, acquistato dalla nostra televisione pubblica nell’estate di 23 anni fa, c’è infatti un problema di quella che viene chiamata “teoria delle probabilità”. Anche in questo caso, il nome attribuito a questo paradosso (Monty Hall) trae origine dalla televisione, visto che è quello del conduttore dello show americano “Let’s make a deal”. Il meccanismo è in sostanza questo: ci sono 3 porte, dietro le quali si trovano rispettivamente 2 capre e un’automobile. Il giocatore viene invitato a scegliere una porta, quindi il presentatore, che sa cosa si trova dietro ciascuna di esse, apre una delle altre 2, mostrando che vi si trova una capra. A questo punto, viene offerta al concorrente la possibilità di tenere la porta scelta all’inizio o di cambiarla con la porta rimasta chiusa. Di qui il dilemma che, per istinto, l’uomo tende a risolvere non cambiando idea. Ma, in realtà, la scelta statisticamente corretta sarebbe quella di cambiare. In tal caso, infatti, le probabilità di vincere l’auto salirebbero dal 33,3% al 66,7%.
Il ragionamento che accomuna uomini e pesci
Questo errore di ragionamento che caratterizza le decisioni umane in condizioni di incertezza viene tecnicamente chiamato “fallacia cognitiva” e si può basare tanto su un errato calcolo quanto sulla base irrazionale su cui si fonda la scelta. Gli esperimenti condotti finora sugli animali hanno riscontrato, come detto, le stesse difficoltà dell’uomo in scimmie come i macachi. E questo ha portato a teorizzare che possa esistere un nesso con la complessità dei sistemi neuro-cognitivi dei primati. Tanto più che, al contrario, il comportamento mostrato da uccelli come i piccioni è esattamente opposto, portandoli a cambiare rapidamente la prima scelta. Tale conclusione, ora, è però messa in discussione dai risultati ottenuti dal team formato da Christian Agrillo e Alessandra Pecunioso del Dipartimento di Psicologia generale dell’ateneo patavino. I test effettuati sottoponendo alcuni esemplari di pesce fantasma a una versione computerizzata del paradosso hanno mostrato non solo che i pesci tendono inizialmente a mantenere la prima scelta, esattamente come l’uomo, ma che continuino a farlo anche dopo 200 prove, quando cioè sarebbe possibile giungere sulla base dei fatti alla conclusione che il cambio “di pacco” è più vantaggioso.
Le ragioni del mantenimento del pacco in uomini e pesci
“Gli esseri umani sottoposti a questo test – approfondisce Christian Argillo – fanno errori nel calcolo delle probabilità, ma non solo: è stato dimostrato che a volte mantengono la prima scelta per il timore di vedere che il cambio effettuato all’ultimo è stato svantaggioso e percependo quindi una “perdita” maggiore rispetto alla condizione di partenza”. “Inoltre – prosegue il ricercatore – esiste una sorta di illusione di maggior controllo degli eventi al momento della prima scelta, quando questa avviene senza interferenze del conduttore del gioco”. Il senso dello studio delle fallacie di ragionamento negli animali è quello di provare a capire meglio cosa sia tipicamente umano e le origini evoluzionistiche di determinati processi cognitivi.

“Non è la prima volta -aggiunge Alessandra Pecunioso – che animali distanti filogeneticamente da noi mostrino interessanti convergenze in processi percettivi e cognitivi. Il fatto che un pesce faccia una scelta sub-ottimale nel gioco del Monty Hall ci suggerisce che anche i processi cognitivi alla base delle cosiddette fallacie di ragionamento si possano verificare con un’organizzazione dei circuiti neurali completamente diversa dalla nostra, arrivando ad essere presenti in animali senza corteccia cerebrale”.

“Non possiamo escludere – conclude Argillo – che certe risposte “emotive” si verifichino anche negli animali ma riteniamo che una spiegazione più plausibile sia la difficoltà dei pesci di stimare eventi di probabilità condizionata”.
Alberto Minazzi



