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Voli delle vacanze a rischio: manca il cherosene

Voli delle vacanze a rischio: manca il cherosene

La crisi energetica legata al conflitto in Iran ha ridotto le scorte europee di carburante per gli aerei a livelli preoccupanti, soprattutto  in vista dell’estate

Gli aerei su cui puntano molti italiani per raggiungere le località di vacanza nella sempre più vicina estate potrebbero non poter nemmeno decollare. E non tanto per questioni legate alla sicurezza.
Il problema di fondo è molto più semplice: c’è il rischio che il cherosene, il carburante utilizzato per i voli, si esaurisca a causa dei tagli ai rifornimenti dal Golfo Persico dovuti alla guerra in Iran e,in particolare, alla chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui transita il 20% del petrolio mondiale. Proprio il protrarsi della tregua per sbloccare i traffici commerciali potrebbe dunque evitare il concretizzarsi di una situazione emersa in tutta la sua gravità solo nelle ultime ore.

La situazione delle scorte

Il tema è particolarmente delicato, tant’è che mancano ancora dichiarazioni ufficiali, in particolare a livello di Unione Europea.
All’agenzia Ansa, il vicepresidente dell’Enac, Pierluigi Di Palma, ha parlato di una situazione “contingente e marginale”, riconoscendo però i limiti di stoccaggio dei nostri aeroporti in caso di problemi prolungati. Anche se, in un’intervista al Corriere della Sera, il presidente di Assoaeroporti, Carlo Borgomeo, ha assicurato che in Italia le scorte attuali sono sicuramente sufficienti fino alla fine di maggio. Ma ciò non toglie che, senza un cambio della situazione, si possa andare molto oltre. Anche perché, nei giorni scorsi, Air BP Italia aveva comunicato limitazioni nei rifornimenti fino al 9 aprile negli scali di Milano Linate, Bologna, Venezia e Treviso. Le stime riportate dallo stesso quotidiano quantificano le riserve di cherosene del nostro Paese non superiori a quelle richieste per garantire il rifornimento dei jet per 1, massimo 2 mesi. E non siamo nemmeno tra gli Stati europei messi peggio.

Prezzi già raddoppiati

Sarebbero infatti solo 2 le Nazioni con scorte d’emergenza in grado di coprire 90 giorni di voli, mentre le situazioni più problematiche, in particolare nell’Est del continente ma anche in piccoli Stati europei occidentali, non supererebbero la decina di giorni di autonomia. Solo una parte delle riserve strategiche di carburanti vengono del resto destinate all’aviazione. E già starebbero emergendo situazioni puntuali di sofferenza, che culminano un periodo difficile anche sul fronte dei costi: per l’agenzia Argus Media, i prezzi del cherosene sono infatti più che raddoppiati dall’inizio della guerra.

Rimborsi, riprotezioni e indennizzi: cosa succede quando manca il carburante

Quando un volo viene cancellato per carenza di carburante, il quadro dei diritti resta quello fissato dal regolamento europeo: rimborso del biglietto oppure riprotezione su un volo alternativo, insieme all’assistenza in aeroporto con pasti, eventuale pernottamento e strumenti di comunicazione.
La parte più controversa riguarda però l’indennizzo extra, quello che può variare tra 250 e 600 euro in base alla tratta. Essendoci una crisi internazionale in corso, secondo le associazioni dei consumatori e Altroconsumo in particolare, la compagnia potrebbe evitare questo pagamento in quanto la cancellazione dipenderebbe da circostanze eccezionali fuori dal proprio controllo.

Assicurazioni di viaggio e limiti reali delle coperture

Le polizze viaggio offerte in fase di acquisto del biglietto da compagnie come EasyJet, ITA Airways e Ryanair includono spesso esclusioni esplicite per tutto ciò che riguarda guerra, ostilità e operazioni belliche. In diversi casi, come segnalato da alcuni viagggiatori, vengono già esclusi reclami collegati agli attuali conflitti internazionali, rendendo queste coperture inefficaci proprio negli scenari più critici. Per questo, in caso di prenotazione,  scelte più prudenti si orientano verso tariffe flessibili e rimborsabili, voli diretti e conservazione completa della documentazione.

I motivi dell’impatto energetico della guerra in Iran sul traffico aereo

Il Golfo Persico ha un ruolo preponderante nei rifornimenti di cherosene. Dalle aree del Golfo Persico arriva infatti il 43% del carburante per l’aviazione utilizzato in un anno in Europa. E già a marzo l’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea) aveva previsto tra aprile e maggio la produzione nel continente di effetti legati al perdurare delle difficoltà di approvvigionamento dal Medio Oriente. L’Iea ha sottolineato anche che, insieme al diesel, proprio il cherosene è uno dei prodotti raffinati più vulnerabili in caso di perduranti crisi di esportazione mediorientale. Si può dunque capire perché lo stop al transito delle petroliere abbia un peso così significativo. A questo si aggiunge il fatto che, secondo alcune fonti, non ci sarebbe nemmeno la possibilità di incrementare in estate l’attività delle raffinerie continentali, che sarebbero già al massimo della loro attività. Se non riprenderanno al più presto i flussi regolari di trasporto del petrolio, i passi successivi sarebbero allora obbligatoriamente quelli del ricorso alle riserve strategiche e, qualora i problemi perdurassero ulteriormente, lo stop ai rifornimenti negli scali di alcuni Stati. Anche dopo una riapertura stabile dello Stretto, in ogni caso, servirebbero alcune settimane per la regolare ripresa dei transiti.

Alberto Minazzi

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