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Violenza nascosta, ospedali in prima linea. Nasce la Carta di Padova

Violenza nascosta, ospedali in prima linea. Nasce la Carta di Padova

La Carta di Padova 2026 punta a riconoscere la violenza di genere anche attraverso i segnali clinici, rafforzando la formazione del personale sanitario e creando una rete integrata per prevenzione, diagnosi precoce e supporto alle vittime

La violenza costituisce un problema di salute pubblica e privata.
Ogni forma di abuso, infatti, provoca un danno, fisico o psichico, che incide profondamente, a qualsiasi età, sulla vita della vittima.
Nasce da questa realtà, riconosciuta dalla stessa OMS (Organizzazione mondiale della sanità) la Carta di Padova 2026, uno strumento pensato per aiutare il personale sanitario a riconoscere i segnali nascosti, intervenire presto e costruire una rete capillare di protezione per le vittime.

La Carta di Padova e il ruolo del personale sanitario

Università e Azienda Ospedale/Università di Padova hanno, per prime in Italia, stilato un documento presentato oggi nell’aula magna “Galileo Galilei” del Palazzo del Bo, in chiusura del convegno “Violenza Salute e Sanità: la Carta di Padova 2026”. La Carta di Padova punta a rafforzare l’impegno della società civile di fronte a un fenomeno in evoluzione e sottostimato riconoscendo il ruolo fondamentale del personale sanitario nell’individuare situazioni di maltrattamento dietro quadri clinici apparentemente comuni, favorendo diagnosi precoci, presa in carico globale, prevenzione e intervento sulle cause. “Il personale sanitario – ha sottolineato anche il presidente del Veneto, Alberto Stefani, nel messaggio di saluto letto in apertura dei lavori del convegno – è fondamentale per una comprensione dell’impatto della violenza sulle donne sul sistema sanitario, a sua volta fondamentale per intraprendere azioni condivise. È infatti essenziale rafforzare una rete capillare di collaborazione. E la Carta di Padova può essere uno strumento importante per rafforzare le risposte alla violenza, soprattutto di genere, e migliorare l’assistenza sanitaria”. L’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, ha quindi sottolineato, nella Carta, l’importanza di un approccio che punta su “interdisciplinarietà, prevenzione e trattamento precoce”.

carta di padova
Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto

Violenza, salute e sanità

Il convegno che ha preceduto la presentazione della Carta di Padova 2026 è dunque servito a gettare le basi fondamentali per riuscire ad affrontare il fenomeno nella sua complessità, con anche una sessione incentrata sulle risposte organizzativo-gestionali del sistema sanitario.
“La violenza – ha introdotto la rettrice dell’Università di Padova, Daniela Mapelli – non è un “tema altro”, ma una realtà che attraversa la società e lascia segni profondi nelle persone. Ferite visibili e invisibili, sofferenze che entrano nei pronto soccorso e nei reparti e non sempre sono riconosciute per quel che sono, affrontate fuori da una prospettiva complessa”. “Vogliamo che la Carta – ha aggiunto Gaya Spolverato, delegata della rettrice alle Politiche per le Pari opportunità – si traduca in un impegno collettivo degli stakeholders a essere uniti, per prenderci carico della violenza come evento e fenomeno sociale”. A intervenire per prima è stata quindi la presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio nonché su ogni violenza di genere, Martina Semenzato, che ha esordito ricordando come sia stato il femminicidio di Giulia Cecchettin a farle capire come “la violenza di genere è una questione collettiva e sociale”. “L’obiettivo della Commissione – ha quindi ricordato – è quello di tutelare trasversalmente le donne. E approfitto per sottolineare la necessità di iniziare a parlare in maniera più approfondita di un tema fin qui poco trattato, ma che ha anch’esso a che fare con la salute: la violenza economica”.

L’on. Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio

Violenza di genere: l’importanza della formazione

Semenzato ha quindi condiviso l’idea secondo cui il tema della violenza di genere è multifattoriale e che quindi la salute vi rientra a pieno titolo, individuando poi quelli che ritiene i due principali aspetti da affrontare. “Il primo – ha illustrato – è legato al fatto che la donna che si presenta al pronto soccorso è accompagnata quasi sempre dal marito e tante volte dai figli: una condizione che crea difficoltà oggettive ad ammettere la violenza”. Ecco perché, per Martina Semenzato, è fondamentale saper riconoscere la violenza di genere. “È a questo – ha aggiunto – che si collega il tema della formazione, oltre che dei magistrati, anche degli operatori socio-sanitari, già prevista all’interno della legge 181 sul femminicidio. Specializzarsi e identificare la violenza fin dall’origine è fondamentale per salvare una donna e i suoi figli”. E ha citato il caso dell’ospedale Mauriziano di Torino, dove l’analisi di 390 mila cartelle cliniche attraverso l’intelligenza artificiale ha fatto emergere 2 mila casi di violenza di genere che non erano stati identificati come tali e avevano quindi preso un percorso differente.

Una nuova prospettiva: le conseguenze a lungo termine della violenza

Il secondo punto su cui la presidente della Commissione parlamentare ha richiamato l’attenzione è quello delle conseguenze a lungo termine della violenza di genere: “Le conseguenze fisiche si riconoscono subito. Oggi si inizia sempre più a guardare a quelle psicologiche. Ma sono ancora pochissimi gli studi sulle conseguenze epigenetiche: dalle malattie legate a disturbi alimentari a quelle oncologiche a lungo periodo. E questo aspetto non riguarda solo le donne, ma anche i figli che assistono alla violenza”. Semenzato ammette, al riguardo, che si tratta di “tematiche nuove, mai arrivate in Commissione, ma che andranno assolutamente affrontate, così come le riflessioni sulla violenza agli operatori sanitari direttamente sui posti di lavoro. Che, anche in questo caso riguarda al 90% donne”. Ecco perché è auspicabile che, all’interno delle inchieste parlamentari, vengano portate altre voci. “Da marzo – ha concluso Semenzato – inizia la nostra inchiesta che si pone l’obiettivo di dare punti di indirizzo non solo all’Esecutivo, ma anche sul piano economico-finanziario e sociale. La violenza di genere richiede infatti un patto di corresponsabilità che comprende famiglia, scuola, società civile e politica: componenti che, per riuscire a cambiare la narrazione, non devono ragionare e lavorare per compartimenti stagni”.

Alberto Minazzi

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