Dal 6 maggio al 19 ottobre la grande mostra Transforming Energy mette in dialogo le opere iconiche dell’artista serba con i capolavori che hanno plasmato l’identità culturale di Venezia
Il titolo è “Transforming Energy” e sarà un dialogo tra la performance art della pionieristica artista serba Marina Abramovic e i capolavori rinascimentali che hanno plasmato l’identità culturale di Venezia.
La grande mostra aprirà il 6 maggio alle Gallerie dell’Accademia e sarà visitabile fino al 19 ottobre.
L’artista di fama internazionale è la prima artista donna vivente ad essere celebrata in un’esposizione che si sviluppa sia nelle sale della collezione permanente, sia negli spazi delle mostre temporanee dell’istituto.
“Transforming energy”
L’esposizione, che sarà presentata in occasione della 61a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, ha come fulcro l’incontro tra passato e presente, materiale e immateriale, corpo e spirito.
I visitatori si trovano così a interagire con “Transity Objects” interattivi.
Vi sono letti e strutture in pietra con cristalli incastonati sui quali sdraiarsi, sedersi o rimanere in piedi per attivare quella che Marina Abramovic definisce “trasmissione di energia”, da qui il titolo della mostra.

Si tratta di opere iconiche dell’artista serba (premiata con il Leone d’Oro nel capoluogo lagunare nel 1977 e pronta a celebrare gli 80 anni) quali “Imponderabilia” (1977), “Rhythm O” (1974), “Light/Dark” (1977), “Balkan Baroque” (1977) e “Carrying the Skeleton” (2008).
A queste si affiancano proiezioni di performance storiche e nuove creazioni. “Avevo 14 anni quando mia madre mi portò per la prima volta alla Biennale di Venezia e questa città ha sempre occupato un posto speciale nella mia vita – precisa Marina Abramovic – e con questa mostra vi ritorno per una ragione ancora più significativa: essere la prima artista donna a presentare una mostra che si sviluppa lungo l’intero percorso espositivo delle gallerie delle Gallerie dell’Accademia”.
Le Gallerie dell’Accademia aprono al contemporaneo
Uno dei momenti culminanti della mostra “Transforming Energy” è la presentazione di “Pietà (with Ulay,1983)” posta in dialogo diretto con la Pietà di Tiziano (ca. 1757-76), l’ultimo capolavoro incompiuto dell’artista, terminato da Palma il Giovane. Un accostamento che a 450 anni dalla realizzazione della Pietà di Tiziano rilegge in chiave contemporanea le tipologie rinascimentali di dolore, trascendenza e redenzione, sottolineando il ruolo perenne del corpo umano come un luogo di sofferenza e insieme di elevazione spirituale.

Marina Abramovic è pioniera e decana della performance art, nota per esplorare i limiti fisici e mentali attraverso azioni estreme, rituali e la relazione con il pubblico, usando il suo corpo come medium artistico e indagando temi come i limiti del corpo e della mente, l’identità e la spiritualità. Il suo genere artistico va dalla performance art alla body art, arte concettuale con opere che coinvolgono in esperienze intense e condivise e ha fondato il Marina Abramoovic Institute MAI per la promozione della performance art.
A Venezia, l’uso che l’artista fa di quarzo, ametista e altri elementi naturali richiama la storia del mosaico veneziano e la ricerca rinascimentale della trasformazione, sia materiale, sia fisica.



