55 mila italiani rischiano mesi senza stipendio né pensione. Il problema, segnalato dalla Cgil e ammesso dal ministro Calderone, si proporrà dal 2027. Ma si cercano soluzioni
I nuovi “esodati” sono alle porte: tra contratti di espansione, fondi di solidarietà e isopensione, il rischio di ritrovarsi nel limbo è concreto. E il 2027 potrebbe essere l’anno in cui tutto questo diventa realtà.
Secondo la Cgil, oltre 55 mila lavoratori rischiano di trovarsi in questa situazione, anche se il ministro del Lavoro, Marina Calderone, ha parlato di appena 4.916 casi. Una differenza enorme, che conferma comunque l’esistenza del problema e spinge a domandarsi come verrà garantito il sostegno fino al raggiungimento dei requisiti effettivi per la pensione.
Il rischio blackout riguarda soprattutto chi ha scelto strumenti di uscita anticipata: a causa dell’aumento dell’età pensionabile previsto per il 2027 e il 2028, infatti, potrebbe trovarsi con mesi scoperti.
Tra questi strumenti, l’isopensione è il più noto: destinata alle aziende private con più di 15 dipendenti in fase di crisi o riorganizzazione, permette di lasciare il lavoro fino a 7 anni prima della pensione. Il costo dell’assegno è a carico dell’azienda e viene erogato dall’Inps, ma senza perequazione automatica e senza assegni familiari.
Da prepensionati a esodati, il passaggio può però essere breve.
Tutto come nel 2011
È la situazione dei cosiddetti “esodati”, che esplose in Italia con la riforma Fornero del 2011 e che rischia di tornare a proporsi dal 2027 con le modifiche introdotte dall’ultima Legge di bilancio e dall’ultimo Rapporto del Ministero dell’Economia e delle Finanze sulle tendenze di medio e lungo periodo del sistema pensionistico. A denunciarla è l’Osservatorio previdenza della Cgil, che ha quantificato in 55 mila i lavoratori e le lavoratrici nel limbo.
Nel corso di un Question time al Senato, il ministro del Lavoro, Marina Calderone, ha ridotto notevolmente la platea interessata, (4.916) assicurando che, sulla base delle proiezioni Inps, sarà allungato per queste persone il sostegno fino al raggiungimento dei requisiti effettivi per il pensionamento.
Prepensionati scoperti: chi pagherà i mesi senza pensione?
Al riguardo, resta da definire se per tale sostegno verranno impiegato o meno fondi pubblici, in sostituzione totale o quantomeno parziale dell’impegno richiesto alle aziende. La questione dei possibili nuovi esodati si è venuta a creare, come spiega la Cgil, a causa della modifica radicale dello scenario tra il momento della sottoscrizione dell’accordo di prepensionamento e quello delineatosi attraverso le ultime novità, e, in particolare, al fatto che il minimo di età o di contributi richiesti è destinato ad aumentare di 1 mese nel 2027 e di altri 2 nel 2028.
In questo modo, i mesi aggiuntivi non rientrano più (e restano dunque scoperti) tra quelli per i quali il datore di lavoro si è impegnato a versare all’ex lavoratore un importo pari a quello della pensione oltre ai contributi figurativi necessari per mantenere integra e al sicuro da penalizzazioni la posizione pensionistica.
I 3 strumenti di esodo agevolato interessati
Sono in particolare 3 gli strumenti di esodo agevolato per un’uscita anticipata dal mondo del lavoro per i quali si presenta il rischio di creare nuovi esodati. Tra questi rientra anche il contratto di espansione, pur non più attivo dal 1° gennaio 2024, visto che chi ne ha sottoscritto uno nel 2022 o nel 2023 andrà in pensione rispettivamente nel 2027 e il 2028. Ci sono poi i fondi di solidarietà, che prevedono il riconoscimento di un assegno mensile di accompagnamento fino a un massimo di 5 anni. E c’è l’isopensione, introdotta in forma stabile fin dal 2013 e alla quale si calcola che abbiano aderito circa 28 mila lavoratori tra il 2020 e il 2025, per la quale era già prevista per il 2027 una modifica sostanziale. I requisiti standard dello strumento concedono infatti dal prossimo anno la possibilità di lasciare l’attività lavorativa al massimo 4 anni prima della maturazione dei requisiti per il pensionamento ordinario. Ma, dal 2018, la finestra di anticipo era stata eccezionalmente ampliata a 7 anni. Ed era poi seguita un’estensione temporale fino al 31 dicembre 2026 di questa eccezione, operata dal decreto Milleproroghe del 2023, potendo dunque ancora sottoscrivere accordi che riconoscono l’applicazione dell’isopensione con un anticipo di 7 anni.
L’isopensione: conosciamola meglio
Lo scivolo pensionistico dell’isopensione, in ogni caso, non è riconosciuto a tutti i lavoratori.
Lo strumento opera infatti nelle sole aziende private (con oltre 15 dipendenti) in fase di crisi o che abbiano avviato percorsi di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale, riduzione o trasformazione di attività di lavoro e che presentino esuberi di personale. I costi dell’assegno, che viene erogato ai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e ai dirigenti in esubero che maturino i requisiti per il pensionamento ordinario nell’arco di tempo coperto dall’accordo, e della relativa contribuzione previdenziale, sono interamente a carico dell’azienda, che è tenuta a garantirne la copertura attraverso una fideiussione bancaria all’Inps. Quanto all’importo dell’assegno, che verrà liquidato al lavoratore prepensionato direttamente dall’Inps in 13 mensilità a partire dal mese successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, la somma è simile a quella che verrà ricevuta successivamente attraverso la pensione vera e propria (per la quale va comunque presentata una apposita domanda, non essendo prevista una trasformazione automatica), ma senza perequazione automatica e senza assegni al nucleo familiare.
Alberto Minazzi



