La stretta è scattata il 7 aprile sia per chi non è iscritto all’Albo delle Imprese Artigiane sia per l’utilizzo improprio dell’aggettivo “artigianale”. Sanzioni pesanti
Arriva una stretta importante sull’uso dei termini “artigiano” e “artigianale”, che da ora saranno riservati esclusivamente alle imprese regolarmente iscritte all’Albo delle Imprese Artigiane della Camera di Commercio.
Una misura che punta a dare maggiore chiarezza al mercato e a rafforzare la trasparenza del Made in Italy, riportando ordine nell’uso delle denominazioni commerciali e tutelando chi lavora secondo le regole.
Dal 7 aprile, chi spaccerà per artigianale ciò che non lo è secondo i nuovi criteri, incorre in pesanti sanzioni.
Multe salate per i finti artigiani
In base alla nuova normativa, infatti, non basta fare a mano i prodotti proposti sul mercato.
Per fregiarsi del ” titolo” di artigiano è necessaria anche l’iscrizione all’Albo delle Imprese Artigiane ed è compito delle Camere di Commercio vigilare su eventuali violazioni, che includono anche l’adozione di marchi o denominazioni ingannevoli.

I controlli possono esser fatti sul marketing online e/o sul territorio anche dalla Guardia di Finanza e dalle Asl per quanto riguarda i generei alimentari. Durante i controlli vengono verificati registri e iscrizioni, confrontate dichiarazioni commerciali, fatturazione e attività reale. In caso di irregolarità, scattano le multe. Le sanzioni amministrative pecuniarie partono da un minimo di 25 mila euro per chi utilizza denominazioni artigiane (ditta, insegna e marchio) senza essere iscritto all’Albo di categoria. Per l’impresa che abusa del titolo possono arrivare fino all’1% del fatturato.
La tutela del vero Made in Italy
L’identikit del vero artigiano prevede anche altri requisiti.
Innanzitutto devono esserci, oltre all’iscrizione all’Albo, il coinvolgimento personale e diretto del titolare nel lavoro, un numero limitato di dipendenti e l’attività manuale di produzione, trasformazione e riparazione.
“Artigianali” non sono i micro-brand creati sui social senza iscrizione e neppure le attività commerciali generiche anche se “fatte a mano”.
Secondo quanto rileva Confartigianato questo intervento legislativo può contrastare il fenomeno dell’abusivismo proteggendo 588 mila imprese artigiane regolari attive nei settori maggiormente esposti alle truffe quali la manifattura d’eccellenza come alimentare, moda, arredamento fino alle attività di servizio come acconciatori, idraulici e autoriparatori.
La legge garantirà così che le parole “artigiano” e “artigianale” ritornino a significare davvero qualità, competenza e iscrizione certificata.



