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Scuola, tpl, giornalisti: l'Italia si ferma ancora. Sempre di venerdì

Scuola, tpl, giornalisti: l'Italia si ferma ancora. Sempre di venerdì

Proteste nazionali e locali indette dai sindacati nella giornata del 27 marzo, tra rinnovo dei contratti e condizioni di lavoro

Scuola e stampa in tutta Italia, trasporto pubblico locale in diverse città (a partire da Milano). L’Italia torna a fermarsi, venerdì 27 marzo, per una serie di proteste sindacali indette in importanti settori. Agitazioni che creeranno disagi alla popolazione e si legano a una variegata serie di rivendicazioni: dal rinnovo dei contatti scaduti a scelte che rischiano, nell’analisi dei sindacati, di compromettere il miglior svolgimento delle rispettive funzioni.

Lo sciopero della scuola

Il primo sciopero nazionale è quello proclamato in tutta Italia dal Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente (Sisa), che coinvolgerà per l’intera giornata tutte le principali figure (dagli insegnanti, ai dirigenti scolastici, al personale amministrativo, tecnico e ausiliario – Ata) del settore dell’istruzione e della ricerca. L’astensione dal lavoro si lega a una serie di problematiche e richieste. Tra queste spiccano le motivazioni economiche, con la domanda di un aumento netto degli stipendi del 20% che consenta di compensare la perdita del potere d’acquisto a causa dell’inflazione. Il Sisa richiede anche che cambi l’organizzazione del personale, attraverso l’istituzione di un ruolo unico per i docenti, in modo da garantire loro la parità di orario e trattamento economico dalla scuola dell’infanzia fino alle superiori. Altri temi alla base dello sciopero sono: la richiesta di stabilizzazione immediata dei precari su tutti i posti vacanti, compresi quelli del personale Ata; l’abolizione del concorso per dirigenti scolastici, sostituendolo con un sistema elettivo interno; l’introduzione delle lingue araba, russa e cinese nelle scuole superiori; la possibilità di pensionamento anticipato dal 2026/27 per chi ha un’invalidità superiore al 67% e almeno 30 anni di servizio; una riduzione dei costi dei percorsi di specializzazione.

Lo sciopero dei giornalisti

È nazionale anche l’agitazione indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi) per i giornalisti, che si fermeranno sia venerdì 27 marzo che, successivamente, giovedì 16 aprile. In questo caso, la parola d’ordine usata dalla Fnsi nella nota ufficiale in cui si illustrano le ragioni dello sciopero è “dignità”, che si richiede sia riconosciuta all’informazione sia al presente sia nella prospettiva di garantire un futuro, appunto, “dignitoso” al settore. Un tema che “oggi non è scontato, anzi”, si afferma ricordando in particolare che i giornalisti sono la categoria che attende da più tempo, 10 anni, il rinnovo del contratto di lavoro. Il tutto si unisce una perdita del 20% del potere d’acquisto degli stipendi a causa dell’inflazione. “C’è un altrettanto evidente tema di autorevolezza e indipendenza della stampa”, aggiunge la Fnsi, a cui è già arrivata la risposta della Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg). Riguardo al contratto, gli editori, ammettendo che una sua modernizzazione sarebbe “essenziale come strumento di competitività” insieme a una maggiore flessibilità, sottolineano però nel contempo che quello in vigore è “ancorato a modelli di business non più esistenti”, garantendo “privilegi ormai non più sostenibili”. Nello specifico, si citano a riguardo “il pagamento delle ex festività abolite 50 anni fa o gli automatismi retributivi in percentuale”. Riguardo infine al tema dei collaboratori, la Fieg ribadisce inoltre la volontà di “migliorare le regole e i compensi vigenti”.

Lo sciopero nel Tpl

Il terzo sciopero indetto per venerdì 27 marzo 2026 è infine quello che interesserà il trasporto pubblico locale, in questo caso non sull’intero territorio nazionale, ma interessando comunque alcune grandi città. In particolare, si preannuncia una giornata di disagi a Milano, dove Ai Cobas ha proclamato un’astensione di 24 ore dei lavoratori del Gruppo Atm. Tra le fasce orarie maggiormente a rischio sono state individuate quella tra le 8.45 e le 15 e quella dalle 18 a fine servizio. Le ragioni della mobilitazione, viene spiegato in una nota, si legano soprattutto alla protesta contro i processi di apertura al mercato, privatizzazione e ricorso agli appalti dei servizi che oggi sono gestiti dal Gruppo Atm. La richiesta, sul tema, è dunque di tornare a una gestione pubblica diretta del trasporto locale, anche per quanto riguarda le attività complementari. Vengono nel contempo segnalate criticità anche sul fronte della sicurezza, legate in particolare al tema delle aggressioni, e della salute, con la segnalazione di carenze nelle operazioni di pulizia e sanificazione, e non mancano anche in questo caso rivendicazioni di natura contrattuale ed economica. Tra le altre principali città italiane in cui i mezzi pubblici si fermeranno, anche se non per l’intera giornata, ci sono anche Napoli (sciopero del personale Eav e delle linee ferroviarie vesuviane dalle 19 alle 23), Torino (i lavoratori di Arriva Italia si fermano dalle 16 a fine servizio), Novara (stop dei dipendenti della Sun dalle 17.30 alle 21.30) e Frosinone (Cialone Tour, dalle 13 alle 17).

Alberto Minazzi

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