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Petrolio a 112$: mercati in panico, Italia valuta accise

Petrolio a 112$: mercati in panico, Italia valuta accise

Il prezzo del greggio schizza del 25% in poche ore, mettendo in crisi Borsa e inflazione. Il G7 valuta il rilascio dalle riserve strategiche, mentre Roma studia interventi immediati per evitare benzina oltre i 2 euro al litro

Il costo del greggio è aumentato del 25%, superando i 112 dollari al barile.
Il panico si è impadronito dei mercati azionari, che hanno iniziato a crollare, a partire da quelli asiatici. E il rischio di un’impennata dell’inflazione è concreto.
Come spesso accade con le guerre, quella in corso in Medio Oriente rischia di produrre danni sul piano economico che vanno ben oltre quelli direttamente legati al conflitto. Per fronteggiare l’emergenza, i responsabili della politica mondiale hanno dunque deciso di muoversi da subito, prendendo in considerazione ipotesi come il rilascio di petrolio dalle riserve.
Mentre l’Italia sta valutando la reintroduzione dell’accisa mobile sui carburanti.

Il vertice del G7 sulle riserve strategiche di petrolio

Secondo le fonti citate dal quotidiano economico-finanziario britannico Financial Times, alla call organizzata alle 8.30 di New York parteciperanno un alto funzionario del G7, i ministri delle Finanze degli Stati membri e Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie).

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Sarà infatti questo ente a essere chiamato a coordinare gli interventi che saranno decisi nel summit, a partire dal possibile rilascio congiunto di petrolio dalle riserve strategiche dei 32 Paesi aderenti all’Aie per frenare l’impennata dei prezzi.
L’idea, sempre secondo il Financial Times, avrebbe il sostegno degli Stati Uniti, dove alcuni funzionari hanno stimato come appropriato un rilascio di un quantitativo di barili tra 300 e 400 milioni, pari al 25-30% del totale accantonato come riserva.

Il possibile ritorno delle accise mobili in Italia

Il Governo italiano, nel frattempo, ha confermato, prima per bocca del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, trovando poi conferma in un videomessaggio della premier, Giorgia Meloni, che sta valutando l’idea di riattivare il meccanismo delle accise mobili sui carburanti.
Il tema dovrebbe essere portato al tavolo del Consiglio dei ministri previsto per martedì 10 marzo. Si tratta di una misura che, calcolano gli esperti, potrebbe incidere sul costo finale tra 4 e massimo 7 centesimi al litro, consentendo di riportare così la benzina sotto la soglia psicologica dei 2 euro raggiunta in alcuni casi nelle ultime ore.
La presidente del Consiglio ha intanto attivato una task force per monitorare l’andamento dei prezzi, anche al fine di evitare speculazioni.

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L’accisa mobile: cos’è e come funziona

Prevista già nel 2007 e ritoccata nel 2023 dopo la crisi innescata dalla guerra in Ucraina, l’accisa mobile consiste nell’utilizzo della maggior Iva derivante dall’aumento dei prezzi ai fini della riduzione delle accise stesse, per un contenimento degli effetti sull’inflazione.
Ferme restando le coperture, il Governo sta valutando un’ulteriore modifica dei parametri della norma in vigore per riadattarla alla situazione attuale.
In pratica, la norma interviene riducendo l’accisa quando il costo della benzina supera una certa soglia, calcolata rispetto alla media dei due mesi precedenti. Per decidere se scatta l’intervento, occorre quindi capire di quanto i prezzi sono aumentati e se questo aumento è stabile nel tempo, e non solo un picco momentaneo. Questo meccanismo serve a contenere gli effetti sull’inflazione, garantendo che la riduzione delle accise agisca davvero quando il rincaro dei carburanti diventa consistente e duraturo.

Le accise e il prezzo della benzina

L’applicazione delle accise, che consistono in sostanza in imposte sulla fabbricazione e la vendita di alcuni prodotti il cui ricavato viene utilizzato per fronteggiare esigenze di cassa in particolare di fronte a emergenze, avviene in diversi Paesi.
In Italia, la prima fu quella per la guerra d’Etiopia del 1935/36 che, tecnicamente è ancora in vigore.
In realtà, però, dal 1995 tutte le diverse accise sono state unite in un’unica tassa indifferenziata, diventata poi strutturale nel 2013. Ed è una tassa che, unita all’Iva al 22%, secondo i calcoli di Assoutenti incide al 61,1% sul prezzo finale della benzina e al 57,2% su quello del gasolio.
È proprio per questi carichi fiscali che i prezzi alla pompa, in Italia, sono tra i più elevati dell’Eurozona, visto che, al contrario, guardando al solo costo della materia prima, ci troveremmo nelle posizioni di coda.

Il costo del caro-bollette: secondo Cgia, quasi 10 miliardi in più

I rincari energetici sono destinati a tradursi in aumenti dei costi anche attraverso le bollette. Un impatto, questo, che per le imprese l’Ufficio studi della Cgia di Mestre ha quantificato su base annua in 7,2 miliardi (+12,6%) per l’elettricità e 2,6 miliardi (+16,6%) per il gas. A essere maggiormente penalizzati dalla variazione della spesa per l’energia, mediamente al +13,5% in Italia, sono gli imprenditori del Nord: in valore assoluto, quelli lombardi (quasi 2,3 miliardi in più); percentualmente (+13,8%), quelli dell’Emilia Romagna, seconda anche per variazione assoluta (+1,2 miliardi), quasi alla pari col Veneto.
“Molto dipenderà – è l’analisi di Cgia – dalla durata e dall’intensità della crisi: più il confronto si prolunga, maggiore è il rischio di ulteriori rialzi”. I numeri, dunque, “invitano alla prudenza” anche se, nel confronto con la crisi russo-ucraina, “oggi siamo lontani da quei picchi”.

Alberto Minazzi

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