Partita da Vigonza, comune della Riviera del Brenta, si sta sviluppando sempre più l’iniziativa che punta sul nome del grande architetto come “ambasciatore” nel mondo della bellezza della regione
Il 6 dicembre del 2010, il Congresso degli Stati Uniti ha ufficialmente riconosciuto Andrea Palladio come il “Padre dell’architettura americana”. Da allora sono passati 15 anni. Tanti ce ne sono voluti perché il Veneto, che a uno dei più influenti architetti rinascimentale diede i natali (a Padova) vedendone poi la crescita (soprattutto tra Venezia e Vicenza, ma non solo), si accorgesse dell’enorme potenziale legato a un “testimonial” di questa portata. Partendo dall’arte palladiana, riconosciuta patrimonio Unesco, e dal legame tra l’architetto con l’identità veneta (e dunque dalla storia), il passo verso il mondo dell’impresa (e il futuro) è infatti molto più breve di quel che si può pensare.
Palladio ambasciatore della bellezza del Veneto
L’idea è sorta un anno fa, nel piccolo comune di Vigonza, sulla Riviera del Brenta, dal confronto tra lo scrittore Matteo Strukul e il locale vicesindaco, Damiano Gottardello. E, in questi 12 mesi, si è consolidata e cresciuta, fino a raggiungere le dimensioni di un vero e proprio progetto. Che, per ora, si è sviluppato con una serie di iniziative legate all’area territoriale limitrofa, ma adesso è pronto a espandersi verso il resto del Veneto. E soprattutto punta a coinvolgere la Regione. Agli uffici regionali è stata non a caso trasmessa la mozione attraverso cui il Comune, che se ne è fatto promotore, esprime “la volontà di avviare un percorso per il riconoscimento di Andrea Palladio quale ambasciatore della Bellezza per il Veneto”.

”Ci piacerebbe – spiega Gottardello – che la Regione creasse un “contenitore” per questa iniziativa, diventandone parte attiva al fianco delle numerose persone che intendiamo coinvolgere attraverso la loro collaborazione nella prospettiva di assumere decisioni comuni. Il progetto è ambizioso, ma anche più semplice di quel che si possa pensare. Del resto, se lo hanno fatto gli Usa, perché non possiamo pensarci anche noi? Abbiamo semplicemente osato sognare. E siccome sognare è gratis, e il futuro è fatto di sogni, ci piacerebbe portare l’idea anche alla Casa Bianca, per condividere un legame che ci unisce con gli Usa e, in tal modo, dare un’ulteriore forza di immagine alle nostre imprese”.
Dall’arte all’impresa, nel nome del Palladio
In prospettiva, se riuscirà a prendere piede, si sta allora già pensando a un possibile logo. “Ma ancor più che a identificarci formalmente – precisa il vicesindaco di Vigonza – ciò a cui puntiamo è sfruttare nella dinamica delle relazioni internazionali una figura come Palladio, che il mondo ci invidia ma che le nostre imprese secondo me non hanno saputo finora utilizzare con la giusta fantasia. Partendo dal nome del “padre dell’architettura americana”, riteniamo invece che sia possibile promuovere il marchio veneto anche nei territori e con le imprese di oltreoceano, sfruttando questa importante e riconosciuta figura di “ambasciatore” di tutti i valori che caratterizzano il Veneto. E ci dà forza in questa convinzione il risultato dei primi approcci che abbiamo avuto, sia pure solo a titolo personale”. La prospettiva, rivela Damiano Gottardello, è quella di arrivare alla concretizzazione entro fine anno, al massimo entro inizio 2027. Un traguardo non impossibile, se si pensa che il via è avvenuto appena il 15 aprile 2025, prima giornata nazionale del Made in Italy promossa dal Ministero, che aveva individuato l’Amministrazione vigontina come collaboratrice locale. Nell’occasione, ricorda il vicesindaco, il Comune di Vigonza aveva incentrato il focus sulla locale fiorente industria della scarpa, dedicando al tema un convegno.
Dalle eccellenze del passato a quelle che permettono di guardare al futuro
All’appuntamento, oltre a importanti rappresentanti industriali e stakeholders del settore, fu invitato anche Strukul, autore di numerosi romanzi storici su Venezia, a cui fu affidata la serata conclusiva, che lo scrittore dedicò proprio alla figura di Palladio. “Gli chiesi – ricorda Gottardello – di dare un ulteriore slancio storico al percorso che stavamo facendo. Ritengo infatti che, per aver un futuro, sia necessario ripartire dal proprio passato. E, nell’occasione, ci trovammo d’accordo sul fatto che, avendo bisogno di qualcuno che ci rappresentasse, potesse essere proprio il grande architetto la figura su cui puntare”. Un’ulteriore passo avanti fu poi compiuto sempre a Vigonza a ottobre, in occasione del primo festival “L’impresa della bellezza”, di cui Strukul è direttore artistico, dedicato proprio ai temi dell’impresa e del made in Italy, in collegamento con arte e bellezza, considerando ciò che ci ha lasciato il passato come “bussola” importante anche per guardare al futuro. E il prossimo step sarà la giornata del Made in Italy 2026, dedicata alla creatività. “L’armonia che viene dal passato – conclude il vicesindaco – ha un futuro in cui i giovani giocano un ruolo fondamentale. Intanto, stiamo lavorando anche a una successiva serie di eventi di presentazione del progetto nelle ville palladiane, realizzati in collaborazione con l’orchestra polifonica di Padova”.
Strukul: “Un atto di gratitudine dovuto, una battaglia culturale”
La conclusione della giornata del Made in Italy 2026 a Vigonza sarà intanto affidata nuovamente a Matteo Strukul. Lo scrittore, attraverso il suo racconto, approfondirà proprio il ruolo di Andrea Palladio nella storia dell’arte e del Veneto, in un excursus che tratterà non solo di arte e architettura, ma anche del rapporto stretto tra territorio e impresa nel corso dei secoli, con uno sguardo al futuro. Sarà dunque una sorta di chiusura del cerchio, visto che, come ricorda l’autore, un ruolo fondamentale verso la maturazione dell’idea dell’architetto come ambasciatore della bellezza del Veneto lo ha giocato proprio il suo romanzo “L’oscura morte di Andrea Palladio”.

“Facendomi specie – ricorda – il fatto che, 2 anni dopo il 500° anniversario della sua nascita, il riconoscimento alla sua figura era arrivato dagli Stati Uniti e non da noi, fu proprio in occasione del tour di presentazione del libro che, lanciai la provocazione di nominare Palladio come padre dell’architettura anche del Veneto, se non di tutta Italia”. Se il percorso nasce dal romanzo e dal basso, secondo Strukul è però ora diventato una vera e propria “battaglia culturale di civiltà”. “Penso – motiva – che non sia in dubbio il fatto che sitratta di uno dei più grandi architetti della storia. E credo di non sbagliare pensando a un riconoscimento formale attraverso una norma programmatica enunciativa nello Statuto regionale. La cultura spesso è poco dinamica e legata ai salotti, ma ritengo sia giusto definirla una “infrastruttura sociale”. E credo che quello che mi auguro possa essere accettato seduta stante e all’unanimità dal Consiglio regionale sarebbe un atto di riconoscenza e di gratitudine dovuto dai veneti a un genio del Rinascimento”.
Alberto Minazzi



