Uno degli spazi pubblici più prestigiosi dell’edificio veneziano è ritornato al suo splendore dopo un importante restauro durante il quale è emersa anche qualche sorpresa
Ci sono voluti più di due anni di intensi lavori tra monitoraggi, mappature, analisi e vari interventi ma alla fine la Sala delle Quattro Porte di Palazzo Ducale, la residenza dei Dogi e sede del governo di Venezia, è ritornata a splendere.
Da adesso dunque, uno degli spazi più prestigiosi dell’edificio veneziano è riaperto al pubblico in tutta la sua magnificenza.
L’intervento ha riguardato il grande soffitto voltato “alla romana” sia per la parte strutturale non visibile, sia nel suo ricco apparato decorativo di dipinti murali e stucchi, i portali lapidei e i gruppi scultorei, le finestre lapidee e le tele dipinte a monocromo. Un restauro complesso, reso possibile grazie al contributo dell’organizzazione statunitense senza scopo di lucro Save Venice, che ha partecipato con 662 mila euro sul complessivo costo di 747 mila, completato con altri investimenti derivati dall’Art Bonus tra i quali quello di The Gritti Palace, a Luxury Collection Hotel, Venice e la Fondazione Musei Civici.
La scoperta nella Sala delle Quattro Porte
La Sala delle Quattro Porte è un ambiente sontuoso che dà accesso alle stanze in cui, guardano indietro nella storia, si riunivano alcuni tra i più influenti organi della Repubblica di Venezia, quali il Senato e il Consiglio dei Dieci. Ai tempi della Serenissima, patrizi influenti, diplomatici stranieri e ospiti reali varcavano le soglie di questa Sala per raggiungere i loro uffici e incontrare i funzionari governativi.
Le Quattro Porte monumentali, progettate da Andrea Palladio, presentano statue scolpite da alcuni dei massimi artisti della Venezia di fine Cinquecento come Alessandro Vittoria, Giulio del Moro, Francesco Castelli e Girolamo Campagna e l’iconografia fu ideata per raffigurare le virtù associate alle rispettive sale cui ogni porta dava accesso.
La Sala delle Quattro Porte, decorata originariamente con un soffitto ligneo ricco di intagli e dorature e impreziosita da portali marmorei colonnati e gravemente danneggiata da un incendio nel 1574 che interessò l’intero Palazzo Ducale, deve l’aspetto attuale a un’imponente ricostruzione tra il 1575 e il 1577.
Venendo ad oggi, il restauro sul grande soffitto voltato “alla romana” mette in luce nel suo ciclo pittorico realizzato per mano originaria da Jacopo Tintoretto, il mito di Venezia, la sua indipendenza e il ruolo della sua nobiltà. Proprio lo studio dei dipinti del soffitto ha portato a scoprire che le opere a suo tempo non sono state realizzate ad affresco, bensì con colori a olio stesi su una preparazione a base di gesso e colla, secondo una tecnica affine a quella della pittura su tela. Una modalità esecutiva che, complici vari interventi successivi non sempre documentati, con il passare di tanti anni ha reso più complessa la conservazione delle superfici e la loro lettura.
Gli interventi di restauro
In particolare, i lavori sul sontuoso soffitto hanno interessato sia la parte strutturale, sia i dipinti murali e gli stucchi, i portali e le finestre lapidei, i gruppi scultorei e le tele dipinte a monocromo. La mappatura dello stato di conservazione, ispezioni e una campagna di analisi hanno consentito di individuare strati aggiunti alla pellicola pittorica originale.
A seguito di un confronto iconografico e stilistico con studiosi ed esperti di storia dell’arte si è proceduto all’integrazione delle parti mancanti e delle abrasioni con colori ad acquerello e vernice per restituire una lettura unitaria ed equilibrata delle superfici decorate. Una parte importante del restauro è stata il recupero e la messa in sicurezza degli ancoraggi metallici originali della struttura della volta del soffitto, ampiamente manomessi nel corso dei rifacimenti ottocenteschi della copertura. Gli interventi sulle superfici lapidee dei quattro portali hanno riguardato prevalentemente la pulitura per far di nuovo risaltare la policromia dei marmi, come sono state ripulite anche le cornici lapidee delle finestre assieme alla rimozione e correzione di alcune stuccature. Per quanto riguarda le tele monocrome si è proceduto alla graduale rimozione del consistente strato di vernice e dei ritocchi riconducibili all’ultimo intervento di restauro degli anni Settanta.

Un laboratorio conservativo visibile per far risplendere i dipinti del soffitto e la Sala
Seppure ufficialmente la Sala delle Quattro Porte riapra adesso al pubblico, nel corso dei lavori di restauro, è stato comunque possibile la vista delle sue decorazioni con l’allestimento di un “cantiere aperto” al primo piano lungo il percorso di palazzo Ducale che ha consentito di osservare i restauratori al lavoro sulla decorazione parietale dei quattro portali della Sala.
Sul grande soffitto voltato “alla romana” della Sala, nel riquadro centrale Giove conduce per mano Venezia nell’Adriatico in segno di una dominazione su questo mare per disposizione divina perché vi si conservino la religione e la libertà cristiana. Nei due tondi laterali si vedono un’allegoria della libertà politica garantita da Venezia all’Italia con una donna che spezza un giogo e Giunone che offre a Venere il pavone e il fulmine a simbolo di grandezza e autorità. Otto mandorle attorno raffigurano allegoricamente le città e i territori della Repubblica: Verona, Padova, Brescia, Istria, Treviso, Friuli, Vicenza e Altino.
Sui lati corti della Sala vi sono il connubio di Venezia e Nettuno, riproduzione dell’opera su tela di Giambattista Tiepolo conservata nella Quadreria e il dipinto murale Venezia vergine e incorruttibile che si appoggia al mondo di Nicolò Bambini. Queste opere sostituirono nel XVIII sec. i dipinti murali con i medesimi soggetti realizzati da Jacopo Tintoretto. L’insieme è incastonato in una ricca decorazione murale a grottesche su fondo a finto mosaico.
Silvia Bolognini







