La mostra “Mille Facce di una città” porta alla luce l’archivio storico di ArtFoto-Tagliapietra. 240.000 ritratti raccontano la vita dei padovani dal dopoguerra agli anni ’90. Con la possibilità di dare un nome a chi sembrava perduto
C’era una volta, la fototessera. O il ritratto di famiglia.
C’era una volta l’evento per il quale bisognava vestirsi bene, andare dal barbiere o dal parrucchiere, rassettarsi e imbellettarsi, per poi andare dal fotografo e imprimere, coi sali d’argento, il proprio volto ‘sulle negative’ (e non sui negativi), per poi avere lo sviluppo della propria fotografia.
Un processo commerciale di un tempo che suona come un rito, oggi, in questo terzo millennio dove il digitale permette un selfie qualunque ad ogni pié sospinto.
Quella ritualità fotografica è tornata a splendere, nell’inverno padovano, grazie ai cinquant’anni di lavoro dello studio fotografico ArtFoto – Tagliapietra e alla lungimiranza del suo erede, Richard Khoury.

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Mille facce di una città
Per preservare l’archivio fotografico dello storico studio che dagli anni Cinquanta e fino al 1999 ha scattato e impresso i volti dei padovani, su pellicola e carta, è nato infatti il progetto “Mille facce di una città”.
Non una semplice mostra ma una vera e propria riscoperta della memoria collettiva, che si ritrova negli oltre 240.000 ritratti conservati dallo storico studio: dai volti più noti della borghesia cittadina fino alle persone comuni, immortalate con uguale maestria.
Con questa iniziativa, Padova ha l’occasione anche di dare un nome a ciasuno di loro, restituendo identità a chi, per decenni, era rimasto intrappolato nell’anonimato delle negative.
Ogni fotografia porta con sé un numero, e proprio quell’indicazione diventa oggi la chiave per ricostruire storie, parentele, ricordi familiari.
Una web-app amplia le occasioni di “riconoscimento”
Punto di inizio del progetto è la mostra fotografica in Galleria Cavour, iniziata lo scorso 16 gennaio e in esposizione fino al 15 marzo 2026; nell’impossibilità di esporre tutte le centinaia di migliaia di negative, sono state scelte mille facce, condensate in una installazione di 2 m di altezza e 8 di lunghezza, con la possibilità di ammirare i positive delle pellicole su una web-app realizzata apposta per l’occasione. Da qui, la sfida: tentare di dare un nome ad almeno una parte delle 240.000 negative, invitando le persone in possesso di foto originali ArtFoto – Tagliapietra a portare le stampate alla mostra.
Ritrovando l’abbinamento alla negativa di riferimento, sarebbe possibile dare un’identità alla persona ritratta, per pubblicare poi a fine mostra un quaderno dei padovani ‘ritrovati’.
Una sola mostra, vari piani di lettura
«Oggi questi oltre 240 mila ritratti sono uno straordinario spaccato, storico, antropologico ma anche artistico della città. Un “album di famiglia” – afferma l’assessore alla cultura di Padova, Andrea Colasio – che mette assieme ai padovani più illustri la borghesia cittadina fino alle classi più umili, tutti fotografati con uguale maestria nello studio di Via Gorizia. E salta subito agli occhi che l’immagine di sé, oggi portata all’estremo dalla moda dei selfie resi semplicissimi dai nostri smartphone, contava eccome anche per le generazioni passate. Questa importante mostra, ci offre vari piani di lettura, tutti interessanti: quello della scoperta degli studi fotografici tradizionali, oramai scomparsi, e quello di un viaggio nell’evoluzione della rappresentazione di noi stessi, evidentissimo confrontando le foto dell’immediato dopoguerra a quelle degli anni Ottanta».
Verso la Casa della Fotografia
Con l’idea di continuare a preservare l’archivio di ArtFoto – Tagliapietra, alla mostra si vuole far seguire la promozione e l’istituzione di una Casa della fotografia, per mantenere intatto una delle poche testimonianze analogiche rimaste in Italia riguardanti la pellicola; un’istituzione che faccia rete con l’interesse comune cittadino, per studiare e diffondere questa memoria fotografica tangibile. È prevista, in tal senso, un incontro pubblico nella giornata di venerdì 20 febbraio, alle 17.30, nella sede della mostra, con l’assessorato e gli esperti del settore, per iniziare a intavolare una discussione in merito.

«Quando mio padre Nicolas, nel 1999 ha deciso di chiudere lo storico studio ArtFoto in Via Gorizia, attività che aveva rilevato dai Tagliapietra fin dagli anni ’60 – racconta Richard Khoury, curatore e ideatore del progetto – pensava di fare quello che hanno fatto centinaia di altri studi simili: buttare via tutto. Mi sono opposto, e per fortuna mi ha dato retta: da allora mi sono subito concentrato sulla salvaguardia dell’immenso archivio che ho riordinato e custodito per evitare possibili danni. Questa mostra ha un duplice scopo: svelare un archivio sconosciuto e aprire un dibattito sulle possibili iniziative per salvaguardare e valorizzare non solo questo, ma anche i numerosi altri archivi presenti in città frutto del lavoro degli ultimi fotografi che hanno utilizzato la pellicola».
La mostra è organizzata dall’associazione ArTeam, con il contributo del Comune di Padova, il patrocinio del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Padova e in collaborazione con Aps Holding.
L’ingresso è libero, dal giovedì pomeriggio (dalle 15.30 alle 19.30) alle giornate di venerdì, sabato e domenica (dove si aggiunge anche la mattina, dalle 10 alle 13).
Per contatti e maggiori informazioni: info@arteam.it – www.1000facce.it
Damiano Martin








