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Ogni battito conta. In tutti i sensi. Ecco l'era della salute predittiva

Ogni battito conta. In tutti i sensi. Ecco l'era della salute predittiva

I dispositivi indossabili e l’AI stanno cambiando tutto: dal monitoraggio del corpo alla prevenzione delle malattie, fino al valore economico dei  dati biologici

La salute sta in un flusso continuo di dati.
E la rivoluzione è già nelle nostre tasche. Ma non riguarda solo il corpo. Tocca anche la sfera economica e rischia di insinuarsi pesantemente nella nostra privacy e sul modo in cui i dati biologici possono essere usati a fini commerciali o assicurativi.      L’intelligenza artificiale può già rilevare infezioni, intercettare stress o depressione analizzando comportamenti e segnali fisiologici.
Ma Apple, Google e Samsung stanno già progettando dispositivi capaci di andare oltre: predire le malattie prima dei sintomi, suggerire interventi clinici e cambiare per sempre il modo in cui ci prendiamo cura di noi stessi.
L’idea è chiara: passare da una medicina che reagisce ai problemi a una che li anticipa.
Ai medici umani si stanno quindi già affiancando gli algoritmi, mentre smartphone e wearable si stanno trasformando in strumenti di prima linea nella diagnosi quotidiana.
Secondo il Financial Times, le nuove funzionalità di monitoraggio biometrico già influenzano le assicurazioni nella valutazione dei rischi, con scenari impensabili se si parla di possibili infarti o altri eventi critici.
Il Wall Street Journal sottolinea invece come le Big Tech spostino il business dall’hardware ai servizi sanitari monetizzando abbonamenti, integrazioni con assicurazioni e partnership sanitarie.
Il vero valore economico? I nostri dati, interpretati dall’AI, che diventano la nostra “identità biologica digitale”.

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Gli smartphone, una piattaforma sanitaria ideale

L’applicazione dell’intelligenza artificiale al monitoraggio sanitario si inserisce all’interno di un ragionamento più ampio legato al progressivo invecchiamento della popolazione. Nella cosiddetta “longevity economy”, le aziende stanno puntando in particolare su prevenzione precoce, gestione dei casi cronici non più in ospedale ma a domicilio e “healthy aging”, ovvero migliorare e prolungare la durata della vita. In questo modo, si è venuto a creare un nuovo mercato di servizi di longevità personalizzati basati sui dati, in cui le tecnologie di monitoraggio domestico e indossabili assumono un ruolo fondamentale. Essendo pieni di sensori, che consentono una raccolta dati continua anche in quanto li portiamo sempre con noi, gli smartphone appaiono dunque la piattaforma sanitaria ideale, anche per monitoraggi su larga scala. Le evidenze accademiche aggiungono poi che l’abbinamento tra sensori e Ai consente anche una diagnosi distribuita, con un potenziale enorme. Un quadro che, però, presenta diverse criticità. Il rischio di “medicalizzazione totale” della vita pone per esempio la necessità di riflessioni sulla privacy e sull’eventuale uso commerciale dei dati, ma anche sul modello economico, ovvero su chi ne sosterrà i costi. E c’è anche un problema di affidabilità clinica: dalla validazione scientifica dei dispositivi, all’accuratezza dei dati, al rischio di falsi positivi, inutili allarmi e “ansia da monitoraggio”.

I principali sensori-chiave della salute predittiva

Tra i molti tipi di sensori che si stanno sviluppando, i più importanti sono ritenuti quelli che consentiranno un monitoraggio del glucosio nel sangue in forma non invasiva, per esempio attraverso la luce, utilizzando sensori ottici sotto pelle o basandosi sull’analisi del sudore. Al momento, non esistono sul mercato sistemi affidabili e ci vorranno realisticamente almeno dai 3 ai 7 anni per avere versioni cliniche affidabili. Sono invece già presenti, anche se in forma limitata e che richiede ulteriori calibrazioni, dispositivi per il monitoraggio continuo della pressione sanguigna senza bracciali. Così come già oggi si usano sensori invisibili per individuare stress e salute mentale attraverso la variabilità del battito, il sonno o il movimento. In questo caso, il passo successivo sarà quello di dotare l’intelligenza artificiale della capacità di dedurre situazioni di burnout, depressione e ansia. Ci sono anche tecnologie emergenti per tenere sotto controllo respirazione e malattie polmonari ed esistono già, ma sono in evoluzione, sensori cardiaci avanzati e sensori di rilevazione continua della temperatura corporea.

Dal corpo chimico al gemello digitale

Mentre, in prospettiva, si punta ad avere sensori in grado di basarsi non su segnali fisici, ma su una analisi chimica continua del corpo, per esempio attraverso il rilevamento di glucosio, lattato, elettroliti, cortisolo o infiammazione. E un altro settore importante, basato però non su apparati hardware bensì sul software, riguarda i sensori comportamentali. Da soli, bisogna ricordare, i sensori però non bastano: in parallelo, vanno sviluppati modelli predittivi che, oltre a valutare in tempo reale stati di salute complessi e non più semplici parametri, alla combinazione di segnali siano in grado di unire un’analisi personalizzata. Con un possibile traguardo finale: la costruzione di un gemello digitale biologico che sia in grado di simulare malattie, risposte a farmaci e invecchiamento.

Alberto Minazzi

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