Dagli episodi di accoltellamento a Bergamo ai progetti di strage a Perugia, il dibattito su Telegram e i rischi dei social spinge la Regione a proporre limiti d’età e supporto psicologico per i minori
I preoccupanti episodi di violenza estrema che hanno visto come protagonisti negativi riportati dalle cronache degli ultimi giorni hanno sicuramente un substrato culturale molto più complesso.
Ma il fil rouge del peso dei social network merita sicuramente una riflessione, come quelle che per esempio sono arrivate nelle ultime ore dal Veneto, sull’utilizzo di questi media da parte delle nuove generazioni.
Perché il ragazzino di 13 anni che ha accoltellato la professoressa di francese a Trescore Balneario, nel bergamasco, ha documentato il suo folle raid con una trasmissione in diretta su Telegram. E il 17enne residente pescarese arrestato a Perugia, che secondo le indagini stava lavorando alla fabbricazione di armi e ordigni chimici forse progettando una strage a scuola, era in contatto, sulla stessa piattaforma, con il gruppo “Werwolf Division”, che propaganda la superiorità della razza ariana e glorifica gli autori di stragi internazionali.
Il disegno di legge: stop ai social network per gli under 14
Sul tema dell’introduzione di un limite di età di 14 anni sotto il quale vietare l’uso dei social network esiste già un disegno di legge. A firmarlo è stato l’attuale presidente del Veneto, Alberto Stefani, nell’ultimo atto sottoscritto prima di dimettersi da Montecitorio per l’incompatibilità tra i due incarichi. “A quell’età – sottolinea Stefani – i giovani hanno bisogno di esperienze vere e incontri reali, non di finzione. E, soprattutto, devono essere tutelati dal rischio di emulazioni e dall’esposizione a contenuti violenti che possono influenzarli e spingerli a commettere reati nel mondo reale”.

Di qui l’appello a riportare con urgenza la tutela dei ragazzi al centro dell’agenda politica nazionale: “Occorre cambiare prospettiva – prosegue il presidente del Veneto – e rimettere al centro la salute dei giovani e il loro benessere psicologico. Ne va della sicurezza delle famiglie e del futuro della nostra comunità. Di fronte a quanto succede nel nostro Paese, e sulla scorta delle parole pronunciate dai genitori del tredicenne di Bergamo, non possiamo più aspettare”.
Le mosse del Veneto
Proprio nel senso della promozione di iniziative che consentano di contribuire alla prevenzione di forme di disagio rientra anche il testo depositato in Regione nei giorni scorsi dallo stesso Stefani, che punta a istituire la figura dello psicologo territoriale. Si tratta infatti di un esempio di intervento concreto per garantire supporto psicologico capillare sul territorio regionale. Ma non è l’unica mossa registrata a livello di Consiglio regionale Veneto. Muovendo dalle recenti decisioni giudiziarie negli Stati Uniti, che hanno coinvolto Meta e altre grandi piattaforme digitali per violazioni legate alla tutela degli utenti e ai rischi connessi all’uso dei social, il consigliere Alessio Morosin ha presentato il progetto di legge realizzato in collaborazione con l’associazione “Emergenza smartphone” intitolato “Tutela dei minori di 16 anni in materia di utilizzazione delle piattaforme sociali telematiche e dei servizi di messaggistica istantanea”.
Un vuoto di tutela da colmare
“Esiste – fa notare Morosin – un problema reale e crescente. I nostri figli sono troppo spesso lasciati soli davanti a strumenti progettati per catturare attenzione, senza adeguate garanzie. I social network, se utilizzati senza limiti e senza adeguati controlli, possono generare dipendenza, isolamento sociale e conseguenze anche gravi sul piano psicologico. La mia proposta normativa nasce proprio per colmare un vuoto di tutela, in linea con le indicazioni provenienti dall’Unione Europea”.
Alberto Minazzi



