Arte e Cultura +

Michael Armitage e Paulo Nazareth in mostra a Venezia

Michael Armitage e Paulo Nazareth in mostra a Venezia
Paulo Nazareth, Cuando Tengo Comida en Mis et Manos, 2012, video performance, 7 min. 12 sec.

Michael Armitage porta il Kenya tra mito e realtà a Palazzo Grassi, mentre Paulo Nazareth trasforma i suoi viaggi a piedi in una potente narrazione sulla memoria, la migrazione e i confini culturali a Punta della Dogana

Due luoghi iconici dell’arte a Venezia si preparano ad ospitare due grandi mostre.
Si tratta di “Michael Artmitage. The promise of change”, dal 29 marzo al 10 gennaio 2027 e “Paulo Nazareth. Algebra”, dal 29 marzo al 22 novembre.
Esposizioni di due artisti contemporanei di spessore, le cui opere sono esposte nelle principali collezioni internazionali e in musei e biennali di fama mondiale.
La prima, a Palazzo Grassi, è dedicata a una delle voci più originali e apprezzate della pittura contemporanea che sviluppa le sue opere tra rappresentazione e astrazione, narrazione documentaria e visioni oniriche.
La seconda nella splendida location di Punta della Dogana, evoca l’essenza dell’algebra (dall’arabo al-jabr che significa “riunire le ossa rotte”) come arte di risolvere gli ignoti e di riparare ciò che si è fratturato.

L’Africa orientale di Michael Armitage

Nato nel 1984, Armitage è un rinomato pittore keniota-britannico, conosciuto per i suoi dipinti a olio vibranti e stratificati che esplorano questioni socio-politiche, folclore e attualità dell’Africa Orientale.
I suoi lavori sono caratterizzati da uno stile narrativo e sono spesso eseguiti su lubugo, una tela tradizionale in corteccia d’albero ugandese. E’ il fondatore del Nairobi Contemporary Art Institute e nel 2022 è stato incaricato di disegnare una nuova moneta da una sterlina per il Regno Unito. Nelle sale di Palazzo Grassi si potranno ammirare sue oltre 150 opere realizzate negli ultimi dieci anni.

Michael Armitage, Untitled, 2024, Pinault Collection. Oil on Lubugo bark cloth. Photo : Kerry McFate -Courtesy the artist and David Zwirner

Il potere espressivo dei dipinti di Michael Armitage

La scelta dei soggetti e delle sfumature interpretative offre al visitatore un forte potere espressivo: il pittore non teme tematiche violente o dure, convinto che l’arte non possa ignorare la realtà ma debba confrontarsi con essa. Alcune delle sue opere più toccanti hanno come sfondo le conseguenze della guerra, la corruzione e l’instabilità nelle regioni equatoriali, la crisi migratoria, il peso del giudizio sociale e gli abusi del potere.
Al centro della sua iconografia c’è in particolare il Kenya, che esplora con sguardo critico, satirico e visionario.
I dipinti di Armitage in esposizione realizzati su bark cloth (tessuto tradizionale proveniente da Uganda e Indonesia) hanno tra i motivi figurativi personaggi reali e immaginari, tratti dalla letteratura africana contemporanea e dalla mitologia greca. In essi il colore è stato steso, rimosso e nuovamente applicato in un processo a più strati per dar vita a immagini suggestive e uniche.

Michael Armitage, Dandora (Xala, Musicians), 2022, Pinault Collection © Michael Armitage Photo : © White Cube (David Westwood)

“Algebra” del viaggiatore scalzo

Diverso il percorso espositivo a Punta della Dogana dell’artista brasiliano Paul Nazareth, che invita a seguire i suoi viaggi trasformati in dispositivi narrativi e performance artistiche. La mostra si basa un gruppo eccezionale di opere dell’artista appartenenti alla Pinault Collection, offrendo una riflessione sul movimento, sul corpo e sulle storie impresse nei luoghi e nelle culture attraversati dall’autore.
Il suo camminare non è solo viaggio: è una mappa vivente della storia, che mette in luce le tracce della violenza razziale e coloniale.
Con i suoi passi Paulo Nazareth trasforma la memoria e la saggezza degli antenati in arte, mostrando che conoscere vuol dire connettersi, non conquistare.

Paulo Nazareth, senza titolo [Encruzihada], 2022- plastica e gomma delle infradito 30 x 22 cm (11 3/4 x 8 5/8 in)

La mostra non segue un ordine cronologico e tematico, ma si struttura come stazioni in un continuum, una distillazione di una performance di vita e arte in corso.
Con fotografie, testi e Havaianas logorate che tracciano i momenti in cui identità e confini si scontrano, offrendo una diretta testimonianza della migrazione come esperienza vissuta e costruzione narrativa.

Silvia Bolognini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.