La sua vicenda, ricostruita dai ricercatori dell’Università di Siena, racconta l’incredibile ascesa di un lupo menomato che ha saputo dominare il territorio sfidando logica, rivali e aspettative scientifiche
Nel cuore del Parco della Maremma, tra dune, radure e macchia mediterranea, un maschio di lupo ha riscritto le regole -non scritte- della sua specie.
È riconoscibile da lontano: la zampa anteriore destra non appoggia come dovrebbe, una zoppia evidente che gli ha fatto guadagnare tra i ricercatori dell’Università di Siena il soprannome di “lo zoppo”.
Eppure, mentre la logica suggerirebbe per lui un destino marginale, la sua storia racconta tutt’altro.
Tutto ha avuto inizio nel 2023 quando è comparsa una nuova coppia proprio tra i territori dei due branchi storici del parco: quello settentrionale, più stabile e consolidato negli anni, e quello meridionale, da tempo radicato nelle zone basse e più riparate.
Un’area di intersezione, sospesa tra confini invisibili, dove ogni passo poteva trasformarsi in una dichiarazione di forza.
Il maschio era zoppo e nessuno avrebbe scommesso sulle sue possibilità di mantenere il territorio che aveva scelto per vivere e riprodursi.

La sorprendente espansione del branco
Nel 2024, tuttavia, le prime cucciolate, nel 2025 le seconde, a confermare che la menomazione non aveva compromesso la sua capacità di guidare la compagna, di difendere la tana e di garantire il cibo ai piccoli.
Di essere a tutti gli effetti un capobranco capace di prevedere movimenti, scegliere percorsi sicuri, evitare trappole, guidare gli altri nei passaggi più pericolosi.
Lo zoppo, insomma, ci sa fare e lo hanno capito presto anche i ricercatori.
E’ subito risultato evidente infatti che il branco meridionale iniziava a perdere terreno, trovandosi costretto ad arretrare stagione dopo stagione. Poi è toccato al nucleo settentrionale, il cui capobranco è stato ritrovato morto, probabilmente in uno scontro per il dominio del territorio.
Le fototrappole hanno iniziato a registrare con insistenza la sagoma dello zoppo proprio là dove fino ad allora si muoveva il rivale. Una presenza costante, mai casuale. Come se quel vuoto lasciato dal precedente dominante fosse stato colmato in un attimo da chi, almeno sulla carta, avrebbe dovuto essere il meno adatto a farlo.

Il progetto scientifico che lo segue passo dopo passo
La sua traiettoria non sarebbe comprensibile senza il progetto avviato dall’ Ente Parco Regionale della Maremma insieme all’Università di Siena, sostenuto anche dal programma del PNRR National Biodiversity Future Center, che prevede l’impiego di radiocollari satellitari applicati agli esemplari più difficili da monitorare.
Grazie a questi dispositivi, i ricercatori possono seguire la vita notturna dei lupi del Parco, le accelerazioni improvvise, le soste prolungate, distinguendo i siti di caccia dai riposi strategici, gli incontri con altri lupi dai momenti di fuga o pattugliamento.
Tra gli animali marcati, proprio il maschio zoppo è diventato la chiave di volta del progetto.
Catturarlo non è stato semplice, i tentativi sono durati mesi: i lupi dominanti sono i più diffidenti, quelli che imparano più velocemente a riconoscere odori, movimenti, anomalie.

La campagna di conquista del maschio zoppo
Eppure, una volta applicato il radiocollare, il suo mondo ha iniziato a prendere forma su mappe digitali.
Una costellazione di punti che raccontava molto più di una semplice sopravvivenza: raccontava una conquista.
È grazie a questa sequenza di segnali ottenuti dal team coordinato da Francesco Ferretti e sostenuto dal presidente del Parco, Simone Rusci, che emerge un animale capace di trasformare il limite della zoppia in un elemento secondario della propria identità.
Quello che conta, spiegano i ricercatori, è la sua capacità di leadership: un carisma animale che non si misura in perfezione fisica, ma in resistenza, conoscenza del territorio, determinazione nel difendere la propria famiglia.
Il carattere indomabile dello zoppo
Chi lo segue da anni sa che non è un caso se riesce a mantenere la posizione di dominante.
Le riprese mostrano un esemplare che non evita il confronto: anzi, sembra affrontarlo con una resistenza che sorprende anche gli esperti.
Nonostante la menomazione, guida il branco nelle controversie territoriali e, finora, ha avuto la meglio su branchi vicini.
È un’immagine che affascina i ricercatori, tra cui spicca la voce di Lorenzo Lazzeri, che ha raccontato la vicenda anche all’agenzia AGI rilevando come “lo zoppo” abbia saputo trasformare una debolezza apparente in una forza inattesa.
La ricerca continua
I ricercatori non si fermeranno qui.
Le loro osservazioni continuano a espandersi, puntando a coinvolgere anche altri branchi del parco, per ricostruire un quadro più ampio dei movimenti e delle strategie dei lupi nell’intero territorio.
Le informazioni raccolte dai radiocollari saranno messe in relazione con anni di dati già acquisiti dal gruppo di studio, dalle abitudini alimentari ai tracciati registrati dalle fototrappole.
In particolare, l’attenzione si concentrerà sulle popolazioni di cinghiali e daini che vivono nel Parco e che rappresentano il cibo principale per i lupi dell’area, e sul modo in cui la presenza dei dominanti, anche quelli “improbabili” come lo zoppo, influisce sull’equilibrio dell’intera comunità faunistica.



