fbpx

La nuova Marghera riparte da qui

nuova_marghera

A cento anni dalla sua nascita, l’area industriale veneziana cambierà volto grazie all’occasione offerta dalla redazione del nuovo Piano regolatore portuale

nuova_marghera
Si scrive “Piano regolatore portuale”, si legge rinascita di Marghera. Un’area che, come ha sottolineato il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, “ha dato da mangiare a tanta gente, ne ha uccisa tanta (anche se, quando si è cominciato non si sapevano quelli che sarebbero stati i gravi danni fatti dalla prima zona industriale) e adesso volta pagina”.
Sia chiaro: il nuovo strumento urbanistico (che passerà attraverso un lungo e complesso iter burocratico, che coinvolge Autorità portuale, enti locali e Governo centrale) non vedrà la luce prima di almeno cinque o sei anni. Ma gli obiettivi che Porto e Amministrazione si sono posti potranno iniziare ad essere perseguiti molto prima se, come auspicato, si arriverà entro fine anno ad una bozza d’intesa che tracci le linee all’interno delle quali la città si muoverà nei prossimi quarant’anni. E questo nella rinnovata ottica di collaborazione e condivisione tra gestori della cosa pubblica che superi con la partecipazione trasversale le logiche di scontro portate avanti per troppo tempo.
Del resto, allo stato attuale, si va avanti con due strumenti urbanistici, quelli che verranno sostituiti dal nuovo piano, che definire datati è poco. Il primo è il piano regolatore portuale di Marghera, che ha cristallizzato nel 1965 le idee concettualmente nate nel 1917 con l’invenzione dell’area industriale veneziana. Il secondo, ancor più risalente, è il piano regolatore portuale della Marittima, che ricomprende anche la Giudecca e l’area di San Marco, che fu approvato addirittura nel 1890 ma, di fatto, fu costruito già all’inizio dell’Ottocento.
«Se siamo potuti andare avanti fino ad oggi, significa che erano stati fatti molto bene, così come vogliamo che sia fatto molto bene anche il nuovo piano, che è stato affidato al qualificatissimo team internazionale che si è aggiudicato la gara» – spiega il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa.
È comunque significativo che, dopo tanto tempo, l’iter per arrivare al nuovo piano sia stato avviato da Porto e Comune proprio alla vigilia dei cento anni di Marghera.
«Si segna così – riprende Costa – la fine di un ciclo di un’area oggi apparentemente in difficoltà, ma che mostra già i primi segni di rilancio e che adesso può cambiare completamente. Il piano regolatore portuale offre una grande occasione, visto che Marghera, con il passare degli anni, ha perso i vantaggi derivanti da una forza lavoro e da una disponibilità di energia a basso prezzo, ma gli rimane la vicinanza al mare, che offre l’opportunità di attrarre le attività produttive in una location che permette loro di essere vicine ai mercati di sbocco. Va infatti cambiato lo spirito. Nel prendere le decisioni, bisogna partire dalla domanda: qual è l’asset in più che dà l’essere a Venezia? E, al contempo, qual è il vantaggio in più che deriva, per Venezia, dall’avere il porto? Con questa grande operazione, vogliamo dare un esempio del cambio di atteggiamento, visto che, così facendo, possiamo contribuire ad arricchire la base economica della città».
Come accennato, anche se Marghera ricade formalmente per intero in ambito portuale, la parte urbanistica costituisce un aspetto tutt’altro che secondario ed è quindi uno dei punti sui quali sarà più significativa la collaborazione tra Autorità portuale e Comune. Così, nel piano regolatore, accanto a porto e industria (con Eni che ha di recente confermato al sindaco che continuerà ad investire nel Veneziano, concludendo i lavori di riconversione della raffineria, destinata a diventare “green”), ci sarà una cospicua parte destinata a definire il futuro delle aree a terra.
«Su 2200 ettari, possiamo fare di tutto e anche il Governo inizia a capire che questa è un’area strategica per l’intero sistema-Paese» ha sottolineato Brugnaro.
E così, con lo spostamento delle fabbriche verso sud, largo all’idea di creare una fascia ad “L”, da via Fratelli Bandiera alla zona industriale vecchia, che, pur nel rispetto delle esigenze di Fincantieri, vedrà sorgere una città in altezza sullo stile di Manhattan. Nel contempo, va avanti il dialogo con FS per il progetto ro-ro dell’Autorità portuale che intende arrivare con i binari fino a sud, consentendo di scaricare Mestre dal traffico ferroviario delle merci e, di conseguenza, avviando un’urbanizzazione più moderna.
«Facendo bella la città, i turisti si sposteranno anche in terraferma. E, nel contempo, lo sviluppo di Porto Marghera darà enormi benefici anche all’Università, che potrà attrarre qui studenti da tutte le città europee. Sono grandi sfide mondiali, che dobbiamo vincere senza fare debiti, ma facendo ognuno la propria parte, con la logica del buon padre di famiglia» spiega il sindaco.
Un ragionamento che, allargando la prospettiva, ricomprenderà anche il futuro porto offshore, perché, al Comune, interessa ragionare su una città che non si limiti alle bocche di porto. Quando la piattaforma al largo sarà realizzata, infatti, consentirà tra l’altro di intercettare le grandi navi oceaniche, sfruttando la strategicità della collocazione di Venezia come porta tra l’Europa continentale e l’Oriente. E questo permetterà di sfruttare al meglio le altissime professionalità e la manodopera straordinariamente capace già presenti nell’ambito portuale. Anche perché la sfida che, con il nuovo piano portuale, parte da Venezia non ha una prospettiva solo locale.
«In futuro – prevede Brugnaro – non ci saranno più porti interscambio, visto che sempre più si producono merci in maniera di fatto immateriale e si andrà verso una certa omologazione, verso un sistema integrato tra trasporti e produzione. Ed è qui che dobbiamo giocare la nostra specialità, visto che, nell’area portuale, abbiamo già a disposizione spazi per ospitare industrie di mera trasformazione. Noi stiamo facendo ripartire la filiera produttiva dalla parte del trasporto: altre città non potranno farlo mai. Per questo, la grande sfida che lanciamo a tutto il Mondo, che va colta e che sarà all’interno del piano, è una scommessa che facciamo sul nostro porto. Che non dovrà solo essere collegato bene via strada o ferrovia, ma che dovrà mettere in piedi un sistema flessibile di produzione manifatturiera, incentrando la nostra produzione su un livello alto. La globalità portà aiutare Venezia e l’Italia: dovranno capirlo anche Regione e Governo».

Condividi sui social

Condividi su facebook
Condividi su twitter