Mattotti: l’autore della locandina della 75a edizione della Biennale Cinema che tutti vogliono

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Uno sguardo enigmatico socchiuso sul mondo intero, un quadrato bianco come un fotogramma stretto in mano e, nonostante la mancanza totale di riferimenti a Venezia, la locandina della Mostra del Cinema 2018 (anche per la “curiosa” somiglianza subito smentita con la pornostar americana Sasha Grey…) è diventata immediatamente il simbolo stesso dell’edizione, fotografata, imitata e, negli ultimi giorni, perfino “rubata” dalle pareti della sala stampa.

L’autore del disegno più apprezzato degli ultimi anni è Lorenzo Mattotti, maestro della grafica e del fumetto italiano che da anni lavora e risiede in Francia ma che a Venezia e al Veneto è legato da molti anni per motivi prima di studio e poi di successo lavorativo. Niente red carpet, dunque, ma da casa sua a Parigi molte curiosità “svelate” sugli impegni passati e – soprattutto – sul futuro lavorativo, che resta legato al Veneto.

Lorenzo Mattotti

La donna come la vedo io: nessun preciso riferimento ma quasi un concetto astratto.

Maestro, partiamo da quello che verrà: come procede la produzione della pellicola che la vedrà protagonista nel mondo del cinema?

Siamo in fase ormai di post-produzione per “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”, la pellicola che sto preparando dal racconto di Buzzati. E’ stato un lavoro lungo, faticoso ma pieno di soddisfazioni personali che vedrà il suo compimento entro marzo 2019. Sarebbe una gran soddisfazione vederlo proiettato magari proprio alla prossima Mostra del Cinema. E’ una opera alla quale tengo molto perché mi sono sempre sentito molto attirato dal testo di Buzzati come poetica, e penso che possa essere reso al meglio al cinema.

Cinema che, però, le ha già dato soddisfazioni in altri ambiti. La locandina della Biennale è una delle più belle degli ultimi anni. Come è nata?

Potrei dire che tutto nasce da due fattori, anzi da due amori: Quello per Venezia, città nella quale ho iniziato i miei studi, alla facoltà di architettura e che è città che mi ha nutrito. con la forza della sua luce e quello per il cinema, con varie locandine già realizzate, a partire da quella per Cannes nel 2000. Dopo Cannes, non poteva mancare Venezia, ed ho quindi risposto senza nessuna esitazione sì all’invito del direttore Baratta. La mia idea è stata fin da subito quella di realizzare un progetto nel mio stile classico, una locandina che fosse la sintesi del mio lavoro e, dunque, molto femminile e moltissimo “Mattotiana”. Dopo un lungo scambio di idee ed ipotesi, abbiamo dunque di comune accordo deciso di evitare facili e banali riferimenti alle icone tipiche di Venezia e della Mostra. Per capirci: niente leoni alati, niente ponti di Rialto, niente simboli di immediato richiamo alla città.

Lorenzo Mattotti – Sconfini

E spazio, dunque. Alla donna…

Certamente. La donna come la vedo io: nessun preciso riferimento ma quasi un concetto astratto. Pensa che la mia idea iniziale era addirittura quella di tratteggiare solo un profilo con in evidenza solo gli occhi, senza addirittura naso e bocca. Poi, a poco a poco, bozzetto dopo bozzetto, si è arrivati a questa visione definitiva, con l’occhio che guarda dento un mondo (che è in effetti quello del cinema) e ha in mano il quadrato bianco del fotogramma.

Donna che è – o almeno sarebbe- Sasha Grey, la pornostar americana?

No, nella maniera più assoluta. Non conosco la signorina in questione, che è stata molto brava, a farsi una bella pubblicità grazie al mio lavoro. Che – ripeto – parte da figure astratte. Non amo avere modelle concrete proprio per non dare punti di riferimento o di confronto precisi. Se guardate cercando una somiglianza, potete trovarla con mille altre donne famose o meno, dal mondo del burlesque alle pin-up americane degli anni ’20. Ma nessuna è stata concreta ispirazione.

Progetti in corso, film a parte?

A Pordenonelegge ho presentato, nell’ambito della mostra “Lorenzo Mattotti. Nel Paese della Magia. Disegni” una cartella in tiratura limitata, accompagnata da un’introduzione di Marco Belpoliti. La mostra si ispira ai dieci disegni originali realizzati nel 1995 e legati al testo di Henri Micheaux “Au pays de la Magie”.

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