Raggiunto il picco di diffusione della “variante K”, Bassetti: “Al pronto soccorso solo nei casi più gravi”
La stagione influenzale 2025/26 ha raggiunto il picco, con circa 800 mila casi registrati nell’ultima settimana. Di questi, molti sono andati a sovraccaricare le strutture di pronto soccorso. E non sempre, come invece sarebbe corretto, solo quando la situazione era grave al punto di richiedere l’assistenza ospedaliera.
“Ricordiamoci – ammonisce Matteo Bassetti, direttore della clinica malattie infettive dell’Ospedale policlinico San Martino di Genova – che andare all’ospedale con l’influenza è un errore medico da non fare. Lo dico ai pazienti, perché si rischia di portare un problema a tutte le altre persone che sono al pronto soccorso senza l’influenza. Quindi attenzione a usare il pronto soccorso con cura e con appropriatezza”.
Influenza: quando è giusto recarsi all’ospedale
Appropriatezza riguardo alla quale l’infettivologo genovese precisa: “Quando si ha l’influenza bisogna evitare di andare in ospedale se non si ha una situazione particolarmente grave, non certo dopo solo un paio di giorni di febbre. Mi riferisco a quando si ha una grave insufficienza respiratoria, se si respira male, se la saturazione scende sotto l’88%-90%, se si respira molto velocemente, se la tosse porta ad avere dolori lancinanti a livello del petto. Sono queste le situazioni che possono portare al ricovero in ospedale”. Regole di condotta che, non perde l’occasione di ribadire Bassetti, andrebbero accompagnate dalla vaccinazione. “La vaccinazione – ricorda – non impedisce di ammalarsi, ma evita che uno finisca in ospedale e muoia. Ci vogliono circa due settimane perché faccia effetto, per cui sarebbe stato opportuno farla già da tempo. Ma, considerando che, anche superato il picco, l’influenza non sparirà, bensì continuerà a girare fino a marzo, può essere ancora utile effettuarla”.

Influenza e ospedali: a che punto siamo
A confermare che l’autogestione da parte dei malati non sia stata quella auspicabile, intasando i pronto soccorso, c’è la denuncia della Società italiana della medicina di emergenza urgenza sul peggioramento del fenomeno del “boarding” legato tanto all’arrivo dell’influenza al picco, quanto al rallentamento delle dimissioni dei malati, in quanto aumentano quelli più fragili.
Si tratta di quella situazione in cui i posti letto a disposizione non sono numericamente in grado di garantire tempestivamente l’accoglienza dei ricoverati, che devono dunque essere “parcheggiati” in barella in attesa che si liberino. Quanto alla circolazione del virus, per la variante “K” del ceppo mutato H3N2 diventata nelle ultime ore dominante anche negli Usa, dopo il leggero rallentamento in occasione del Natale è attesa una ulteriore ripartenza legata alla riapertura delle scuole. Infine, sul fronte più strettamente medico, la tendenza di aumento riguarda principalmente le polmoniti, che, ricorda l’Iss, avendo origine virale e non batterica, non sono curabili con l’uso di antibiotici.
Alberto Minazzi



