In 40 province italiane debutta una nuova procedura semplificata per richiedere invalidità civile, indennità di accompagnamento e stato di handicap. Meno burocrazia, tempi più rapidi e un approccio centrato sulla persona
Basta file, moduli e scartoffie.
Con un solo certificato medico inviato all’Inps, sarà possibile avviare tutto l’iter per ottenere indennità, accompagnamento e riconoscimento dello stato di handicap.
Dal prossimo 1° marzo 2026, in altre 40 province scatta infatti una nuova scadenza della riforma del sistema-disabilità, che, conclusa la fase sperimentale il 31 dicembre di quest’anno, andrà a regime su tutto il territorio nazionale a partire dal 2027.
La vera novità si chiama il nuovo “certificato medico introduttivo”. Rilasciato da un medico certificatore, sarà il primo (e unico) passo verso la “valutazione di base” unitaria dell’ Inps, unico ente competente.
La nuova procedura e il nuovo certificato unico
A determinare la decorrenza della prestazione economica assistenziale eventualmente spettante sarà la data d’invio del nuovo certificato. L’indennità sarà erogata a partire dal primo giorno del mese successivo all’invio e, per accelerare l’erogazione degli importi, l’interessato può anche comunicare all’Inps i dati socio-economici.
La valutazione di base che vede l’Inps come accertatore unico si baserà esclusivamente su questo certificato e su quello successivo di accertamento della disabilità. L’accertamento della disabilità valuterà dunque contemporaneamente i livelli di sostegno, sostegno intensivo, invalidità civile, cecità civile, sordità civile, nonché inclusione scolastica. Così come unico sarà il nuovo “certificato attestante la condizione di disabilità”, che sostituisce il precedente “verbale”, emesso al termine della procedura. La riforma riscrive inoltre i termini del procedimento di valutazione che scattano con l’invio del certificato introduttivo. Ovvero 15 giorni per la valutazione di patologie oncologiche, 30 per la valutazione di soggetti minori e 90 negli altri casi.

Dove si applicherà da marzo la procedura semplificata
Tra le 40 nuove province in cui i nuovi criteri e le nuove modalità di accertamento diverranno ora operativi, come previsto dal decreto Pnrr, vi sono capoluoghi regionali come Roma, Milano, Venezia, Torino Bologna, Udine, Cagliari, Bolzano, Ancona, Reggio Calabria, Campobasso e Potenza. E poi Treviso, Verona, Pordenone, Catania, Chieti, Cosenza, Crotone, Vibo Valentia, Caserta, Rimini, Piacenza, Ravenna, La Spezia, Savona, Bergamo, Como, Mantova, Pavia, Sondrio, Ascoli Piceno, Asti, Cuneo, Brindisi, Caltanissetta, Messina, Arezzo, Massa Carrara e Terni.
La sperimentazione, che punta all’obiettivo finale dell’uniformità delle procedure in tutta Italia, era partita il 1° gennaio 2025 dalle province di Firenze, Trieste, Perugia, Brescia, Forlì-Cesena, Frosinone, Salerno, Catanzaro e Sassari, con una prima estensione il 30 settembre dello scorso anno a Genova, Palermo, Vicenza, Alessandria, Isernia, Lecce, Macerata, Matera e Teramo. In Valle d’Aosta e nella Provincia autonoma di Trento, invece, l’attuazione della riforma avverrà nel rispetto degli statuti speciali e fino a quel momento si continuerà quindi ad applicare la normativa vigente, così come avverrà per le domande completate entro il 28 febbraio 2026 nelle 40 province in questione. In questo caso, i certificati medici redatti secondo le precedenti modalità dovranno essere inviati prima di fine mese insieme alla domanda, anche avvalendosi dell’assistenza di un patronato o di un intermediario autorizzato, perché successivamente perderanno la loro validità a questi fini.
Invalidità civile: limiti di reddito e importi previsti per il 2026
Come ogni anno, anche per il 2026 l’Inps ha aggiornato i limiti di reddito per ognuna delle categorie di invalidità civile riconosciute e gli importi delle prestazioni assistenziali riconosciute a favore di invalidi civili, ciechi civili e sordomuti, con una perequazione provvisoria fissata a dicembre all’1,4%, che si traduce in un aumento medio tra i 3 e i 4 euro al mese.
Per il 2026 l’assegno o la pensione di invalidità civile viene riconosciuta a invalidi civili totali, ciechi civili assoluti e sordomuti il cui reddito annuo non supera i 20.029,55 euro e invalidi civili parziali e minori titolari di indennità di frequenza con un reddito massimo di 5.852,21 euro.
Sono escluse dall’applicazione di limiti reddituali alcune prestazioni specifiche, come l’indennità di accompagnamento e l’indennità di comunicazione,
Quanto invece all’importo mensile dell’assegno di validità, si va dai 340,71 euro di invalidi, ciechi parziali e sordi, ai 368,46 euro per i ciechi assoluti non ricoverati. L’indennità di accompagnamento ammonta invece a 552,27 euro per gli invalidi totali e 1.064,98 per i ciechi assoluti. Pensioni e assegni sono disponibili ogni mese a partire dal secondo “giorno bancabile”, ovvero le giornate in cui gli istituti di pagamento effettuano operazioni finanziarie e accrediti.

La riforma della disabilità e il “progetto di vita”
La semplificazione delle procedure per il riconoscimento delle disabilità è uno dei tasselli della complessiva riforma, basata sul concetto di “progetto di vita”. Si punta cioè sulla realizzazione di un percorso personalizzato fondamentale per le persone con disabilità riconosciute, per promuovere la loro autonomia, autodeterminazione e inclusione sociale.
Il “progetto di vita”, sancito dalla legge 328 del 2000, è stato potenziato dal decreto legislativo 62 del 2024, che prevede lo sviluppo di un complessivo piano in cui vengono definiti, attraverso una valutazione multidimensionale, gli obiettivi di vita del disabile, con riguardo per esempio a lavoro, abitazione e socialità. Si intende, in tal modo, provare a superare l’idea di un mero assistenzialismo per passare a un diverso modello basato sui diritti, con la convinzione che, in tal modo, possano essere migliorate qualità della vita, indipendenza e partecipazione sociale. In questo quadro, la certificazione della disabilità è il requisito-base per l’elaborazione del piano, che può contare su un budget personalizzato e parte da una valutazione di necessità sanitarie e bio-psico-sociali, basandosi su desideri e bisogni della persona. “Con il progetto di vita – aveva non a caso dichiarato nel 2024 il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, commentando la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto “Progetto di vita”, cuore della riforma avviata nel 2021 – cambiamo lo sguardo sulla disabilità. Siamo davanti a una svolta epocale nella presa in carico della persona con disabilità”. La disabilità, infatti, non viene più considerata come semplice patologia, ma come condizione che incide sull’intera esistenza della persona.
Alberto Minazzi



