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In Italia, l'autovelox non è uguale per tutti

In Italia, l'autovelox non è uguale per tutti

La Prefettura di Napoli ferma i dispositivi non conformi. Ma l’utilizzo degli apparecchi non omologati continua in molte altre parti d’Italia. Le istanze dell’associazione Altvelox

Anche se sono fuorilegge ormai da 2 anni, e da 1 anno dovrebbero essere disinstallati, gli autovelox non omologati continuano a essere utilizzati per elevare multe agli automobilisti.
Una situazione di colpevole stallo, sul cui fronte, poco meno di un mese fa, qualcosa sembra però essere iniziato a cambiare.
Il passo avanti è stato compiuto a Napoli, dove il prefetto ha pubblicato il 3 marzo un documento formale in cui vengono sospesi i precedenti decreti autorizzativi relativi ai controlli automatici della velocità nell’area metropolitana partenopea.
Il problema è che, in molte altre parti d’Italia, la situazione resta immutata. E le iniziative portate avanti dall’associazione di difesa degli automobilisti Altvelox, che ha scritto ufficialmente a molte Prefetture, a partire da quelle del Veneto, per ora non sono riuscite a tradursi in provvedimenti analoghi a quello napoletano.

Gli autovelox illegittimi? Vanno spenti

La Prefettura napoletana ha ritenuto che la mancata conformità dei dispositivi già installati ai nuovi presupposti e alle prescrizioni tecniche sia sufficiente a impedire di continuarne l’operatività, per evitare l’illegalità dell’azione amministrativa e garantire la certezza degli accertamenti e la tutela degli utenti della strada.

autovelox
Di qui l’iniziativa di Altvelox, che ha già presentato 240 denunce-querele, anche se, sottolinea il presidente, Gianantonio Sottile, “non ce n’è una che abbia attivato un’azione penale contro le pubbliche amministrazioni”.
Ritenendo grave la situazione, visto che produce una evidente frattura istituzionale, il passo successivo dell’associazione è stato allora quello di inviare specifiche istanze di spegnimento degli autovelox alle Prefetture: prima quelle delle 7 province del Veneto e ora anche ai prefetti di Roma, Milano, Torino, Bologna, Rimini e Teramo. “Certamente – spiega Sottile – se lo Stato dovesse dire “togliamo tutti gli autovelox” ci sarebbe il Far West. Con le istanze presentate, noi abbiamo chiesto di farlo perché sono illegittimi e non può essere lo Stato, che però dovrebbe avere anche un piano B per garantire la sicurezza, ad agire nell’illegalità”. Altvelox ha chiesto anche l’annullamento delle multe, “come accaduto alle Olimpiadi di  Milano dove, per il cartello attaccato con lo scotch, Sala lo ha fatto”, ricorda il presidente. Aggiungendo  che “su questo, però, bisogna agire comune per comune”.

Napoli chiama, il Veneto non risponde

“L’assunto di base – riprende Sottile – è che la legge è una e vale per tutti. Se la Cassazione con 4 sentenze ha sostenuto che gli strumenti per il controllo della velocità non solo devono essere autorizzati ma anche omologati, lo Stato non può non applicare quanto deciso. E ancor meno può accadere che i giudici di pace (ai quali si può fare ricorso entro 30 giorni) accolgano i ricorsi e i prefetti (ai quali si può ricorrere entro i 60 giorni dalla notifica) li rigettino”. L’iniziativa coordinata che Altvelox ha fatto partire lo scorso 9 marzo dal Veneto è stata allora chiara. Insieme alla domanda di fornire relazioni istruttorie, dati di incidentalità del quinquennio, verifiche tecniche e atti amministrativi richiamati nei decreti, è stata richiesta la sospensione in via cautelativa dei decreti in vigore, riesaminarli in autotutela e, nelle more, impartire disposizioni per disattivare le postazioni non assistite da documentazione completa e verificabile. Concretamente, però, la situazione non si sblocca, anzi “Gli stessi prefetti verso i quali abbiamo fatto istanza perché decidessero lo spegnimento degli autovelox non omologati – rimarca il presidente di Altvelox – hanno risposto che non lo faranno”. Dall’esclusione di qualsiasi riesame, suggerendo di rivolgersi al Tar di Venezia, alla piena conformità del decreto rivendicata da Vicenza, le posizioni delle Prefetture venete, insomma, non sono minimamente cambiate. “A questo punto – conclude Gianantonio Sottile – o intervengono le Procure, o la questione andrà avanti così”.

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Telecamere di sorveglianza e diritti dei cittadini

La battaglia di Altvelox contro gli autovelox non omologati è solo l’ultima in ordine di tempo per garantire la tutela dei diritti degli automobilisti. Un altro tema caldo che vede l’associazione in prima linea è quello relativo alle sempre più numerose telecamere in luogo pubblico presenti nelle nostre città.
“La videosorveglianza urbana – si ricorda sul sito di Altvelox – può aumentare la sicurezza, ma solo se Comune e gestori rispettano gli obblighi di trasparenza”.
Vengono allora ricordati i diritti del cittadino in materia. In primo luogo, all’ingresso della zona videosorvegliata deve essere presente un avviso chiaro, visibile e completo che indichi chi sta effettuando le riprese, le sue finalità e il tempo di conservazione dei dati, oltre a ricordare dove si può trovare l’informativa completa che spiega nel dettaglio come funziona il trattamento. Tutte queste informazioni possono essere richieste anche al Comune. Quando le immagini raccolte con le telecamere vengono utilizzate per l’accertamento delle violazioni e per elevare sanzioni, oltre alle norme della privacy vanno inoltre rispettate anche i necessari requisiti tecnici e le basi giuridiche previste. Chi è ripreso ha inoltre il diritto di sapere se è in corso un trattamento che lo riguarda, presentando al titolare un’istanza senza particolari formalità e avendo diritto entro 1 mese almeno a una prima risposta potendo, in caso contrario, rivolgersi al Garante o all’autorità giudiziaria.

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