Un umanoide promette supporto nelle piccole e grandi azioni quotidiane, dalla cucina alla sorveglianza, con un’intelligenza attenta a chi ha bisogno, tra pasti semplici, sicurezza e supporto continuo
E se l’aiuto arrivasse da loro?
Non da figli lontani e super impegnati tra famiglia e lavoro, non dalle cooperative che non trovano più personale, non dalle badanti h24 che prima o poi lasciano o crollano, perché assistere notte e giorno persone fragili e bisognose di tutto non è proprio un giro in giostra.
Se l’aiuto arrivasse da quei robot umanoidi che fino a ieri sembravano feticci da fiera tecnologica, e che oggi cominciano a guardare la porta di casa come la loro prossima destinazione naturale?
L’ultimo a esser stato presentato è Figure 03.
Non è ancora in commercio, non si può comprare oggi su Amazon o in un negozio di elettronica.
La sua presenza sul mercato è stata solo annunciata e neppure si stimano i costi ufficiali (o quanto meno ancora non sono stati diffusi), così come ancora non c’è una timeline precisa su quando arriverà nei soggiorni dei consumatori al di fuori di eventuali test pilota o distribuzioni limitate.
Ma c’è una consapevolezza: se c’è un luogo dove la tecnologia finora ha arrancato, è proprio la casa di chi ha bisogno di un supporto quotidiano.
E il contesto lo conosciamo tutti: la popolazione invecchia, le famiglie sono ridotte, è sempre più difficile trovare operatori disponibili, formati ed economicamente sostenibili per un ruolo di assistenza che copra giornate intere. E notti.
E se l’aiuto ora arrivasse da loro?
Da quei robot che nell’immaginario comune ancora spaventano, ma che oggi sono in grado di sollevare con delicatezza un corpo, accompagnare un movimento, preparare un pasto semplice e sorvegliare un malore improvviso attivando immediatamente una procedura di emergenza?
Figure 03: il robot umanoide
Figure 03 non è stato presentato in questa unica ottica.
Ma ha mostrato come quest’ottica non sia più solo un’ipotesi. E come anche un robot potrebbe improvvisamente non sembrarci più un intruso. Come la sua presenza potrebbe garantire a una persona anziana o con difficoltà motorie di continuare a rimanere nella propria casa anziché trasferirsi in una struttura.

Perché ha una forza controllata, una memoria operativa, una capacità di monitorare l’ambiente e di reagire.
Tutte doti che un assistente umano ha, ma che non può garantire ventiquattr’ore al giorno.
La macchina sì.
Ecco allora che laddove è chiaro che la capacità umana sta cedendo, quella tecnologica potrebbe assistere.
Figure 3 ha una struttura che gli consente di muoversi senza scatti né rigidità da automa industriale e ha mani antropomorfe, ricche di sensori che gli permettono di sostenere un braccio, accompagnare un passo incerto, aiutare a cambiare posizione. Ed è programmato per capire perché una persona si muove in un certo modo, o perché non si muove affatto. Un blocco improvviso, un’esitazione, un tremore diventano per lui indizi di allarme. L’intelligenza artificiale gli permette poi di cogliere un contesto emotivo, il tono, il ritmo del parlare. E di attivare l’help del caso.
L’assistente che legge l’ambiente
L’assistenza alla persona comprende anche quella della casa in cui vive.
Percepire il disordine come indizio, la luce spenta come rischio, un oggetto fuori posto come una storia da ricomporre, è una skill tipica dei migliori caregiver.
E, pare, anche di questo umanoide che dentro di sé porta un sistema di AI, chiamato Helix, capace di vedere, interpretare e reagire all’ambiente come farebbe un umano. O quasi.
L’anziano che non si ricorda dove ha lasciato gli occhiali? Il robot osserva, registra, anticipa.
La persona con ridotta mobilità deve passare dal letto alla carrozzina? Il robot accompagna, distribuisce peso, evita movimenti bruschi, riduce lo stress articolare.
Ci sembra ancora fantascienza, ma è tecnologia che entra in casa come infrastruttura.
E che potrebbe rappresentare un effettivo aiuto.
La domanda dunque non è se una macchina possa sostituire una badante. La domanda è se possa evitare che un familiare debba diventarlo a tempo pieno. E se questo cambiamento possa restituire dignità a tutti.
Non aspettiamoci troppo: c’è ancora qualcosa che non può fare
Figure 03 è in grado di sbrigare quel sottofondo di incombenze che pesa soprattutto su chi ha poca mobilità.
Il piatto lasciato nel lavello, gli oggetti che si accumulano sui tavolini, i vestiti da piegare, la lavatrice da fare, i pavimenti da lavare.
Può riordinare, cucinare piatti semplici, così come riconoscere una perdita d’acqua o l’odore di bruciato.
Non è invece in grado di svolgere compiti complessi e variabili o di accendere elettrodomestici senza istruzioni, così come di gestire attività impreviste.
Potrebbe davvero ridurre il bisogno di assistenti umani?
La risposta sincera oggi è: non ancora. Ma la traiettoria è chiara.
Un robot che può sollevare una persona non vedente dal letto, che può sorvegliare un anziano con decadimento cognitivo, che può capire quando qualcosa non va e chiamare aiuto è un robot che, domani, potrebbe coprire parte del lavoro dei caregiver.
Non tutta la cura — quella è fatta di calore, intuizioni, gesti che nessuna macchina può imitare — ma una buona fetta della fatica fisica sì.
Consuelo Terrin



