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Giovani P.R. crescono: dai locali degli anni Ottanta a un presente di successo

Che cosa accomuna un politico e un imprenditore? Tra le molteplici risposte possibili, la meno scontata è la seguente: un passato da P.R. delle discoteche nei “mitici” anni Ottanta. Eppure, a popolare quel mondo della Disco Music (che ai meno giovani sembra ancora vicinissimo, prima che si rendano conto che così non è vedendo le differenze con i ragazzi che hanno oggi la loro età di allora…), c’erano anche molte personalità di talento che hanno poi saputo costruirsi una strada (spesso parecchio diversa) per affermarsi nella società. Il Metropolitano ha raccolto e vi racconta le storie di alcuni di questi “ex ragazzi”, oggi personaggi di spicco del nostro territorio, per provare a fare un tuffo indietro nel passato che aiuti a guardare con maggiore fiducia anche al futuro.
LUCA ZAIA. Oggi è un personaggio politico tra i più importanti, non solo in Veneto, ma anche a livello nazionale: due volte presidente della Regione, ex presidente della Provincia di Treviso, già ministro delle Politiche agricole, in molti lo vedono come la figura ideale da candidare a premier per la coalizione di centrodestra. Ma, oggi, con Luca Zaia, di politica non parleremo. Perché, parafrasando La Settimana Enigmistica, “forse non tutti sanno che…” Zaia, prima ancora di muovere i primi passi nell’agone politico, è stato un giovane che, per mantenersi gli studi, ha affrontato (con successo) anche la carriera di P.R. delle discoteche.
Cosa ricorda di quel periodo? «Eravamo un sacco di ragazzi, tutti tra l’altro studenti-lavoratori: era un “popolo”, quello, che si finanziava così gli studi. Oggi siamo tutti laureati e molti occupano delle posizioni ragguardevoli dal punto di vista imprenditoriale e sociale: li incontro ancora, mi capita spesso, ed è sempre un piacere rivederci».
Cosa le ha dato quella esperienza, dal punto di vista della formazione? «È stata un’esperienza positiva, che mi ha permesso di conoscere l’umanità, di avere anche esperienze di vita. È stata una palestra di vita che mi ha permesso di conoscere il buono, il cattivo, tutto quello che c’è nel “mondo della notte”. E, nel contempo, di conoscere anche le persone, i problemi delle persone, i drammi: tutto quello che fa parte della vita di tutti noi».
Com’è diventato P.R.? «Per caso. Se c’era bisogno di lavoro, in quegli anni, un grande datore di lavoro era rappresentato dalle discoteche. E io, la discoteca, avevo la fortuna di averla al mio paese, per cui ci potevo andare in bicicletta. Nulla di più».
Ma le ha aperto un mondo… «Erano gli anni del boom e ho avuto così modo di conoscere, proprio agli albori della loro carriera, quando non erano ancora diventati quelli che sono adesso, un sacco di personaggi televisivi che oggi sono tra i più famosi: Fiorello, Pieraccioni, Amadeus, Linus. Oggi sono famosissimi, ma allora era molto più facile conoscerli, perché non erano ancora noti».
Com’è cambiato, in questi anni, il mondo delle discoteche? «A me sembra che i locali ora stiano un po’ scomparendo. Allora non esisteva il pre-discoteca. Allora i locali, anche se sembra strano, aprivano alle nove-dieci di sera. Allora non esisteva l’happy hour, né la possibilità di andare a bere o ubriacarsi magari prima di arrivare in discoteca. Per cui la discoteca, dopo la cena in casa, era l’unico riferimento per i ragazzi. Magari, i gestori sono sempre gli stessi, ma è cambiato molto, fondamentalmente moltissimo, rispetto agli orari».
E i giovani? «I giovani sono sempre uguali, sono come i puledri: sgroppano, corrono, amano la vita. Ed è bene che sia così».
Diceva che, con molti dei suoi colleghi, è ancora in contatto… «Facciamo di solito una cena, una volta all’anno, ed è stata fatta anche l’anno scorso. Si chiama DJ Forever, ma ci vanno anche i P.R. E si vedono anche dei mostri sacri della notte, tipo Enzo Persueder, che è stato il mitico dj del Bandiera Gialla di Rimini, piuttosto che Glenn White, che è stato un grande vocalist e cantante, visto che ha inciso anche dei dischi, o Luciano Gaggia, e molti altri ancora… Faccio dei nomi, vorrei citarli tutti, e qualcuno si offenderà per non essere stato ricordato. Ma cito in particolare Claudio Stella, perché è l’organizzatore di questo ritrovo».
Cosa rimpiange, di quei tempi? «Non ho rimpianti: per me è stata un’ottima occasione per pagarmi gli studi, per vivere bene. Io sono stato fortunato, perché mi ha permesso di studiare con tranquillità, così come a molti ragazzi che lavoravano con me, e ognuno ha poi scelto la sua occupazione. Allora era normale trovarsi un secondo lavoro per pagarsi l’università. E direi che questa è stata la direzione».
Si aspettava che la sua avrebbe preso la piega del politico? «No, non ce l’avevo in programma. Figuratevi: mi sono laureato in scienze della produzione animale… E poi, nel 1995, quando sono stato eletto consigliere provinciale, tra l’altro il più votato, ancora lavoravo in discoteca. Ho iniziato da lì, per caso. Poi sono stato consigliere comunale del mio Comune… All’inizio, ho fatto tutto per caso».
Cosa direbbe, infine, ad un ragazzo che, anche se i tempi sono cambiati, sta vivendo oggi la sua stessa esperienza? «Che faccia quello che vuole, ma avendo sempre un mood, un pensiero, un dogma: “Solo i pessimisti non fanno fortuna”. È vero che c’è la crisi, che c’è tutta una serie ben nota di fattori che non rendono le cose facili. Ma io dico loro: tra un po’, Zaia non sarà più il presidente della Regione, il loro preside dell’Università non sarà più lo stesso, così come il medico in ospedale o l’ingegnere che progetta le case. Tutte queste persone saranno sostituite da ventenni di oggi che si laureano, diventano bravi e vanno a fare queste professioni. Bisogna insomma essere ottimisti e credere nel futuro».
TITO PINTON. Quasi tutti i P.R. dell’epoca d’oro delle discoteche hanno cominciato quasi per caso: alcuni di loro sono diventati un punto di riferimento per il “popolo della notte”, molti sono rimasti legati al mondo dell’intrattenimento. Come Tito Pinton, che ha messo il suo zampino in grandi “templi” del divertimento come Area City, Cielo, 041, ma che è soprattutto legato al successo di una discoteca famosa in tutta Europa come il Muretto, che gestisce ormai da 18 anni.
Ma com’è nata la sua avventura in questo mondo? «A sedici anni non mi potevo permettere di spendere diecimila lire ogni domenica per andare in discoteca, per cui, dopo qualche settimana, ho chiesto al gestore come potevo fare per entrare gratis e mi hanno detto che se portavo un po’ di persone mi facevano entrare. La prima volta ne ho portate un centinaio e da lì è cominciato tutto, prima come freelance, poi è diventata sempre più una professione e ora al Muretto lavorano per me circa 150 persone».
Com’è cambiato il mondo della notte in questi anni? «La clientela giovane è attentissima per quel che riguarda i “contenuti”, per cui devi offrire loro degli eventi importanti. La discoteca commerciale, che punta alla continuità, ora fa molta fatica, deve tenere biglietti molto bassi perché ci sono adesso moltissime alternative per quanto riguarda i luoghi di aggregazione. Bisogna specializzarsi ed offrire un prodotto di grande qualità. Per i 55 anni del Muretto stiamo preparando un programma di grandissimo impatto».
Ma per dei giovani che sono attratti da questo mondo ci sono ancora possibilità di crearsi una carriera? «Di spazio ce n’è tantissimo, ma i ragazzi non hanno secondo me la “fame di emergere” che avevamo noi. Quando si rendono conto che è un lavoro duro e stressante e che la serata è il compimento di quello che si è riusciti a fare durante il giorno molto spesso mollano».
NICOLA PARENTE. Anche per Nicola Parente, altro protagonista di quegli anni, la cosa è nata un po’ per caso. «Cercavo un posto per fare una festa – spiega – sono andato nella sede di una radio locale, Radio TVA, che aveva un piccolo club a Marocco e gli ho proposto di realizzare una “festa danzante” con un biglietto di 2000 lire, dividendo l’incasso. Sono andato in Piazza Ferretto, dove ci si trovava di solito, e ho cominciato a invitare gente e alla fine fu un grande successo. Un po’ alla volta è diventata una professione e ho cominciato a lavorare un po’ in tutti i locali della zona di Jesolo a Mestre e, per molti anni, a Cortina».
Un mondo, quelle discoteche, che però è radicalmente cambiato negli anni. «Con l’arrivo di controlli più severi sugli alcolici quel mondo è davvero tramontato. Prima la gente veniva da tutto il Triveneto, ora ha troppa paura. Dal 2003 al 2009, ho avuto un’esperienza molto importante come general manager del Billionaire di Fabio Briatore, con cui ho girato un po’ tutto il mondo e mi sono sempre più specializzato nel marketing di alto livello come consulente per le aziende nel settore del divertimento. È nato così il Capsula alla sede del Casinò di Venezia di Ca’ Vendramin Calergi e ora il BB Club all’Hotel Bauer e nell’estate del 2017 sarò ad Astana in Kazakistan per l’inaugurazione dell’Expo sull’energia».
FABIO QUADRELLI. Altro protagonista di quegli anni è Fabio Quadrelli, uno dei deus ex machina della night-life veneziana e non solo (basta citare come esempio il Molocinque di Marghera). Come è nata la sua attività in questo settore? «Ho iniziato la mia prima esperienza da organizzatore di feste in discoteca nel lontano 1986, al King’s Corner di Tessera, e, da lì in poi, per qualche anno ho lavorato in vari locali della zona. Mi piaceva molto organizzare eventi, amavo la direzione artistica delle serate e la comunicazione in generale. Il vero inizio fu però quando fondai la Blunotte srl assieme a Stefano Bordignon nel 1992. È stata la prima agenzia di pubbliche relazioni del Veneto in questo settore. Blunotte prendeva dei posti vuoti e li faceva diventare luoghi di culto e di aggregazione per migliaia di persone. Li gestiva per qualche anno e poi ne lanciava un altro di nuovo, inventando nuove tendenze».
Com’è cambiato il mondo della notte nel corso degli anni? «La crisi è iniziata dal 2005 in poi, a seguito dell’attacco mediatico per le “stragi del sabato sera”. La conseguente limitazione degli orari, la riduzione della somministrazione di alcolici e i controlli stradali pesantissimi hanno fatto perdere pian piano la voglia di divertirsi ai pendolari della notte, che si spostavano da una provincia all’altra. Da lì in poi tutto ha iniziato a bloccarsi. Sono nati i primi discobar che facevano musica e spesso anche ballo, senza licenze, e i giovani preferivano passare qualche ora lì e spendere anche meno. La crisi economica cominciata nel 2007 ha dato poi il colpo di grazia finale, insieme ad una diversa cultura del divertimento, oggi anche molto più “virtuale”. Trent’anni dopo abbiamo lo stesso numero di locali di quando iniziai io, nel 1985. Pochissimi, forse un paio per provincia. I giovani si trovano nei bar, a partire dallo orario dello spritz, frequentano poco le classiche discoteche, hanno altri interessi e divertimenti. E il colore della notte non è più… blunotte».
Oggi quindi quali sono i suoi nuovi progetti? «Oggi sto sviluppando un altro brand: Pes.co. È un concetto di ristorazione che ha un’idea fondante molto semplice: “un buon cibo va sempre condiviso”. Il social food è quindi il suo primo elemento distintivo, insieme ad un’atmosfera per così dire da “resort urbano”, fresca e rilassante, conviviale e cool. Abbiamo due location, una a Vienna e una a Ca’ della Nave a Martellago. Il progetto Pes.co. è tuttavia un format destinato all’estero, che sta per svilupparsi in franchising nel Medio Oriente e in altri paesi. Mi piacerebbe davvero molto riuscire a portare un po’ della nostra cultura del cibo e dell’intrattenimento in tutto il mondo. È la mia nuova sfida per il futuro».

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