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Disturbi alimentari: sempre di più e prima, anche tra i maschi

Disturbi alimentari: sempre di più e prima, anche tra i maschi

Nella “Giornata del Fiocchetto Lilla”, l’annuncio dell’avvio di un progetto di mappatura dell’Iss per anticipare il più possibile diagnosi e possibilità di cura

Le più conosciute sono l’anoressia (che, non a caso, negli Usa rappresenta il 60% del totale dei casi) e la bulimia nervosa, che vanno dall’estremo di una restrizione alimentare autoimposta per un’intensa paura di ingrassare spesso accompagnata dalla distorsione dell’immagine corporea, alle abbuffate seguite da condotte compensatorie come il vomito.
Ma le patologie dei disturbi alimentari sono un fenomeno molto più variegato, con anche forme emergenti come ortoressia, vigoressia e drunkoressia.
Soprattutto, sono un fenomeno in continua espansione. Perché si sta sempre più abbassando la soglia di età in cui si presentano i primi sintomi e i problemi riguardano ormai anche molti maschi, specie quando di tratta di Arfid, ovvero il disturbo che porta a evitare o restringere l’assunzione di cibo per motivi non legati alla paura di ingrassare ma a caratteristiche sensoriali del cibo (aspetto, odore, consistenza o temperatura), alla paura di soffocare o vomitare o più semplicemente a una forte riduzione dell’interesse per il cibo.

I numeri dei Dca nella Giornata del Fiocchetto Lilla

A fare il punto sul fenomeno dei disturbi del comportamento alimentare (Dca), che colpiscono prevalentemente adolescenti e giovani adulti e rappresentano una delle più frequenti cause di disabilità nei giovani nei Paesi occidentali, è stata la Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Sinpia), lanciando l’allarme in occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla del 15 marzo, momento di sensibilizzazione e responsabilità collettiva.

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Le statistiche mostrano infatti che, in tutta Italia, negli ultimi anni la diffusione dei Dca tra bambini e adolescenti è aumentata fino al 35% e si stima che ormai gli italiani che ne soffrono siano più di 3 milioni, di cui circa il 20% sotto i 14 anni. Altro dato preoccupante, l’abbassamento progressivo dell’età di esordio.

Anoressia e bulimia, che colpiscono tra l’8% e il 10% delle ragazze e tra lo 0,5% e l’1% dei ragazzi, si presentano sempre più spesso tra gli 11 e i 15 anni, con alcuni casi anche a 8-9 anni. A crescere è anche l’attenzione per l’Arfid, arrivato a interessare tra il 5% e il 14% dei bambini, in particolare i maschi, manifestandosi soprattutto in età scolare, tra i 6 e i 10 anni. Da distinguere dalla semplice alimentazione selettiva, questo disturbo può determinare deficit nutrizionali, difficoltà di crescita e avere un impatto sulla vita scolastica e sociale.

Un disturbo non solo alimentare da riconoscere il prima possibile

I Dca, che presentano elevati tassi di mortalità, sono stati inseriti dal Ministero della Salute tra le priorità della salute mentale, visto che vanno considerate come condizioni psichiatriche a tutti gli effetti.
Molto spesso sono infatti associati ad altre patologie e condizioni psicopatologiche gravi tra cui ansia, depressione, disturbi dell’umore o ossessivi e autolesionismo. Ai comportamenti alimentari disfunzionali, tra cui digiuno o semi-digiuno, comportamenti di eliminazione come il vomito, attività fisica eccessiva o uso di lassativi e diuretici, e alla forte preoccupazione per il peso e la forma del corpo si accompagna cioè in molti casi una profonda sofferenza emotiva. E questa non dipende da una singola causa, ma da una complessa interazione di fattori biologici, psicologici, familiari e socioculturali. Se, poi, si considera che questi disturbi non sono rigidi, potendo modificarsi o alternarsi nel corso della vita, si capisce l’importanza della prevenzione dei rischi e la promozione di fattori protettivi come una visione positiva e realistica del corpo, ma anche contesti educativi accoglienti ed educazione emotiva.

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L’obiettivo della Giornata del Fiocchetto Lilla è allora quello di aiutare a riconoscere precocemente i segnali d’allarme (dai cambiamenti improvvisi nelle abitudini alimentari all’isolamento sociale), superare lo stigma e orientare verso i servizi competenti. In questo modo, si sottolinea, è possibile cambiare radicalmente la storia della malattia, perché, attraverso una presa in carico che permetta interventi adeguati e tempestivi, è possibile raggiungere una remissione significativa o una guarigione stabile.

La mappatura di Dca e strutture da parte dell’Iss

Come conferma anche la Sinpia, è allora “fondamentale riconoscere tempestivamente i segnali di disagio e garantire una presa in carico precoce e multidisciplinare”. E se, da un lato, la famiglia va posta al centro del percorso di presa in carico, anche in considerazione delle evidenze scientifiche che mostrano la maggior efficacia dei protocolli terapeutici che si basano su di essa, deve essere affrontato anche il tema della difficoltà di accesso alle cure in alcune aree del Paese. È proprio in questa seconda prospettiva che l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha annunciato in occasione della Giornata l’avvio di un nuovo progetto di monitoraggio epidemiologico. L’obiettivo è quello di costruire una base informativa nazionale raccogliendo i dati su ricoveri ospedalieri, accessi al pronto soccorso, prestazioni territoriali e semiresidenziali, mortalità e tentativi di suicidio e poi sfruttando una piattaforma Iss di monitoraggio dei servizi presenti sul territorio già attiva. In tal modo, dall’analisi dei flussi informativi raccolti attraverso l’osservatorio permanente, si ritiene possibile l’individuazione di eventuali criticità nei percorsi assistenziali e il miglioramento dell’organizzazione dei servizi.

La risposta al problema già disponibile sul territorio italiano

Il lavoro ha già portato l’Iss a censire in tutta Italia 232 strutture dedicate ai disturbi alimentari, tra cui 176 centri di cura, in gran parte inserite nel Servizio sanitario nazionale, e 56 associazioni attive, soprattutto al Nord.
Sono quindi 2.091 i professionisti che operano nei centri: medici, psicologi, nutrizionisti e altri specialisti, in considerazione dell’approccio multidisciplinare richiesto dalle specifiche problematiche. E, tra i servizi offerti da diverse strutture, rientrano anche attività di supporto alle famiglie, gruppi di auto-aiuto, programmi di prevenzione e percorsi scolastici ospedalieri o domiciliari per i pazienti più giovani.

Alberto Minazzi

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