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Distributori vuoti: che sta succedendo?

Distributori vuoti: che sta succedendo?

Da molte parti d’Italia arrivano segnalazioni di esaurimento dei carburanti: è un effetto collaterale degli aumenti, ma non c’è nessuna “emergenza-scorte”

Come se non bastassero i continui rincari dei prezzi della materia prima, che hanno in pratica vanificato il taglio temporaneo delle accise deciso dal Governo, negli ultimi giorni, da diverse zone d’Italia sono arrivate segnalazioni di distributori che hanno esposto cartelli in cui si comunicava l’esaurimento dei carburanti.
Una situazione che ha aggiunto panico al panico, facendo temere la possibilità che il nostro Paese stia andando verso un esaurimento delle scorte. Una situazione di emergenza che, spiegano gli esperti, per fortuna non sussiste: il fenomeno, temporaneo, si legherebbe piuttosto a una combinazione di condizioni innescate dalla grande volatilità dei prezzi.

Aumenti e distributori chiusi: cosa sta succedendo

Tra i casi balzati agli onori delle cronache con le notizie circolate negli ultimi giorni, particolare risalto ha avuto quello della provincia di Treviso, con i responsabili locali della distribuzione di carburanti che hanno confermato l’arrivo delle prime segnalazioni, tanto da alcune zone del capoluogo quanto da realtà di Conegliano e di Vittorio Veneto, già dalla serata di sabato scorso. Una situazione a macchie di leopardo che ha interessato anche altre aree del nostro Paese, dal Comasco, dove gli episodi sono iniziati già nel weekend del 21 e 22 marzo, alla Valle d’Aosta.

distributori
Ma non si può parlare di un “blackout nazionale del carburante”. Si tratterebbe, in altri termini, di una serie di casi isolati e, a quanto sembra, nelle ultime ore la situazione starebbe tornando alla normalità.

Il meccanismo “a catena” che ha svuotato alcuni distributori

Gli esperti sono abbastanza concordi nell’individuare il fattore che ha innescato la miccia, dando poi luogo a disagi a causa per esempio di possibili disservizi locali con ritardi nelle consegne, nell’aumento della domanda di rifornimento seguita alla decisione del Governo di tagliare le accise. E questo avrebbe spinto gli automobilisti a riempire il più possibile il serbatoio, puntando in particolare sui distributori con tariffe più basse.
Una scelta giustificata in considerazione dei continui aumenti del prezzo dei carburanti, che continuano a mostrare forti instabilità e un’elevata volatilità che genera pressioni. I rincari, del resto, hanno in gran parte vanificato la mossa fiscale presa il 18 marzo da Palazzo Chigi, con il Brent, il prezzo del petrolio del Mare del Nord che funge da riferimento per i mercati europei, che aveva toccato il 22 marzo quota 109,55 dollari al barile e che attualmente viaggia attorno ai 95.

Nessun allarme, ma massima attenzione

Gli operatori del settore dei carburanti invitano dunque a evitare inutili allarmismi, anche perché rassicurano che, oltre a essere continuamente monitorato per intervenire tempestivamente in caso si presentino criticità, il sistema italiano dispone al momento di riserve tali da far escludere un’emergenza generalizzata sul piano delle forniture.
E ribadiscono che eventuali carenze temporanee in alcuni punti vendita sono dovute principalmente a disordini di tipo logistico nella catena degli approvvigionamenti legati a picchi anomali della domanda, che determinano ritardi rispetto alle tabelle prefissate.

Alberto Minazzi

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