Un team di scienziati newyorkesi ha individuato un gruppo di cellule immunitarie in grado di veicolarla fino al tessuto cardiaco.E come gli mRNA terapeutici potrebbero ridurre il rischio di infarti e gravi eventi cardiovascolari
I ricercatori del Mount Sinai Hospital di New York, in un recente studio, hanno scoperto il legame tra influenza e malattie al cuore. Si tratta di un meccanismo cellulare che collega le infezioni da virus influenzali A AIV (virus patogeni appartenenti alla famiglia Orthomyxoviridae, altamente variabili e in grado di provocare epidemie, capaci di infettare uccelli e mammiferi, inclusi gli esseri umani ndr) alle malattie cardiovascolari, danneggiando il cuore e aumentando il rischio di infarto.
Si stima che i virus dell’influenza A siano responsabili di circa un miliardo di infezioni a livello globale ogni anno che vanno dalle epidemie stagionali locali alle pandemie globali. Nonostante la maggior parte delle infezioni sia lieve e auto risolvibile, non sempre è così.
E’ stato infatti individuato un gruppo di cellule immunitarie che, invece di difenderci, veicola l’influenza fino al tessuto cardiaco scatenando reazioni infiammatorie gravi o addirittura letali, in particolare quando il virus raggiunge il cuore e innesca la morte dei cardiomiociti, cellule muscolari specializzate responsabili della contrazione e del rilassamento ritmici del cuore.

Il meccanismo di connessione dai polmoni al cuore
Gli scienziati del Mount Sinai Hospital hanno studiato le autopsie di 35 pazienti ospedalizzati deceduti a causa dell’influenza e scoperto che oltre l’85% di loro presentava almeno la presenza di due o più malattie cardiovascolari significative come l’ipertensione, e che la maggior parte ne presentava anche di più tra le quali aterosclerosi e fibrosi cardiaca.
Dati che sottolineano come le malattie cardiovascolari siano una delle principali cause di mortalità dovute all’influenza. Il team di ricerca ha anche scoperto il meccanismo con cui si verifica il danno cardiaco. Esiste un nuovo sottinsieme di globuli bianchi, noto come cellula pro-dendritica 3, che gioca un ruolo cruciale nella risposta immunitaria, che si infetta nei polmoni e dopo aver raggiunto il cuore, produce grandi quantità di interferone di tipo 1. Questo, invece di svolgere la sua funzione di eliminare il virus dal cuore, innesca la morte dei cardiomiociti compromettendo il funzionamento dell’organo.
Un nuovo trattamento riduce i danni cardiaci
Se, come spiegano gli autori dello studio pubblicato sulla rivista Immunity, già si sapeva che la frequenza degli attacchi cardiaci aumenta durante la stagione influenzale, i risultati ai quali sono arrivati sono promettenti per lo sviluppo di nuove terapie in quanto attualmente non esistono opzioni cliniche valide per prevenire il danno cardiaco.
Come spiega l’autore principale della ricerca, Jeffrey Downey, attraverso il lavoro su topi e dati umani è stato dimostrato che un trattamento mRNA modificato all’avanguardia, che inibisce una via di segnalazione dell’interferone nel cuore, può mitigare significativamente il danno cardiaco in seguito a un’infezione virale, preservando al contempo la risposta antivirale protettiva del sistema immunitario.



