Il vertice dei ministri di Finanze ed Energia si chiude con una dichiarazione di intenti. Intanto, si impenna la bolletta della luce per i “vulnerabili”. Ed emerge una nuova “povertà”: anche i mezzi pubblici spesso sono un lusso
La crisi energetica innescata dalla guerra in Medio Oriente non accenna a fermarsi. E questo rende sempre più necessaria la valutazione di contromisure da parte del mondo occidentale.
Anche se il G7, pur preparandosi ad agire, per il momento ha deciso di non intervenire.
Intanto, l’effetto del rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve di petrolio di 20 giorni fa si è già esaurito.
Il prezzo del greggio e del gas, cioè, sono tornati a impennarsi toccando nuovamente valori doppi rispetto a quelli precedenti l’esplosione del conflitto. Con effetti evidenti anche sulle bollette della luce.
Un effetto che aggrava le difficoltà degli italiani in un contesto già di per sé complicato, indipendentemente da quanto sta succedendo in Iran. Persino spostarsi con i mezzi pubblici, dice un report appena presentato, sta rischiando di diventare una possibilità non più alla portata di tutti.
La dichiarazione di intenti del G7
Il meeting virtuale dei ministri delle Finanze e dell’Energia dei Paesi del G7 si è dunque concluso con una mossa interlocutoria, per quanto da non sottovalutare, vista la diversità delle posizioni al tavolo, in particolare per quanto riguarda gli Stati Uniti.
Si è cioè arrivati a mettere nero su bianco una semplice dichiarazione di intenti congiunta.
Nel documento, Francia (che ha guidato la riunione), Italia, Usa, Germania, Regno Unito, Canada e Giappone affermano di essere “pronti ad adottare tutte le misure necessarie, in un’azione internazionale coordinata per preservare la stabilità e la sicurezza del mercato energetico”.
Il tutto anche in considerazione dei timori che la guerra arrivi ad impattare addirittura sulla stabilità finanziaria globale.

L’Italia invoca una risposta rapida
Per ora, però, non è arrivato il via libera a un nuovo rilascio di riserve, come avevano chiesto alcuni Stati con l’obiettivo di calmierare i prezzi. È l’Europa, in particolare, a correre i maggiori rischi di un ulteriore balzo dell’inflazione, vista la sua elevata dipendenza dall’importazione di gas naturale e petrolio. E l’Italia non fa eccezione.
Anche perché, nell’occasione, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha evidenziato come sussista “un problema critico per le industrie energivore, che rappresentano il 20% della manifattura”. Ecco perché il nostro rappresentante intervenuto al G7 ha lanciato l’appello affinché arrivi quanto prima una “rapida, coordinata e proporzionata risposta politica”, con misure “mirate, temporanee e basate su un approccio condiviso”, invitando a tenere “ben presente” la lezione della crisi scoppiata dopo l’inizio della guerra in Ucraina.
Luce: bolletta al +8,1% nel secondo trimestre per 3 milioni di utenti
Un effetto della situazione che si sta già verificando è l’aumento del prezzo che paghiamo per l’energia elettrica.
Una mazzata, in arrivo con le bollette della luce del secondo trimestre, che Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, ha quantificato al +8,1% per i soli circa 3 milioni di utenti “vulnerabili” con contratto di “Maggior Tutela”. L’aggiornamento della tariffa porterà il prezzo di riferimento a 30,24 centesimi di euro, tasse comprese, per kilowatt/ora. E farà lievitare fino a 589,34 euro la spesa dell’utente-tipo nel periodo tra il 1° luglio 2025 e il 30 giugno 2026 , con un incremento del +4,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

L’analisi di Arera
“L’incertezza sulla durata del conflitto in Medioriente – spiega Arera in un comunicato – ha causato un inaspettato innalzamento dei prezzi dei prodotti energetici sui mercati internazionali con una ricaduta diretta sulle bollette di energia elettrica, in cui l’aumento della spesa per la materia energia è solo parzialmente compensato da una riduzione del 2,2% del prezzo di dispacciamento”.
L’autorità sottolinea quindi che “attualmente rimane ancora invariata, la componente degli oneri di sistema” e che, in attuazione del decreto “Bollette”, su cui il Governo ha posto la questione di fiducia, è stata prevista una riduzione dell’aliquota per gli utenti non domestici.
Quando spostarsi diventa un lusso
L’aumento della bolletta della luce andrà dunque ad aggravare la situazione delle famiglie meno abbienti.
E complicherà la quadratura del bilancio, su cui anche una voce come quella della spesa per i trasporti pubblici sta assumendo un peso sempre più significativo.
Sul tema, il Transport Poverty Lab ha appena presentato il primo “green paper” sulla “povertà dei trasporti”.
Ne emerge che sono 7,3 milioni gli italiani che vivono in contesti in cui la disponibilità di treni e autobus sono insufficienti. E, per circa 1,2 milioni di famiglie (in Calabria si arriva al 10% del totale), questo si unisce a un basso reddito, rendendo il costo del biglietto difficilmente sostenibile, complica anche le stesse possibilità di lavorare, studiare o curarsi. Un circolo vizioso che dà vita a una vulnerabilità assoluta che limita la stessa libertà personale.

Le varie forme di vulnerabilità legata ai trasporti
Il fenomeno, in ogni caso, è molto variegato, con grandi differenze tra i vari contesti territoriali.
Le situazioni più difficili sono quelle di alcune aree di Sicilia e Sardegna, dove la disponibilità di tpl scende sotto i 200 posti/km per abitante, a fronte di una media nazionale di 4.623, con punte di 16 mila a Milano.
Ma, soprattutto, riguarda non solo chi si trova in difficoltà economiche, potendo coinvolgere anche il ceto medio.
Il rapporto parla di “vulnerabilità territoriale”, quando si è costretti a ricorrere all’auto privata per spostarsi. Ma anche di “vulnerabilità personale”, quando, pur a fronte di un buon servizio di trasporto pubblico, si riscontrando barriere economiche, fisiche o sociali per accedervi. Il problema, conclude il Transport Poverty Lab, va infine inserito all’interno delle più ampie tematiche di transizione ecologica. Non a caso, il regolamento europeo sul fondo sociale per il clima parla di “vulnerabilità indotta” quando le misure per la mobilità “green” scaricano costi aggiuntivi su cittadini e microimprese fragili.
Alberto Minazzi



