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Aviaria, scatta lo scudo: vaccini agli animali, cibo sicuro per tutti

Aviaria, scatta lo scudo: vaccini agli animali, cibo sicuro per tutti

Parte il piano nazionale di vaccinazione preventiva contro l’influenza aviaria. L’allerta cresce in Europa, ma uova e carne restano sicure: controlli e biosicurezza tengono la filiera sotto osservazione

L’aviaria torna al centro dell’attenzione e questa volta l’Italia decide di muoversi prima che l’emergenza bussi alla porta.
Dalla primavera 2026, per la prima volta, entrerà in vigore il piano nazionale di vaccinazione preventiva contro l’influenza aviaria.
Una misura che punta a proteggere gli animali più esposti e, indirettamente, anche la salute pubblica.
Tacchini e galline ovaiole delle aree considerate a maggior rischio saranno dunque vaccinate e saranno rafforzate le misure di biosicurezza negli allevamenti.
Il Ministero della Salute ribadisce che “la trasmissione all’uomo è un evento sporadico e i virus attualmente circolanti non si trasmettono facilmente agli esseri umani”.
Resta il fatto che l’aviaria è una zoonosi, un’infezione che nasce negli animali ma che, in condizioni particolari, può fare il salto di specie.
È qui che ritorna una parola che fa più paura, spillover, cioè il passaggio del virus all’uomo dopo una mutazione casuale. Un’eventualità rara, ma non teorica, che impone una sorveglianza costante.

Oltre 60 nuovi focolai in meno di un mese

Nelle ultime settimane l’influenza aviaria ad alta patogenicità è tornata infatti a colpire allevamenti in diversi Paesi europei ( Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Spagna e altri Stati), tra i quali anche l’Italia.
In meno di un mese sono stati segnalati oltre 60 nuovi focolai.
Per questo la Commissione europea ha fatto sapere di “monitorare attentamente” l’evoluzione della situazione.

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Uova e carne: perché possiamo stare tranquilli

Nel frattempo: possiamo mangiare uova, pollo e prodotti derivati senza timori?
La risposta, oggi, è sì.
La filiera alimentare resta sicura, grazie ai controlli veterinari costanti e a protocolli sanitari che impediscono ai prodotti provenienti da animali infetti di arrivare sul mercato.
La vaccinazione preventiva rafforza ulteriormente questo scudo.

Cos’è l’aviaria e come si diffonde

Quando si parla di aviaria si fa riferimento a virus influenzali di tipo A che colpiscono soprattutto gli uccelli.
Alcuni ceppi, come H5N1 o H5N8, possono causare epidemie molto gravi negli allevamenti.
I principali “vettori” restano gli uccelli selvatici migratori, che possono diffondere il virus attraverso le deiezioni, contaminando ambienti e strutture produttive.
È per questo che la prevenzione non si gioca solo negli allevamenti, ma anche nel controllo dell’avifauna selvatica e nei protocolli sanitari applicati lungo tutta la catena produttiva.

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Il rischio per l’uomo resta basso. Contagiato un gatto in Emilia Romagna

A oggi, in Europa non sono stati segnalati casi di trasmissione da uomo a uomo.
L’Istituto Superiore di Sanità chiarisce che “la maggior parte dei virus aviari è relativamente innocua per l’uomo” e che il rischio per la popolazione generale è basso, mentre può diventare moderato solo per chi lavora a stretto contatto con animali infetti.
Non a caso, per queste persone, la vaccinazione è obbligatoria.
In Italia non si registrano infezioni negli allevamenti di bovini e non ci sono casi umani. È stato segnalato, invece, un episodio isolato in un gatto in Emilia-Romagna, entrato in contatto con pollame infetto in un piccolo allevamento familiare.
Un caso che conferma come il virus possa colpire altri mammiferi, ma che secondo gli esperti non cambia la valutazione complessiva del rischio.

Focolai e controlli in Italia

Nel nostro Paese circola principalmente il ceppo H5N1.
Dall’autunno 2025 i focolai hanno interessato soprattutto il Nord, con l’istituzione di zone di protezione e sorveglianza, abbattimenti mirati e restrizioni sanitarie. Il Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria, ospitato presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, ha confermato la presenza del virus sia nel pollame domestico sia, successivamente, in volatili selvatici.
L’IZSVe sottolinea che “le misure di controllo generali e specifiche nelle zone di protezione e di sorveglianza sono state implementate come previsto dalla normativa europea”.
Un lavoro silenzioso ma decisivo, che tiene insieme veterinari, Regioni, laboratori e autorità sanitarie.

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Vaccini, sorveglianza e strategia One Health

Il Ministero della Salute coordina il Piano nazionale di sorveglianza, con il supporto scientifico dell’IZSVe, mentre sul fronte umano l’ISS monitora la circolazione dei virus respiratori attraverso la rete RespiVirNet.
Un approccio che segue la logica One Health, quella che considera salute umana, animale e ambientale come parti dello stesso equilibrio.
“I virus influenzali di tipo A sono di grande importanza per la salute pubblica per il loro potenziale pandemico”, ricorda il Ministero della Salute, precisando però che “tutti questi virus animali sono distinti da quelli dell’influenza umana e non si trasmettono facilmente tra le persone”.

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