Nel 2025 sono 2,1 milioni le famiglie in povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di persone. Il Mezzogiorno resta l’area più esposta, ma il 45,3% delle famiglie povere vive al Nord
Dove è più probabile essere poveri? Nel Mezzogiorno.
Dove si trova il maggior numero di famiglie povere? Nel Nord Italia.
Sembra un paradosso, ma è la fotografia dell’Italia del 2025 scattata dall’Istat.
Ed è qui che, di fatto, sta la notizia.
Perché siamo abituati a raccontare la povertà italiana come una frattura geografica: Nord ricco, Sud povero.
I dati mostrano invece una realtà più complessa: non è detto che dove c’è più lavoro, dove ci sono più imprese e opportunità, ci sia anche una maggiore ricchezza diffusa. O meglio: la ricchezza prodotta da un territorio non si trasferisce automaticamente nelle tasche di ogni famiglia.
Il paradosso italiano: al Nord più famiglie povere, al Sud il disagio è più profondo
Al Sud resta più facile finire in povertà.
L’incidenza, il parametro che misura questa potenzialità, è del 9,6%, contro il 7,7% del Nord-ovest e il 7,4% del Nord-est.
Ma il Nord conta complessivamente più famiglie povere: circa 954 mila, contro le 813 mila del Mezzogiorno.
L’Istat mette in evidenza anche un altro parametro: l’intensità della povertà, ossia quanto la spesa media delle famiglie povere sia al di sotto della soglia necessaria per vivere. E in questo caso è ancora il Mezzogiorno a registrare una povertà mediamente più profonda, con un’intensità del 19%, contro il 18,2% del Nord e del Centro.
Povertà, il Centro è la sorpresa: l’incidenza più bassa d’Italia
Il Centro, nella dicotomia Nord-Sud, sfugge sempre un po’. Eppure rappresenta forse una delle sorprese più interessanti di questi dati.
Lazio, Toscana, Umbria e Marche sono territori molto diversi fra loro dal punto di vista produttivo, per il costo della vita e per le caratteristiche del mercato del lavoro.
Eppure, qui si registra l’incidenza più bassa di povertà assoluta: il 6,3% .
Le famiglie povere del Centro Italia sono infatti circa 338 mila: il 16,1% del totale nazionale.
Tutte le altre si distribuiscono soprattutto tra Nord, con il 45,3%, e Mezzogiorno, con il 38,6%.
Lavorare non basta più?
La povertà non riguarda soltanto chi è senza lavoro.
Nel 2025 anche il 14,3% delle famiglie con persona di riferimento operaia si trovava in povertà assoluta.
Il dato nel 2024 era peggiore; 15,6%, ma resta alto.
Tra i dipendenti passa dall’8,7% all’8,5%.
Per dirigenti, quadri e impiegati, invece, sale dal 2,9% al 3,6%.
Tra gli autonomi rimane stabile al 5,2%.
Naturalmente, si tratta di un indicatore riferito alle famiglie in base alla condizione professionale della persona di riferimento, non di tutti i loro membri.
La povertà costa di più dove vivere costa di più
La povertà non viene misurata soltanto confrontando gli stipendi.
Le soglie di povertà assoluta cambiano in relazione alla composizione familiare, all’età dei componenti e al territorio di residenza.
Per un adulto tra i 30 e i 59 anni che vive solo in un comune centro di area metropolitana, l’Istat indica una soglia mensile di 1.256,37 euro in Lombardia e di 933,04 euro in Piemonte.
In Sicilia, per la stessa tipologia di adulto che vive in un comune centro di area metropolitana, la soglia è di 773,25 euro. In un piccolo comune della Puglia scende a 728,87 euro.
Le spese necessarie per raggiungere uno standard essenziale di consumo possono essere molto diverse: bisogna capire quanto resta dopo aver pagato la casa, le bollette, i trasporti e il necessario per vivere.



