Ambiente +

Pellet e camini: scattano i divieti: ecco dove rischi fino a 5.000 euro di multa

Pellet e camini: scattano i divieti: ecco dove rischi fino a 5.000 euro di multa

Nuove restrizioni per combattere lo smog nell’inverno 2026-2027. Limiti alle stufe meno efficienti, obbligo di pellet certificato e stop ai caminetti in diverse zone

Anche nel terzo millennio, la classica legna rimane in Italia una fonte di riscaldamento tutt’altro che trascurabile.
Secondo le indagini Nomisma, la utilizza infatti il 16% delle famiglie. E se aggiungiamo l’evoluzione moderna di questo materiale, ovvero il pellet, si arriva a una stima di quasi 9 milioni di cosiddetti generatori a biomassa legnosa, di cui il 71,5% alimentato a legna.
Un modo di riscaldarsi, tra tradizione e innovazione, che presenta però una controindicazione: l’inquinamento.
Ma non ci sono norme nazionali che impongono limiti all’utilizzo di stufe e caminetti.
Per questo sono sempre più le realtà locali, specie nel Nord del Paese, che introducono restrizioni.
Il quadro è molto articolato. E molte norme entrano in vigore con l’inizio ufficiale della stagione degli impianti.
Che ha preso il via, in base al calendario basato sul decreto del 2013 che regola limiti di date e orari in base alle caratteristiche climatiche delle diverse zone d’Italia, dal 15 ottobre.
Le norme in questione prevedono sanzioni anche pesanti, in alcuni casi fino a 5 mila euro, per chi le viola.

Pellet e camini, le novità regionali 2026 sull’utilizzo

Molte delle novità normative sugli impianti di riscaldamento a biomasse si collegano alle politiche per la qualità dell’aria.
È così in Emilia Romagna, dove la Giunta regionale ha introdotto un divieto, in vigore dal 1° ottobre e fino al 31 marzo 2027. Nelle zone di Pianura Ovest, Pianura Est e agglomerato di Bologna è vietato utilizzare generatori classificati in classe ambientale fino a 3 stelle sulla base della certificazione introdotta nel 2017 e indicata nel libretto.
Il divieto emiliano si applica agli edifici in cui è presente un impianto di riscaldamento alternativo. E la limitazione si estende agli apparecchi a 4 stelle quando scattano le misure emergenziali per la qualità dell’aria.
In tutta la regione sono inoltre richiesti requisiti emissivi più rigorosi. E per gli impianti a pellet sotto i 35 kW è obbligatorio l’uso di combustibile certificato “A1”. Ovvero quello con la massima qualità disponibile sul mercato.

pellet
Anche la Regione Veneto ha introdotto misure specifiche per l’inverno 2026/27.
Il divieto di utilizzo di biomasse è articolato su 3 livelli.
In via ordinaria, non si possono utilizzare gli impianti sotto le 3 stelle.
In situazione di allerta, si sale in generale a 4 stelle. E, nei giorni in cui l’emergenza è arancione o rossa, lo stop riguarda anche quelli a 5 stelle nei comuni con più di 100 mila abitanti.

Le restrizioni locali: Verona e la Toscana

Anche i Comuni possono intervenire in materia. Lo ha fatto, per esempio, Verona, con un’ordinanza in vigore dal 1° ottobre al 30 aprile. Tranne i casi in cui stufa o camino siano l’unico sistema di riscaldamento dell’abitazione, il loro uso è vietato quando la loro classe è inferiore alle 4 stelle. Per gli apparecchi con potenza inferiore a 35 kW è inoltre richiesto l’utilizzo di pellet “A1”.
Con un livello di smog arancione e rosso, legato ai superamenti dei limiti giornalieri di Pm10, si applicano le già viste restrizioni regionali. Che prevedono anche come, negli edifici pubblici e in quelli destinati a commercio e servizi (ma non nelle abitazioni private), il periodo di possibile accensione degli impianti, compresi quelli a biomassa, sia ridotto, dal 1° novembre al 12 aprile.
In Toscana, dal 1° novembre e fino al 31 marzo, entrerà invece in vigore un divieto di utilizzo specificamente pensato per l’area critica della Piana Lucchese. Sono interessati 14 comuni, tra cui Lucca, Montecatini Terme, Capannori, Pescia e Porcari, al di sotto dei 200 metri di altitudine. E lo stop riguarda caminetti aperti e generatori a biomassa con prestazioni inferiori alle 4 stelle, anche se solo nei casi in cui sia disponibile una forma di riscaldamento alternativa.

pellet

Le misure strutturali: Lombardia, Venezia e Piemonte

Se i casi descritti riguardano misure speciali, vi sono Regioni che hanno invece introdotto regole permanenti per le biomasse. Il caso principale è quello della Lombardia, che ha vietato già da 6 anni l’uso di impianti sotto le 3 stelle in tutto il territorio regionale. Vigono anche un divieto di nuove installazioni inferiori alle 4 stelle e l’obbligo di utilizzo del pellet certificato “A1”. E le violazioni sono punite con sanzioni che vanno da 500 a 5 mila euro.
In Lombardia è stata inoltre introdotta quest’anno anche una novità. Dal 15 ottobre si applica infatti la normativa che aggiorna i requisiti per gli impianti a biomassa con potenza superiore ai 35 kW e prevede l’obbligo di installare sistemi di accumulo inerziale e per l’abbattimento delle polveri.
Tornando ai divieti fissi, nel centro storico di Venezia e nelle isole della Laguna non si possono installare e utilizzare per il riscaldamento impianti a biomassa di qualsiasi potenza.
Con eccezioni per alcune zone montane, è in vigore un divieto generale anche in Piemonte. Oltre all’obbligo di pellet “A1”, non si possono cioè installare generatori a biomassa sotto le 4 stelle e utilizzare quelli sotto le 3. E se l’allerta per la qualità dell’aria arriva al rosso o all’arancione, si possono impiegare solo impianti a 5 stelle.
Si è infine chiuso a metà luglio, in Friuli Venezia Giulia, il bando promosso dalla Regione per la rottamazione di vecchie stufe, caminette e caldaie a biomassa, da sostituire con impianti più efficienti o pompe di calore.

Alberto Minazzi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.