Dall’Io al Noi, fino al rapporto con il mondo: il Festival della Psicologia esplora le relazioni che ci attraversano e il benessere che nasce dai legami
Dentro ognuno di noi convivono personalità diverse, che a volte vanno d’accordo e altre finiscono per litigare come in una riunione di condominio.
È da questa immagine, tanto quotidiana quanto efficace, che Andrea Pennacchi e la psicologa e narratrice Maria Virgillito hanno scelto di partire per Una casa molto carina, la conferenza-spettacolo che, al Teatro Ruzante di Padova, chiuderà il Festival della Psicologia 2026, organizzato dall’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto nel fine settimana di sabato 10 e domenica 11 ottobre.
“Abbiamo pensato che la metafora “l’essere umano è un condominio” fosse produttiva e anche divertente per quanto riguarda il percorso terapeutico”, spiega l’attore padovano.
Sul palco, Pennacchi darà voce a racconti tratti dalle esperienze personali e dalla letteratura, mentre Virgillito accompagnerà il pubblico nella loro lettura psicologica.
Un modo per esplorare le diverse parti di noi stessi, comprese quelle più difficili da riconoscere, e riflettere su come queste convivano e influenzino le nostre relazioni.
Pennacchi: “Il teatro può far star bene e ricucire relazioni sempre più fragili”
Per Pennacchi, infatti, il teatro può essere molto più di una forma di intrattenimento.
“Penso che il teatro sia un atto di prevenzione verso noi stessi, non tanto nella terapia vera e propria ma piuttosto nella costruzione delle relazioni”, spiega.
Una funzione particolarmente importante in un momento storico in cui, osserva l’attore, «l’idea di relazione è piuttosto sfilacciata, ai limiti della distruzione. Il teatro può far star bene. Da migliaia d’anni ci parla di purificazione, di catarsi, di questo senso che arriva dalla Grecia antica e che consente di liberarsi da un dolore interno a sé. Il riconoscersi, sentire le voci che ci parlano dentro – conclude Pennacchi – è il modo più antico con il quale l’arte si esprime. Se non servisse a niente, sarebbe già stato dimenticato”.

Un Festival per la psicologia
Il dialogo tra arte, benessere e relazioni umane si inserisce in un programma più ampio, pensato per indagare i legami che attraversano la nostra vita quotidiana.
Quest’anno il Festival della Psicologia coinvolge tre città del Veneto – Padova, Treviso e Verona – per approfondire altrettante dimensioni legate al tema generale della manifestazione: la psicologia delle relazioni che ci attraversano.
In calendario, 23 incontri gratuiti e oltre 40 relatori provenienti da tutta Italia, per un totale di 48 ore di incontri e 3.000 minuti di psicologia aperti a tutti.
A ogni città un ambito relazionale
A Verona, tra il Polo Santa Marta, la Biblioteca civica e il Museo di Castelvecchio, l’attenzione è rivolta al «Mondo»: il rapporto con l’ambiente, le comunità e le decisioni collettive, in un contesto storico segnato anche da conflitti e tensioni internazionali.
A Treviso, nelle sale del Museo Luigi Bailo, il focus è sul «Noi» e sulle relazioni più vicine: familiari, amicali, lavorative e digitali. Un percorso che affronta anche temi delicati come la solitudine e la violenza nelle relazioni intime.

Infine, a Padova, nella Sala Nievo di Palazzo Bo, si esplora l’«Io»: l’identità e la crescita personale, il rapporto tra corpo e mente e le nuove questioni aperte dall’intelligenza artificiale.

Io, Noi e Mondo: le tre dimensioni del benessere
“In questa edizione del Festival abbiamo attivato nelle tre città di Padova, Treviso e Verona tre piani relazionali diversi che si intersecano, rispettivamente nelle tre dimensioni dell’Io, del Noi e del Mondo – spiega Luca Pezzullo, presidente dell’Ordine regionale delle Psicologhe e degli Psicologi -. Queste unità specifiche sono state scelte perché sono al centro del focus della psicologia delle interazioni interpersonali, territorio dove si costruisce il benessere e il malessere di ognuno, e per questo centrali e importanti. Nel progetto del Festival della Psicologia copriamo in maniera poliedrica i temi che ruotano a queste tre dimensioni, con il fine di indagare il significato dello “stare bene” con sé, con le persone a noi vicine e con il pianeta”.

Il Festival si concluderà domenica 11 ottobre con due appuntamenti teatrali.
A Verona, Roberta Guzzardi e la Compagnia Nazionale di Improvvisazione porteranno in scena Io, noi, il mostro, uno spettacolo sui mostri che ci (de)limitano e ci aiutano a stare al mondo.
A Padova, al Teatro Ruzante, andrà invece in scena Una casa molto carina, la conferenza-spettacolo di Maria Virgillito e Andrea Pennacchi.
Il benessere psicologico oltre il pregiudizio
Il tema delle relazioni si intreccia inevitabilmente con quello della salute psicologica.
Un traguardo riconosciuto soprattutto dai giovani della generazione Z, che lo rivendicano senza provare vergogna.
“Il rapporto tra essere umano e psicologia si è evoluto significativamente proprio grazie alla generazione Z che, a differenza delle precedenti, ha un proprio vissuto con la psiche – dice Pezzullo – I giovani, oggi, rivendicano il diritto a cercare un benessere psicologico libero dal pregiudizio e dalla vergogna di parlare di certi temi personali e delicati. Soprattutto dopo il Covid, hanno iniziato a percepire la fatica psicologica equivalente alla fatica fisica, e da qui si muove la pretesa di voler stare bene fisicamente e psicologicamente. I giovani parlano di più di psicologia, e così facendo hanno dismesso la visione stereotipata che c’era”.

Il cambiamento parte dalla comunità
Per Pezzullo, tuttavia, il benessere psicologico non può essere ricondotto soltanto al rapporto individuale con uno specialista.
È necessario riconoscerne anche la dimensione collettiva, nei luoghi in cui si costruiscono quotidianamente le relazioni: il lavoro, la scuola, il quartiere e le comunità.
“Ci sono tante forme con le quali il benessere psicologico si può attuare. Leggere la psicologia nel solo intervento individuale è riduttivo, esistono anche dimensioni di collettività. Occuparsi di benessere psicologico al lavoro, nei gruppi di classe, nel proprio quartiere residenziale è importante. Il Festival serve a mettere in luce proprio questa dimensione collettiva di fare psicologia, per uscire dalla dimensione del rapporto uno a uno e dimostrare che una psicologia collettiva sia necessaria, fattibile e utile”.
Il programma del festival è consultabile nel sito dell’Ordine delle psicologhe e degli psicologi del Veneto.
L’ingresso alle conferenze e a gli spettacoli di domenica sera è gratuito, previa prenotazione e fino a esaurimento posti.





