Il nuovo organismo risulta costituito il 3 marzo 2026 quale associazione privata, ma il caso è scoppiato in particolare per il suo regolamento
Mentre a Venezia è giunto un parere negativo alla realizzazione della nuova Moschea che avrebbe dovuto sorgere in zona Giustizia, a Mestre, a Padova è nata la Camera Arbitrale Islamica Italiana per risolvere controversie economiche applicando i principi del diritto islamico, la Sharia, nei limiti della legge italiana.
Premesso il ruolo della Camera Arbitrale, un organismo legale che amministra procedure di risoluzione alternativa delle controversie civili e commerciali anziché procedere con la giustizia ordinaria, il tema ha da subito fatto discutere sia nella città veneta sia a livello politico nazionale. La questione è arrivata alla Procura di Padova, in Parlamento e al ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Il “Tribunale Sciaraitico”
La Camera Arbitrale Islamica è un’associazione privata che risulta fondata lo scorso 3 marzo come associazione non riconosciuta da Omar Vanin, avvocato musulmano e docente a contratto di Diritto Internazionale all’Università di Padova.
Il suo regolamento usava (perché è stato modificato in queste ore) proprio l’espressione “Tribunale Sciaraitico” e da qui è esplosa la questione anche sui media. Il suo regolamento contempla uno o tre arbitri e richiama procedure ispirate al diritto processuale islamico per le questioni non disciplinate dal diritto italiano.
Per la Procura che sulla questione ha aperto un fascicolo si tratta di capire se l’attività concreta rispetti i limiti dell’arbitrato italiano, le norme inderogabili e l’ordine pubblico. Insomma, il diritto religioso non può esser al di sopra della legge italiana.
L’indagine della Procura
Al momento non risulta alcun atto che abbia dichiarato illegale l’associazione o ne abbia ordinato la chiusura.
Ma fatti e documentazioni saranno al vaglio delle indagini.
In Italia l’arbitrato, infatti, è legale.
L’articolo 806 del Codice Civile consente alle parti di far decidere da arbitri le controversie tra loro insorte che non abbiano per oggetto diritti indisponibili.
Ma un arbitrato secondo la Sharia sarebbe un inedito per il nostro Paese e sarà di valutare quanto rientri nelle norme.
Il Regolamento modificato
Nel frattempo la Camera Arbitrale Islamica Italiana ha già apportato modifiche al proprio Regolamento.
Sia il nome, “Tribunale Sciaraitico”, sia i canoni processuali della Sharia e le formule liturgiche nei lodi sono spariti.
Rimane tuttavia l’articolo 3 secondo il quale gli arbitri applicano i precetti del diritto islamico comuni alle nazioni islamiche e per le materie non regolate il diritto italiano.
Da parte sua, l’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia ha preso formalmente le distanze dalla questione dichiarando che l’iniziativa è autonoma, non ha alcun mandato ufficiale e nemmeno è stata riconosciuta dai centri islamici e dalle moschee.



