Venezia celebra il suo Conservatorio: grandi concerti, il recupero di Palazzo Pisani, una comunità sempre più internazionale e lo sguardo rivolto alla musica che verrà
Quando, il 10 settembre scorso, nella chiesa di Santo Stefano, a Venezia, sono risuonate le note di un grandioso concerto con più di centosettanta elementi fra orchestra e coro e musiche di Benedetto Marcello, Johann Sebastian Bach, Ludwig van Beethoven, Georg Friedrich Händel fra gli altri, si è messa in moto un’ altrettanto sofisticata macchina del tempo.
Era esattamente lo stesso giorno, la stessa chiesa, lo stesso programma (fatte salve le incursioni contemporanee del baltico Arvo Pärt) del 1876: l’anno di fondazione del Benedetto Marcello. Una delle più antiche e prestigiose istituzioni musicali d’Italia che il mese scorso, con quel concerto, ha aperto un ricchissimo e impegnativo calendario di celebrazioni didattiche, di ricerca, musicali, editoriali e anche strutturali che proseguirà fino all’autunno del 2027.
Il Conservatorio tra tradizione, IA e nuove tecnologie
La parole di Fabio Moretti, presidente del Benedetto Marcello illustrano bene la prova vissuta come un rewind di questo secolo e mezzo: «Il concerto per i 150 anni del Conservatorio è stata un’evocazione, più che una rievocazione, della storia e della profonda ricchezza musicale e culturale di una grande istituzione, da sempre punto di riferimento per Venezia. La sfida ora -aggiunge – è coniugare la centralità del rapporto tra docente e studente con le nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale e i nuovi linguaggi della musica. Anche sul piano economico sarà importante rafforzare collaborazioni e sostegni, per continuare a investire nei giovani e nella qualità della formazione».

10mila metri quadrati di storia veneziana
Così il concerto del 10 settembre ha dato una raffigurazione plastica di passione, ingegno e coralità. C’erano tutti a contribuirvi, passato, presente e futuro: docenti ed ex docenti, allievi ed ex, tecnici, personale operatore e amministrativo. Una grande festa per un grande conservatorio. Grande anche nelle sue strutture. Già, perchè forse non tutti sanno (anche a Venezia) che Palazzo Pisani, sede -dal 1900- dell’istituzione musicale, è il più grande palazzo veneziano, secondo solo a Palazzo Ducale. Diecimila metri quadrati , 500 finestre e 200 stanze di storia (e musica) veneziana. Anche questo un percorso architettonico-artistico gigantesco iniziato tra il 1614 e il 1615 e progressivamente ampliatosi in termini di spazi, di patrimonio artistico, monumentale, documentale tanto da rivaleggiare con il Palazzo del governo della Serenissima.

Palazzo dei Pisani rinasce: un cantiere da 10 milioni
Ambizione, arroganza, ricchezza, vera potenza (i Pisani erano tra i patrizi veneziani più facoltosi e influenti, casata con dogi, cardinali e formidabili guerrieri da Mar, come il celebre Capitano Generale Andrea Pisani)?
Resta questo enorme e sontuoso palazzo che da campo S. Stefano arriva quasi a mostrarsi sul Canal Grande. E che proprio in occasione del centocinquantesimo del Conservatorio ha mobilitato ingegneri e architetti, maestranze e specialisti in varie discipline per un progetto integrato di restauro conservativo, riqualificazione e adeguamento funzionale.
Impegno attivato dal Ministero dell’Economia e da quello dell’Istruzione con importo di quasi 10 milioni di euro.
Una preziosa monografia per il Benedetto Marcello
Il risultato è davanti a tutti a cominciare dall’imponente facciata.
Ma di monumentale è in arrivo anche il prezioso volume (testi e fotografie) edito dalla venezianissima casa editrice Marsilio Arte. Un’opera che è il racconto di tre secoli di memoria, architettura, arte. E musica. Per sfogliare, per vivere questa storia in pagine l’appuntamento è per il 13 ottobre, quando la monografia verrà presentata ufficialmente nella sede più naturale, il Conservatorio Benedetto Marcello.
Un’istituzione che oggi, come ieri, è dedicata alla formazione e al sapere, sottolinea il direttore Roberto Gottipavero: «Il Benedetto Marcello festeggia 150 anni affrontando le sfide della contemporaneità con la serenità di una tradizione solida e la determinazione di chi vuole continuare ad essere in prima fila con l’obiettivo di consolidare l’eccellenza del Conservatorio e renderla sempre più solida e sostenibile nel tempo».
L’intelligenza artificiale declinata alla musica
In prima fila anche nel dialogo internazionale, nella convivenza come dimostra quel 20% di allievi stranieri con passaporto di 18 nazioni diverse sui circa 500 iscritti attuali: dal Giappone, alla Lituania, dal Portogallo alla Russia, dalla Corea del Sud all’Ucraina alla Bielorussia alla Cina e altri paesi ancora. Un orgoglio per il centinaio di docenti del Conservatorio, per l’Istituzione e per la città di Venezia che anche su questo fronte conferma la sua vocazione di apertura, innovazione e sostenibilità. Ne è testimonianza, ancora, l’ampio programma che distillerà in pochi mesi i centocinquant’anni di vita di questa “scuola” che comprende anche, tra novembre e dicembre, concerti, veri “colloqui” musicali, di orchestre del Kazakhstan e della Repubblica popolare cinese. Ma come Venezia e il suo Conservatorio sono stati pionieri nella ricerca e applicazione musicale di tecnologie digitali c’è, anche, il laboratorio di confronto e sviluppo sull’Intelligenza Artificiale declinata alla musica: arena competitiva per il futuro del Benedetto Marcello.
Per la prima volta nella storia, un Direttore donna
Bene lo fotografa il M° Chiara Staibano, prima donna ad essere eletta Direttore del Benedetto Marcello (entrerà nel suo ruolo a novembre), proiettata verso questo obiettivo: «Sono certa che le interazioni tra il Conservatorio e l’esterno muteranno proprio perché il cambiamento di genere della figura di Direzione sarà percepito dagli interlocutori come una necessità di cambiamento di “linguaggio”. Vorrei che il Benedetto Marcello fosse sempre più centro di riferimento della Musica, a partire dalla formazione». Con Venezia da sempre platea di dialogo fra antico, classico e nuovo, così «L’interesse per la composizione e per le nuove tecnologie è da sempre naturale conseguenza della natura stessa della nostra istituzione -dichiara Staibano -, dove, primi in Italia, sono nati corsi come Musica elettronica e dove la Composizione, con le sue implicazioni di innovazione tecnologica, sono state terreno fertilissimo per la musica nuova».
Agostino Buda







