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Vipere d’autunno: tre morsi nel Bellunese e un record a 2.460 metri

Vipere d’autunno: tre morsi nel Bellunese e un record a 2.460 metri
Marasso o vipera Berus @Luca Lapini

L’esperto Luca Lapini: “le vipere non hanno un meccanismo di termoregolazione e se ci sono temperature che arrivano a 38/40 gradi letteralmente schiattano”

La cronaca in questo periodo riporta più di una notizia che riguarda casi di persone morse da vipere nel bellunese. I casi registrati sono almeno tre, fortunatamente risoltisi con esito positivo.
L’episodio più recente è avvenuto ai danni di una 53enne mentre passeggiava con il marito nelle vicinanze del rifugio Brigata Alpina Cadore sulle montagne di Belluno a oltre 1.600 metri di quota.
“Le temperature torride in particolare di questa estate 2026, come hanno spinto più persone a scegliere la montagna quale destinazione preferita alla ricerca di refrigerio, hanno influenzato anche le abitudini delle vipere, che si stanno spingendo a quote più elevate – spiega Luca Lapini, zoologo del Museo friulano di Storia Naturale di Udine -. Nel bellunese è presente soprattutto la vipera Berus o Marasso che si trova tra le medie e alte quote, soprattutto nelle alte praterie e nelle zone di malga ai limiti delle aree di bosco”.

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Lo zoologo del Museo friulano di Storia Naturale Luca Lapini

Il clima che cambia le abitudini delle vipere

“Ora che il clima è più mite, è più facile incontrale – precisa l’esperto – perché il caldo estremo le costringe a muoversi di notte o nelle primissime ore del mattino. Le vipere, come tutti i rettili non hanno un meccanismo di termoregolazione interna come i mammiferi e gli uccelli. Di conseguenza non potendo produrre calore metabolico per scaldarsi o sudare per rinfrescarsi, la loro temperatura corporea dipende interamente dall’ambiente circostante. Così per evitare letteralmente di schiattare con una sincope si muovono in orari diversi o smettono proprio di muoversi, non è una questione di attività dell’animale, ma di temperature ambientali”.
Questi rettili infatti per scaldarsi e attivare le funzioni vitali come la digestione o il movimento si espongono al sole nelle prime ore della giornata mentre quando la temperatura diventa troppo elevata si rifugiano all’ombra, sotto le pietre e/o nella fitta vegetazione per evitare il surriscaldamento che può essere letale. Durante i mesi freddi entrano in un particolare stato di letargo, chiamato brimazione, per sopravvivere.

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Vipera ammodytes @ Luca Lapini

Sempre più in alta quota

“C’è da osservare che il cambiamento climatico sta spingendo le vipere in alta quota – continua Luca Lapini -. Il 5 luglio di quest’anno è stata trovato un Marasso (Vipera Berus) poco sotto la cima del Monte Quaternà, un antico cono vulcanico, in Comelico Superiore (Belluno) a 2.460 metri di quota. Un dato che rappresenta il record altitudinale per questa specie sulle Alpi Carniche. Tuttavia in provincia di Trento questa specie, che è quella che raggiunge le altitudini più elevate, ha raggiunto quote 2800/2900 metri. Non esistono censimenti sulla presenza di vipere in quanto, essendo animali che rispetto al lupo, ad esempio, non costituiscono un problema, sono poco attenzionate. In ogni caso rispetto agli anni Settanta nel bellunese la loro presenza è diminuita, ci sono più boschi e le vipere sono animali da margine, zone di confine tra due ambienti diversi”. In questo areale oltre al marasso sono presenti, in minore, la vipera comune o Aspis e la vipera dal corno.

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Vipera aspis francisciredi @Luca Lapini

Le buone pratiche da adottare in montagna per prevenire i rischi di morsi

Gli aereali delle vipere si stanno dunque spostando sempre più in alto e il clima in mutazione fa spostare le vipere in orari e stagioni diverse rispetto a ciò che poteva essere qualche tempo fa.
Di conseguenza, le probabilità di incontrarle nelle prime ore del mattino, al crepuscolo o di notte soprattutto tra primavera e autunno.
“Va detto conclude Luca Lapini, che per natura le vipere non sono aggressive, anzi se sentono rumori tendono a scappare. Quando si va in montagna però è opportuno adottare comportamenti prudenti e indossare l’equipaggiamento adatto”.

E’ importante usare scarponi alti e robusti che coprano la caviglia, calze alte e pantaloni lunghi e resistenti per creare una barriera protettiva contro i morsi. E’ inoltre buona regola usare un bastone da trekking per percuotere l’erba alta o il sentiero ed eventualmente farle scappare, controllare dove si mettono le mani o ci si siede e camminare lungo i sentieri tracciati evitando di avventurarsi in zone con fitta vegetazione o cespugli bassi.

Silvia Bolognini

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