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Il caffè italiano nasce in Sicilia: dopo 30 anni il clima cambia la sfida

Il caffè italiano nasce in Sicilia: dopo 30 anni il clima cambia la sfida

A Palermo si raccolgono oggi circa 100 chili di drupe l’anno da piante di Coffea arabica

A poche centinaia di metri sul livello del mare, in Sicilia, cresce il caffè. E non semplicemente una pianta di caffè, ma il primo raccolto italiano di questa coltura, tradizionalmente legata alle terre tropicali.
Il progetto della famiglia Morettino ha raggiunto un traguardo che ha il sapore di una prima volta assoluta: circa 100 chilogrammi di drupe, le piccole “ciliegie” che racchiudono i chicchi, da cui sono stati ottenuti poco più di 15 chilogrammi di caffè tostato, come riporta La Stampa.
Una quantità ancora troppo piccola per pensare a una produzione commerciale, ma abbastanza per segnare una svolta.
Quei chicchi raccontano infatti qualcosa di inedito: per la prima volta il caffè è stato coltivato e raccolto in Italia. Un risultato che ha un valore scientifico, certo, ma anche il fascino di una piccola rivoluzione agricola, nata nel cuore del Mediterraneo.

Una piantagione alle porte di Palermo

La “tazza” siciliana prodotta alle porte di Palermo, con il profumo della sua terra tra note di uva zibibbo e carruba e dolci sentori di fiori di pomelia bianca e zucchero panela, nasce da un progetto che coinvolge l’Università e l’Orto Botanico del capoluogo siciliano nello studio dell’adattamento delle colture tropicali al nuovo clima mediterraneo.

caffé
bacche di caffé

Prima della famiglia Morettino un’altra azienda agricola aveva coltivato caffè interamente in serra a Terrasini, sempre nel palermitano, ed anche in Spagna nella regione di Granada e nelle isole Azzorre in Portogallo è stata tentata questa esperienza.

Il progetto

Nella geografia delle origini del caffè, quella Morettino è una delle piantagioni più a Nord rispetto alle tipiche terre tropicali. Il primo esperimento fu fatto una trentina di anni fa nei giardini della storica torrefazione con una sessantina di piante di Coffea Arabica nate dai semi donati negli anni Novanta dall’Orto Botanico di Palermo e piantati a circa 350 metri sul livello del mare nella borgata di San Lorenzo ai Colli.
Negli anni sono cresciute le piante del caffè che si sono adattate al clima siciliano a latitudini di gran lunga superiori rispetto a quelle in cui viene normalmente coltivato e hanno prodotto drupe che sono state raccolte, spolpate, processate e tostate o riseminate per far nascere nuove piante.
Ora si è arrivati a ottenere in Sicilia raccolti sufficientemente consistenti da dimostrare che la coltivazione del caffè Arabica all’aperto può essere produttiva anche in Italia.

Il caffè made in Sicilia

Negli ultimi tre anni in particolare, come spiega l’azienda, il significativo cambiamento climatico che ha portato in Sud Italia temperature tropicali ha permesso di avere raccolti più abbondanti.
La raccolta, rigorosamente manuale, avviene tra giugno e settembre. Dopo, le drupe vengono sottoposte a diverse tecniche di lavorazione. Con il metodo Gold Honey, circa il 25% della polpa rimane attaccato al chicco prima dell’essiccazione. Questo consente di conservare una buona quantità di zuccheri naturali, contribuendo a sviluppare dolcezza e una maggiore ricchezza aromatica.

Moriondo

Il metodo Naturale, invece, prevede che il chicco venga lasciato essiccare all’interno della ciliegia, senza rimuovere la buccia e la polpa. Nel metodo Lavato, al contrario, la polpa zuccherina viene completamente eliminata: i chicchi vengono sottoposti a spolpatura manuale, quindi a una fermentazione di circa 48 ore e infine all’essiccazione al sole.
Dopo queste fasi arriva la tostatura, di tipo medio-chiaro, seguita da numerose sessioni di assaggio per definire il profilo del caffè. Il risultato è una tazza di grande finezza, caratterizzata da un’acidità equilibrata, una spiccata dolcezza naturale e un profilo aromatico pulito ed elegante.

 

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