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Rinnovabili, l’idea: batterie “esauste” dalle auto alle case

Rinnovabili, l’idea: batterie “esauste” dalle auto alle case

Da problema a nuova risorsa: i kw non più sufficienti per alimentare un veicolo superano di molto i dispositivi di accumulo collegati ai pannelli solari

L’energia è uno dei grandi temi del nostro tempo, e non solo per una questione ambientale.
Costi, approvvigionamenti e dipendenza dall’estero sono ormai diventati temi quotidiani, soprattutto dopo le recenti crisi internazionali.
Allo stesso tempo, la spinta europea verso la decarbonizzazione ha riportato al centro anche la transizione energetica e le fonti rinnovabili. Due aspetti che, in realtà, sono strettamente legati a quello economico.
Basta guardare a due esempi molto concreti: le auto elettriche, che riducono le emissioni ma hanno costi più elevati e pongono il problema di cosa fare con le batterie quando non sono più adatte all’uso automobilistico; e il fotovoltaico, sempre più diffuso anche su case e condomini, ma ancora costoso soprattutto quando all’impianto si aggiunge un sistema di accumulo.

Il riuso delle batterie automobilistiche negli edifici

Pensare, incrociando queste 2 importanti tematiche, a una sorta di quadratura del cerchio all’insegna di una vera economia circolare non è però impossibile.
La proposta, in tal senso, viene lanciata da Carlo Garofolini, presidente dell’associazione di consumatori Adico.
“Affermare che bisogna puntare sulle energie rinnovabili al posto delle fonti fossili – è la premessa del suo ragionamento – rischia di diventare una presa in giro. Perché è inutile portare le case in classe “A4” dotandole solamente di pannelli solari, quando questi d’inverno non producono”.
Di qui l’idea di instaurare una sorta di ciclo chiuso virtuoso: “Perché non pensare di dotare le case con le batterie smaltite dalle auto elettriche anziché porsi il problema di che fine fanno, visto che, quando perdono il 20% della loro capacità, non sono più performanti per l’autotrazione?”.

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La seconda vita che può far risparmiare sulle bollette

Una batteria per un’auto elettrica, mediamente ha infatti una capacità tra 30 e 100 kWh, a seconda che alimenti una City Car o un Suv. E, considerando che il consumo medio è di 13-15 kWh ogni 100 km, il compromesso ideale è ritenuto attorno ai 50 kWh.
Per quanto riguarda le batterie di accumulo collegate ai pannelli solari di una casa, invece, si va solitamente dai 5 ai 15 kWh, con un costo indicativo che varia tra poco meno di 5 mila euro a quasi 15 mila e una garanzia di durata solitamente di 10 anni.
“Bisognerebbe – auspica il presidente Adico – cambiare radicalmente ragionamento, ricaricando di giorno con i pannelli domestici le batterie dismesse dalle auto e utilizzando l’energia di notte. Così, con una batteria scesa a 40 kWh, si può alimentare per almeno 10 anni un condominio”.

“I condòmini – conclude Garofolini – si troverebbero così a non pagare bollette per circa 8 mesi l’anno. E verrebbe meno anche un grande scandalo italiano: il fatto che i consumatori debbano pagare al prezzo del petrolio anche l’energia prodotta con vento, sole e acqua”.

I pannelli fotovoltaici tra su costi e benefici

Al di là delle riflessioni sui consumi, chi si trova a ragionare sulla convenienza dell’installazione di pannelli solari deve comunque preventivamente prendere in considerazione una serie di aspetti di natura economica sulla convenienza dell’investimento.
Nel 2026, Enea ha quantificato per il fotovoltaico un costo medio di 2.300 euro, comprensivi dei costi di installazione, per ogni kilowatt di potenza (kWp) dell’impianto. E, considerato che per un impianto da 3 kWp, servono circa 18 metri quadri di superficie, il costo minimo si aggira sui 7 mila euro.
A questi vanno aggiunti i costi di sopralluogo, progettazione e installazione, l’Iva e quelli di altri componenti come inverter e, appunto, batterie. Quelle agli ioni di litio, secondo uno studio di Terna e Arera sulle tecnologie di accumulo, hanno una vita utile stimabile attorno a 12-14 anni in condizioni considerate conservative.

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Batterie e pannelli solari: costi, durata e tempi per recuperare l’investimento

Al riguardo va sottolineato anche che le prestazioni diminuiscono progressivamente con l’uso e la durata della batteria dipende anche dalle modalità di ricarica e scaricamento.
Una batteria domestica da circa 4 mila cicli, dunque, arriva in media a coprire attorno a 11 anni.
La scelta di acquistare un sistema di accumulo si lega anche al periodo delle 24 ore in cui si consuma più energia, rendendolo necessario (o quantomeno conveniente) soprattutto quando i consumi sono prevalentemente notturni. E incide anche l’esposizione.

Orientamento, inclinazione, ombre, temperature e vento, oltre a sporcamento e perdite dell’impianto, possono infatti modificare la quantità di energia prodotta. Per esempio in Veneto, indicativamente, un impianto da 6 kWp produce tra gli 8 mila e gli 8.500 kWh annui.
Infine, la quota di energia prodotta consumata direttamente ha un valore superiore alla remunerazione che si ottiene dal Gestore dei Servizi Energetici immettendo il sovrappiù in rete. Ma se una batteria aumenta l’autoconsumo, al tempo stesso aumenta il tempo per il recupero dell’investimento iniziale, portandolo indicativamente da 11-12 anni a circa 18.

Alberto Minazzi

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