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Da Klimt alla Body Art: la rivoluzione del corpo nell’arte

Da Klimt alla Body Art: la rivoluzione del corpo nell’arte
MUVEC KLIMT @ Irene Fanizza

Dalla Secessione viennese alla Body Art, il corpo cambia volto e diventa linguaggio, identità e protesta: il percorso di un secolo di arte attraverso 47 opere in mostra al MUVEC di Mestre

Come celebra il motto del Palazzo della Secessione a Vienna: “A ogni epoca la sua arte, a ogni arte la sua libertà”.
La libertà del corpo espressa simbolicamente dal primo capolavoro di Gustav Klimt, nella tensione femminile della Giuditta II, fino a giungere alla Body Art degli anni Sessanta e Settanta e alle performance di Ana Mendieta e Gina Pane: è questo l’arco temporale a cui guarda la nuova mostra del MUVEC – Casa delle Contemporaneità di Mestre, dal titolo Klimt, Schiele e Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea.
Iniziata il 26 settembre 2026, l’esposizione mette a nudo l’evoluzione artistica del corpo nel corso del Novecento riunendo 47 opere tra dipinti, disegni, grafiche, sculture e fotografie provenienti da musei e fondazioni europee e internazionali.
Le opere di Klimt, Schiele e Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea saranno in esposizione al MUVEC di Mestre fino al 14 febbraio 2027.

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Gustav Klimt, Giuditta II, Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia

L’arte diventa esperienza per tutti

Oltre alla mostra, la Casa della Contemporaneità di Mestre propone il MUVE Education: un programma di percorsi guidati e laboratori rivolti a scuole e università, adulti e pubblici con specifiche richieste, riguardanti i temi toccati dall’esposizione.
Tra questi, il percorso Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea, il laboratorio Raccontare con il segno, ispirato alla tecnica della litografia e il percorso plurisensoriale Il corpo da vedere, toccare, immaginare, che integra l’esplorazione tattile con una riproduzione in rilievo della Giuditta II di Klimt.
Quest’ultimo percorso è specificamente pensato per anziani, persone con disabilità cognitive e ospiti di strutture residenziali e centri diurni.

La rivoluzione del corpo e la Secessione di Vienna

Il punto di partenza della mostra è la cosiddetta Secessione di Vienna, dove il corpo diventa simbolo e luogo reale di trasformazione artistica. Nel corpo riprodotto visivamente prendono vita le inquietudini, i desideri della modernità.
Gustav Klimt e i suoi seguaci Egon Schiele e Oskar Kokoschka furono gli avanguardisti che cambiarono la raffigurazione del corpo, partendo dalla figura femminile, spesso incatenata a stigmi sociali e culturali. Non a caso è Vienna l’epicentro di tale fenomeno, dove nei primi del Novecento si radunano intellettuali e scienziati volti a indagare il rapporto tra corpo, personalità, inconscio e sessualità.

Kokoschka, Donne arabe con bambino, 1929, © Fondation Oskar Kokoschka 2026, ProLitteris

Klimt, Schiele e Kokoschka calano la loro visione dalla realtà del corpo femminile alla sofferenza del medesimo, sia fisica che emotiva, fino a giungere all’astrazione dell’inconscio che si manifesta nelle deformazioni fisiche e cromatiche dei loro dipinti.
Questa destrutturazione dell’ordine precostituito fece sì che, tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, i regimi autoritari provassero a restaurare visioni e figure atletiche (per l’uomo) e materno-patriottiche (per la donna), respingendo le differenze e le difformità esposte dalla secessione viennese. Tuttavia, in Italia, le opere di Felice Casorati, Guido Cadorin e Mario Sironi mostrarono un corpo sì lirico e ordinato, ma in un clima dissonante, solitario e malinconico, che tradiscono la verità disvelata dell’inconscio.

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Felice Casorati, La convalescente, Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia

La guerra a metà del Novecento distrusse la capacità di rappresentazione del corpo, portando gli artisti degli anni Cinquanta a un recupero della capacità di rappresentazione.
Questa si esprimerà un decennio più tardi, nel Nouveau Réalisme all’Arte Concettuale e nella performance della Body Art, dove la lezione di Vienna si recuperò nell’utilizzo del corpo non come fine artistico, bensì come medium comunicativo, in cui i segni dettati del corpo trasmettono significati espressivi e autonomi.
Ciò si riflette nelle opere di Yves Klein e Piero Manzoni dal punto di vista artistico, a cui si aggiunge l’intento politico e il confronto con la realtà espresso da Ana Mendieta e Gina Pane. Mendieta e Pane modellarono il corpo femminile secondo il loro messaggio politico e poetico volto a denunciare la condizione della donna e l’uso strumentale del corpo femminile, portando a galla la lotta con la propria psiche nel corpo stesso e contemporaneamente elevando la carne come simbolo di rivoluzione.

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Ana Mendieta, Untitled, Galleria Raffaella Cortese, Milano, Collezione LZ Milano

Da rappresentazione a strumento artistico, dal rispetto canonico delle forme alla trasformazione fisica che permette al corpo di esprimersi, e quindi comunicare, secondo il proprio essere carnale e imperfetto. La mostra Klimt, Schiele e Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea rispecchia tale riflessione artistica, trasportando l’arte nel corpo e modificando quel motto viennese: “a ogni epoca il proprio corpo, a ogni corpo la propria libertà”.

Damiano Martin

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Tag:  Klimt, mostre